DELLY.
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La colomba del castello.
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1964. A. Salani Editore, FIRENZE.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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PRESENTAZIONE.
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La Colomba del Castello"  usc per "I Romanzi della Rosa", una serie di romanzi Rosa\Drammatici dei primi del Novecento,  veri best seller dell'epoca, che oggigiorno per i nostri parametri sono piuttosto anacronistici.
Anche questo "La Colomba del Castello" si basa su un dramma: un ragazzino in coma viene ritrovato su una spiaggia; l'uomo che lo trova decide di adottarlo, di dargli un nuovo nome, Consalvo, visto che il bambino, dopo essersi svegliato dal misterioso sonno causato da un narcotico, non ricorda nulla; il trovatello vive felice accolto in questa nuova famiglia e amato dai suoi nuovi genitori e dai loro due figli, tra cui Ginetta, che si affezionano subito a lui. Anni dopo, quando i genitori muoiono, la sorella, Ginetta, va alavorare come educatrice in un castello propriet di una famiglia di protestanti, addetta all'educazione della loro figlioletta, Anna, e, guardando un ritratto, Ginetta scopre un'incredibile somiglianze tra Consalvo e l'erede del castello, misteriosamente morto decenni prima, come le  stato raccontato... in realt, l'erede non  morto, ma  vittima di una congiura ordita dal conte e dal suo fedele ed inquietante servitore ind, che ha narcotizzato il bambino per poi abbandonarlo sulla spiaggia e togliere di mezzo l'erede. Quando ormai Ginetta ha risolto l'intrigo, viene allontanata dal castello con una scusante e poco dopo Anna, la figlioletta del malefico conte, ha un incidente: mentre  sulla spiaggia, viene aggredita da un avvoltoio che la ferisce gravemente alla testa. La piccina viene soccorsa e portata al castello; in punto di morte, mentre sta agonizzando, la piccola protestante chiede al padre di chiamare un prete:  suo desiderio morire da cattolica, essendosi sentita fin da subito attratta dalla fede di Ginetta, super cattolica osservante... 
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CHI E' DELLY.
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Delly  uno pseudonimo collettivo adottato dai fratelli Jeanne-Marie (Avignone, 13 settembre 1875, Versailles, 1947) e Frdric Petitjean de la Rosire (Vannes, 1876, Versailles, 1949).
Jeanne-Marie e Frdric erano figlia e figlio di Ernest Petijean, militare di carriera, e di sua moglie Charlotte Gaultier de la Rosire. Trascorsero la loro infanzia a Vannes, trasferendosi poi a Versailles quando il padre and in pensione.
Marie consacr la propria vita alla scrittura, dando il via a una notevole produzione letteraria, la cui pubblicazione inizi nel 1903 con il romanzo Dans les ruines. Il contributo del fratello Frdric fu fondamentale, oltre che nella scrittura, nell'abile gestione dei contratti di edizione con le varie case editrici. Il ritmo di produzione dei romanzi, ne furono pubblicati pi di uno all'anno fino al 1925, e l'ottimo ricavo delle vendite assicurarono ai due una vita agiata, che per non imped loro di restare nell'ombra, sconosciuti al pubblico e alla critica. L'identit di Delly, infatti, fu rivelata solo dopo la morte di Marie, nel 1947, due anni prima di quella del fratello.
Marie e Frdric Petijean lasciarono una parte delle loro ricchezze e tutti i loro manoscritti alla Socit des gens de lettres, per fini assistenziali rivolti agli scrittori malati e in difficolt. Una sala dell'Htel de Massa, sede della Socit des gens de lettres, porta il nome di "Sala Delly".
I romanzi di Delly furono estremamente popolari fra gli anni dieci e gli anni cinquanta del 1900; alcuni di essi si collocano fra i pi grandi successi editoriali dell'epoca.
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La colomba del castello.
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Capitolo 1.
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Il comandante Orguin apr la porta del salotto da studio, diede un'occhiata piena di compiacenza alle due teste brune chine sui quaderni, e domand:
Chi viene a fare una passeggiata con me?
I visi giovanili si rialzarono, due voci gioconde risposero: Io, babbo!
D'un balzo Ginetta e Giorgio furono in piedi,
si slanciarono nel vestibolo, staccarono i
loro cappelli, e in breve il comandante, tra i
suoi due figli, seguito dal loro cane Nichetto,
si diresse con un passo alquanto affrettato
verso la spiaggia.
L'aria era fresca in quel mattino d'aprile un
po' fosco. Sul mare leggermente agitato alcune
barche da pesca ondeggiavano, con le
vele gonfie. Il piccolo borgo di Kersanlic, rannicchiato
nel fondo di un'insenatura, era immerso
in una nebbia leggera che ammantava
anche i boschi, la cui vegetazione novella appariva
lontano, verso la destra.
Il comandante, camminando, conversava con
i figli, che amava teneramente. La sua vita di
marinaro lo allontanava spesso da essi, ma durante
i congedi non se ne separava quasi mai
e completava con i suoi insegnamenti di cristiano
e di perfetto galantuomo la buona educazione
data dalla moglie a quelle creaturine
dotate di ottime qualit.
Ginetta era una graziosa fanciulla bruna i
cui grandi occhi azzurri lasciavano trasparire
l'anima attraente. Il fratello, maggiore di quattro
anni, le rassomigliava, ma la sua indole
era pi viva, pi ardente, le sue inclinazioni
alquanto avventurose. Entrambi nutrivano una
profonda affezione per i genitori che li circondavano,
moralmente e fisicamente, di cure infinite.
Dove andiamo, babbo? domand
Ginetta, che aveva preso la mano del padre.
Allo scoglio del Gatto, cara.
E tese la mano verso una delle rupi stupende
di cui era disseminata la spiaggia. Quella
aveva una forma particolare: rappresentava
nettamente la figura di un gatto gigantesco in
atto di arruffare il pelo. Ai suoi piedi il mare
mugghiava, lanciando la schiuma fino a met
dello scoglio che lentamente veniva corroso.
Giorgio li precedeva eccitando Nichetto alla
corsa. Non appena furono allo scoglio, il cane
si ferm improvvisamente, come colpito. In
quell'istante un'esclamazione uscita dalle labbra
di Giorgio giunse all'orecchio del comandante.
Ebbene, che c'? domand quest'ultimo.
Oh, babbo, c' un fanciullo, l, steso in
terra... sembra morto!
Una disgrazia, forse. Rimani qui, Ginetta:
io corro a vedere.
Affrettando il passo, il comandante giunse
in pochi istanti sul luogo dove s'era fermato
il figlio.
Infatti, sulla sabbia, giaceva un fanciullo di
circa dodici anni.
I suoi lineamenti erano finissimi, i capelli
di un biondo cinereo; teneva gli occhi chiusi,
ma il suo aspetto era pi quello di una creatura
addormentata, che di un morto. Il comandante
se ne accorse subito, bench rimanesse
colpito nel vedere che il fanciullo, spoglio
di qualsiasi indumento, era avvolto in una
pesante coperta di lana scura.
Chinandosi, svolse un po' la coperta ed ascolt
il cuore: batteva debolmente e in modo irregolare.
Vive, ma dev'essere colpito da una sincope,
poich non lo hanno risvegliato n la
tua voce n i miei movimenti. Sar un naufrago?
Eppure il tempo era calmo e non 
stata segnalata alcuna imbarcazione in pericolo!
Inoltre, la coperta  perfettamente asciutta.
L'importante  di curare questo povero
ragazzo. Giorgio, precedimi con Ginetta, avvisa
la mamma, poi corri a vedere se il dottor
Le Mirec  in casa.
Il comandante sollev tra le braccia il piccolo
sconosciuto, e riprese, con un passo un
po' appesantito dall' insolito fardello, la strada
percorsa alcuni minuti prima.
Sul limitare della graziosa casa con la facciata
coperta di fogliame, la signora Orguin
attendeva. Il suo viso fine e soave espresse
una profonda compassione alla vista del fanciullo
inerte, la cui testa penzolava sul braccio
del marito; e pos la mano, con gesto di
tenerezza materna, sul capo biondo.
Povero fanciullo! Lo metteremo nella camera
degli ospiti, vero, Consalvo?
Poco dopo il ragazzo riposava nelle candide
lenzuola di un buon letto. Vi era da poco adagiato,
quando giunse il dottore.
Ebbene, Consalvo, tu fai delle scoperte
straordinarie! disse questi al comandante,
suo amico d'infanzia. Io non ho compreso
gran che dal racconto di Giorgio...
Vieni a vedere, Paolo, e comprenderai.
Il dottore, appena si trov dinanzi al fanciullo,
lo esamin a lungo. Intanto brontolava
fra i denti com'era sua abitudine:
 delicato, questo bimbo... ma di buona
costituzione, tuttavia. Povero piccino, com'
bello!... Non si tratta di sincope, per altro.
Questo  un sonno letargico n pi n meno.
Bisogna risvegliarlo, se  possibile.
Ma dopo un'ora il brav'uomo dovette riconoscere
l'inutilit dei suoi sforzi.
Ebbene, lasciamolo stare; che vuoi, caro
Consalvo, non si pu far nulla! Si sveglier
da s. Deve aver subito una grave scossa, o
sofferto una forte commozione, che avr determinato
questo stato.
Il ragazzetto fu lasciato tranquillo. Ma la
porta rimaneva aperta, e ad ogni istante il
comandante, la moglie o i bambini, venivano
a vedere se si svegliava.
Il giorno seguente, per altro, egli dormiva
ancora... e dopo otto giorni non aveva dato
segno di risveglio.
Riposava placidamente, con una respirazione
regolare e dolce. Una leggera tinta rosea
animava le sue guance pallide. Era una personcina
finissima. Il suo aspetto faceva supporre
che egli appartenesse alla classe agiata,
ma nulla era venuto a gettare una luce sulla
sua identit. Il comandante aveva avvisato la
polizia, che faceva attive ricerche, rimaste fino
ad allora infruttuose. L'ipotesi di un naufragio
era stata completamente esclusa: rimaneva
quella di un delitto; ma nessun indizio poteva
metterli sulla traccia.
Ah, se almeno si svegliasse! diceva
il dottor Le Mirec, desolato della sua insipienza.
Questo sonno  inesplicabile! Vi sono
dei sintomi che lo distinguono dal comune sonno
letargico. Un caso strano, stranissimo, nel
quale non capisco nulla!
Naturalmente, i ragazzi erano molto agitati
per quest'avvenimento straordinario. Il loro
cuore pietoso palpitava vivamente per il poverino.
Ginetta specialmente pensava senza
posa a quanto avrebbe potuto fare per svegliare
lo straniero. Ad ogni istante andava a
inginocchiarsi dinanzi alla statua della Madonna
di Lourdes, che si trovava nella camera
della madre, e diceva, congiungendo le mani:
Oh, buona Madre, destatelo!
Un pomeriggio, trascorso l'ottavo giorno
dalla scoperta del fanciullo, la signora Orguin,
occupatissima nel ripiegare la biancheria
tornata dal bucato, disse alla sua figliolina
che si divertiva in giardino con Nichetto:
Va'a vedere se il povero fanciullo  sempre
nelle stesse condizioni. Io non posso recarmici
in questo momento.
Ginetta non si fece ripetere l'ordine: sal al
primo piano, seguita dall'inseparabile Nichetto,
ed entr nella camera degli ospiti, camminando
istintivamente sulla punta dei piedi, da
fanciulla avvezza a rispettare il sonno altrui.
Il ragazzo dormiva sempre. Ginetta si ferm
nel mezzo della camera e lo fiss a lungo; poi
s'avvicin al letto. La sua manina si pos su
quella dello straniero, immobile sul lenzuolo.
Svegliati, te ne prego, bambino! disse
in tono supplichevole. Tu devi avere molta
fame... svegliati presto! Io andr a prenderti
del buon brodo. Maturina fa proprio il lesso,
oggi!
Nichetto, rizzandosi accanto al letto, appoggi
le zampe anteriori sul lenzuolo, e pass
la rosea lingua sulle mani di Ginetta e del ragazzino.
Tu pure, Nichetto, vorresti che si svegliasse,
non  vero? Ma  ostinatissimo...
oh!
Improvvisamente, la fanciulla tacque: il dormente
si moveva, le sue palpebre si sollevavano,
scoprendo due grandi occhi grigi.
Ginetta si slanci fuori gridando:
Mamma, mamma! Si  svegliato!
Poi torn verso il letto.
Gli occhi del fanciullo, spalancati, percorrevano
la camera; poi si posarono, un po' incerti,
su Ginetta.
Oh, come sono contenta! esclam la
fanciulla. Temevo che non voleste pi svegliarvi.
Nello sguardo del fanciullo non si manifestava
alcun pensiero: era vago, quasi fosco.
La signora Orguin accorse in fretta, e dietro
a lei, il marito e Giorgio, che erano tornati
a casa in quel momento.
Finalmente, povero piccino! disse il
comandante prendendo le mani del fanciullo.
Quanto sonno hai avuto!... Maria, bisogna
dargli subito i cordiali prescritti dal dottore
per il momento del risveglio.
S, vado, caro; ma bisogna ch'io baci
prima questo povero figliuolo!
E, maternamente, depose un bacio sulla
fronte del piccolo straniero. La fisonomia del
ragazzo rimase impassibile. I suoi occhi, sempre
incerti, continuarono a guardare i membri
della famiglia Orguin raggruppati intorno al
letto. Poi bevve docilmente il liquido ristoratore
portatogli dalla signora Orguin. Sembrava
debolissimo, ma il suo sguardo diventava
ad ogni istante pi vivace. Dalle sue labbra
non usciva alcun suono.
Il dottor Le Mirec, avvertito da Giorgio,
giungeva in fretta.
Egli esclam fin dalla soglia, col suo buon
vocione burbero:
Ebbene, ragazzo, come va?
Il fanciullo lo guard con aria spaventata.
Il dottore s'avvicin, gli diede un buffetto sulla
guancia, gli tast il polso...
Non ha davvero cattiva cera, il nostro
ragazzo! Ma ha bisogno di molta tranquillit.
Sembra un po' stordito... Come ti senti, piccino?
Il fanciullo continuava a guardarlo, ma non
un lampo d'intelligenza apparve nei suoi begli
occhi, velati dalle lunghe ciglia chiare.
Non comprende. Che sia un sordomuto?
Oppure, che non conosca la nostra lingua?
E volgendosi bruscamente il dottore gett a
terra una sedia posta dietro a lui. Il piccolo
sconosciuto sussult.
Va bene, non  sordo... n muto per
conseguenza. E idiota neppure, con un paio
d'occhi simili. Dunque, straniero. Inglese, probabilmente;
ne ha il tipo. Consalvo, parlagli,
per vedere...
Il comandante fece una domanda in lingua
inglese.
Ma il fanciullo non parve comprendere meglio.
Il comandante prov allora a parlargli
in tedesco: il risultato fu identico.
Che bizzarra creatura  questo ragazzino!...
mormor il dottore, contrariato.
Ebbene, lasciatelo stare, per oggi; vedremo
domani se vi sar il mezzo di cavargli di bocca
qualcosa.
Se ne and, poich i suoi malati lo attendevano,
lasciando il bambino alle cure compassionevoli
degli Orguin, felicissimi di veder
finito quel sonno inquietante.
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Capitolo 2.
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Un caso notevole!... Un caso assolutamente
notevole! era la frase favorita del
dottor Le Mirec, allorch gli parlavano del
piccolo straniero.
Aveva infatti osservato, in seguito a numerose
prove ed osservazioni, che il fanciullo,
n sordomuto n idiota, come egli stesso aveva
dichiarato fin dal primo giorno, ignorava tuttavia
l'uso della parola. Ma era in grado di
acquistarlo, o di ricuperarlo, come ben presto
fu dimostrato, allorch fu visto accingersi a
ripetere le parole pronunziate intorno a lui,
come avrebbe potuto fare un tenero bimbo. I
suoi progressi erano rapidissimi, perch era
un fanciullo di rara intelligenza. Il suo sguardo
aveva un'espressione profonda e schiettissima.
Pareva docile, educato. Per tutti i componenti
la famiglia Orguin e per il buon dottore, egli
nutriva un affetto alieno da dimostrazioni, ma
fortissimo. Ginetta era la sua prediletta, e la
fanciulla s'ingegnava di procurare quanto poteva
far piacere a Consalvo: poich, ignorando
il suo vero nome, egli veniva chiamato con
quello del comandante. La polizia non riusciva
a scoprire alcuna traccia. Il signor Orguin
aveva fatto pubblicare, su numerosi giornali
francesi e stranieri, la fotografia del fanciullo,
con un articolo riferentesi alle circostanze nelle
quali era stato rinvenuto: ma il mistero rimaneva
impenetrabile.
Si trattava di un abbandono delittuoso? Vi
era motivo di crederlo. Secondo l'opinione del
dottor Le Mirec, confermata dai colleghi che
avevano esaminato il ragazzo, questi doveva
essere stato addormentato con un narcotico
ignoto che gli aveva tolto interamente, con
l'uso della parola, il ricordo del passato.
E neppure quando, dopo brevissimo tempo,
Consalvo giunse a parlare correttamente come
coloro che lo circondavano, senza che il minimo
accento rivelasse in lui uno straniero,
non ritrov mai, sia pure per pochi istanti, la
memoria della vita anteriore al suo risveglio
in casa Orguin.
Allorquando fu evidente che non si sarebbe
pervenuti a far luce su tale enigma, il comandante,
che doveva partire per una crociera sui
mari della Cina, disse alla moglie:
Maria, che faremo di questo ragazzo?
Ella sorrise, guardandolo con malizia.
Naturalmente, lo affideremo alla Pubblica
Assistenza!
Egli rise.
Sicuro! E chi ne sarebbe la pi desolata
se non la mia cara Maria, gi tanto affezionata
a quel figliuolo?
E il mio buon Consalvo non sarebbe
molto dolente di non ritrovarlo al suo ritorno
dalla Cina?
S, lo confesso, voglio bene a questo ragazzo.
 carino. Giorgio e Ginetta gli vogliono
bene. Ma... non siamo ricchi, Maria!
Bah! Se ce n' per due, ce ne sar per
tre, non vi confondete! Io far prodigi di parsimonia,
vedrete. Ed ho la speranza che questo
piccolo Consalvo, tanto intelligente e buono,
ci far onore.
Lo straniero si trov cos definitivamente
adottato dalla famiglia Orguin. Egli venne
battezzato sotto condizione, e preparato alla
prima Comunione, che ricevette con grande
fervore.
Durante l'ottobre la signora Orguin lo condusse
con Giorgio a Vannes, nel collegio dei
Padri, di cui divent ben presto uno dei migliori
allievi.
Egli amava ardentemente lo studio, e spinse
Giorgio, un po' pigro, a una vivissima emulazione.
La sua salute si rafforzava; diventava un
bel giovinetto, snello e robusto, distintissimo
nella fisonomia e nel portamento. La sua indole
era un po' fredda di fronte agli estranei,
e fierissima; ma, in confidenza, lasciava facilmente
intendere quanta bont, quanta tenerezza
albergasse nell'animo suo.
Non ignorava con quale titolo si trovava
presso gli Orguin. Il comandante aveva giudicato
preferibile fargli conoscere la sua condizione,
per evitare pi tardi una rivelazione
che sarebbe stata assai pi penosa per l'adolescente
o per l'uomo, che non per il fanciullo
inesperto della vita. Ma Consalvo ne soffriva
tuttavia: nel cuore, che rammaricava di non
appartenere agli Orguin per vincoli di sangue,
e nell'orgoglio all' idea di essere un trovatello.
E sarebbe facilmente diventato intrattabile
e misantropo, senza l'allegro Giorgio ed i teneri
incoraggiamenti della signora Orguin e
di Ginetta. Ma soprattutto la religione doveva
aiutarlo a vincere a poco a poco questa sensibilit
tanto accentuata, che lo faceva soffrire
acerbamente.
Era, d'altronde, un'anima energica, lealissima,
piena di delicatezza. Non sapeva pi che
cosa immaginare per attestare ai suoi protettori
la riconoscenza, incapace di frasi e di
grandi manifestazioni; ed era sempre il primo
ad offrirsi, quando uno di essi aveva bisogno
di qualche servigio.
Quale professione vorresti scegliere, Consalvo?
gli domand un giorno il comandante,
ritornato da una crociera.
Il ragazzo rispose risolutamente:
Vorrei una professione che mi permettesse
di guadagnare prestissimo del denaro,
per non rimanere pi oltre a vostro carico.
Questo, mio caro, non ti riguarda,
rispose il signor Orguin. Noi ti consideriamo
come nostro figliuolo, e desideriamo che
tu scelga con piena libert di spirito. Saremmo
dispiacentissimi e offesi se tu agissi diversamente.
Hai capito?
Consalvo, commosso, fece un cenno affermativo.
Il comandante ripet la domanda.
Mi piacerebbe molto diventare ingegnere,
rispose allora Consalvo senza esitare.
Benissimo! Io spero che vi riuscirai, poich
le scienze matematiche sono il tuo forte.
Studia tenacemente, e ti vedremo frequentare
la Scuola Centrale o il Politecnico, come preferirai.
Ginetta, che era presente, fece una piccola
smorfia e scosse i riccioli bruni.
Perch non vuoi diventare marinaro come
Giorgio, o meglio ancora, ufficiale? Sarebbe
bello!
No; io sar un semplice borghese, Ginetta!
egli rispose rivolgendole uno sguardo
affettuoso e prendendole la mano. Voglio
diventare ricco.
Perch?
Perch voglio procurare alla mamma ed
a te una vera agiatezza; perch voglio che voi
siate felicissime e abbiate tutto ci che vi piacer,
invece di privarvi di tante cose, come
ora siete costrette a fare.
Ginetta gli salt al collo con quella spontaneit
che la rendeva tanto graziosa.
Quanto sei gentile, Consalvo! Ma vedi,
se tu preferisci diventare ufficiale, non devi
pensare a noi. Ben presto io potr lavorare
per guadagnare, e allora la mamma riposer,
ed io le comprer dei vestiti nuovi, e prenderemo
un'altra donna di servizio.
Consalvo, che aveva gi maggiore esperienza,
sorrise ripetendo:
Sorellina, quello  il mio compito, e se
Iddio m'aiuta, muter io la vostra esistenza.
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Capitolo 3.
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Ginetta, Consalvo e Giorgio si trovavano
riuniti nel salotto di casa Orguin.
Il giorno volgeva alla fine. Ginetta, seduta
accanto alla finestra, teneva le mani incrociate
sulla gonnella nera e il capo appoggiato ai
vetri. Un grande cerchio cagionato dalla stanchezza
circondava i suoi begli occhi azzurri,
e le labbra avevano una piega dolorosa.
Consalvo, ritto di fronte a lei, col dorso appoggiato
al vano della finestra, guardava vagamente
fuori, e tratto tratto riportava sulla
sorella adottiva i suoi grandi occhi grigi, che
assumevano allora l'espressione di una grave
ed affettuosa dolcezza.
Egli pure aveva impressi, sui lineamenti fini
e distinti, i segni d'un profondo dolore, che
si scorgeva del pari su quelli di Giorgio, il
cui lento passeggiare per il salone denotava
un'agitazione insolita.
Una fascia da lutto era applicata alla manica
della sua uniforme d'aspirante, come pure
a quella della giacchetta di Consalvo; il vestito
di Ginetta era guarnito di crespo. Il giorno
prima avevano accompagnato la madre loro
all'ultima dimora. La signora Orguin si era
spenta lentamente. La sua salute delicatissima
era declinata a poco a poco, dopo la morte
del marito, avvenuta due anni prima; debolissima,
essa non aveva potuto reggere alla nuova
sventura derivata dal fallimento d'una casa
bancaria che inghiottiva quasi tutto il loro esiguo
patrimonio. Era morta pienamente rassegnata,
rimettendosi alla volont di Dio e dicendo
ai tre figliuoli riuniti intorno a lei:
Vogliatevi sempre bene, miei cari.
Ginetta e i fratelli non avevano agio di abbandonarsi
al loro dolore. Giorgio, che per
fortuna si trovava a Brest nel momento della
catastrofe, doveva ripartire la sera stessa e
imbarcarsi, dopo qualche giorno, per una crociera.
Consalvo si recava ad occupare un posto
d'ingegnere ottenuto in Ispagna. Occorreva
dunque, nelle brevi ore in cui sarebbero
ancora riuniti, prendere le opportune disposizioni.
Del piccolo patrimonio del comandante
e della moglie non rimaneva che una somma
insignificante. Per Ginetta era dunque la povert
assoluta, com'ella stessa disse tranquillamente
quando Giorgio le ebbe ripetuto le
spiegazioni gi datele quella mattina stessa dal
notaro.
Ebbene, lavorer; non  poi una cosa
tanto terribile! ella concluse.
Consalvo ebbe un gesto vivissimo di protesta.
Lavorare? E i tuoi fratelli, a che sono
capaci? Non lo permetteremo mai, non  vero,
Giorgio?
No, certamente! Risparmier sulla mia
paga; Consalvo, che avr un buono stipendio,
completer la somma che ti permetter di vivere
modestamente, qui...
Ella stese a ciascuno una manina. Nei suoi
occhi brillavano lacrime di commozione.
Voi siete fratelli incomparabili. Grazie,
carissimi; ma io non accetter mai. Sono giovane
e sana; posso e devo lavorare. Questa
per me  una questione di dignit; lo comprendete,
eh? Io non potrei tollerare l'idea di
vivere con le vostre magre risorse finanziarie,
quando nulla m'impedisce di guadagnarmi il
pane.
Guadagnarti il pane? E come, prima di
tutto?
Ecco quanto ho pensato: la signora Smatten,
la vecchia signora che abita Villa Bianca
e che mi  affezionata, diceva alcuni giorni
or sono che un'amica le ha chiesto un' istitutrice
per una famiglia nobile del suo paese.
Si tratterebbe di continuare l'istruzione di
una bimba di salute delicata, e di fare talvolta
un po' di musica con una giovinetta sua
cugina. Viene offerto un buono stipendio. Perch
non potrei presentarmi? La signora Smatten
darebbe di me buone informazioni, e...
Consalvo protest ancora:
Istitutrice, tu? No,  impossibile! Non lo
permetteremo mai, Ginetta.
S, lo permetterete, perch voi stessi riconoscerete
che faccio benissimo a far cos.
Non si sa neppure chi siano quelle persone!
brontol Giorgio che, fermatosi per
un istante, riprendeva la sua passeggiata per
il salotto.
A quanto dice la signora Smatten, si
tratta di una famiglia rispettabilissima, dell'alta
aristocrazia inglese. Il capo di essa  il
conte di Rudsay, padre della fanciulla di cui
l'istitutrice dovrebbe occuparsi in modo speciale.
 infermo, pare, e vedovo; la sua sorella
adempie all'ufficio di padrona di casa.
Essi abitano tutto l'anno al castello di Rudsay,
dove conducono una vita ritiratissima. Ecco
quanto la signora Smatten sa di essi. Ma la
sua amica, che  una persona seria, assicura
che questa famiglia  perfetta.
Tutto ci non impedisce ch'essi possano
essere spiacevoli e renderti la vita penosa,
disse Consalvo, la cui fronte fu solcata da una
ruga di contrariet. E poi, ecco, tu sei
troppo giovane per fare l'istitutrice.
Troppo giovane, a diciott'anni! E per
una sola allieva! Consalvo, io credo che l'impiego
non sar troppo faticoso.
Ci dipende dal carattere della fanciulla,
e anche molto da quello dei suoi familiari.
Certo. Ma io non sar legata inesorabilmente,
laggi, e se le cose non andassero bene,
sar sempre padrona di cambiare. Su, Consalvo,
dimmi francamente: in cuor tuo non
m'approvi?
Si era alzata, e posando le mani sulle spalle
del fratello adottivo, lo guardava come per
leggergli in volto.
Tu sei solita a mettere le persone con i
piedi al muro, disse Consalvo in tono di
rimprovero. Ebbene, s, riconosco che sei
molto coraggiosa... ma tu sei la mia amata
sorellina, e mi  insopportabile l'idea di saperti
dominata da estranei, che ti pagheranno
ed avranno il diritto di esigere i tuoi servigi.
Una cristiana dev'essere disposta a tutto
e sottomettersi alla volont divina, caro Consalvo.
Il posto mi pare vantaggioso: conviene,
in ogni caso, provare. Una sola cosa mi dispiace:
la famiglia  protestante. Pregher la
signora Smatten d'informarsi se nei dintorni
c' una chiesa cattolica dove io possa adempiere
i miei doveri religiosi. L'accettare o no,
dipender dalla risposta che le verr data, poich
isolata come sar, avr pi che mai bisogno
dei soccorsi della mia religione.
Naturalmente, questo  indispensabile.
Ma io t'assicuro, Ginetta, che ti lasceremo a
malincuore fare la tua volont.
S, cara! soggiunse Giorgio avvicinandosi
e passando un braccio al collo di Ginetta.
Vedi, il mio dolore durante la navigazione
sarebbe stato meno amaro se ti avessi
saputa qui, nella dolce casa, dove parmi aleggino
sempre le anime dei nostri genitori.
Ma non potevo rimanerci, Giorgio!
ella disse baciando in fronte il fratello. Il
notaro ha detto che probabilmente dovremo
venderla, per pagare le ultime spese.
Ahim, si! sospir Giorgio.
Rimasero a lungo silenziosi, nell'oscurit
crescente. Una pesante tristezza li colpiva.
Consalvo, avvicinatosi all'altra finestra e appoggiata
la fronte al vetro, mormor:
Vendere la casa... la dolce casa dove
sono stato raccolto, dove siete stati tanto buoni
per me! Ah, perch non sono tanto ricco da
impedirlo, per dirti, mia Ginetta: Tu sarai
sempre in casa tua, qui?
La mano un po' tremante della fanciulla
strinse la sua.
Grazie, mio buon fratello. S, sar uno
strazio per noi veder la nostra povera casa
passare in mani estranee, non aver pi quest'asilo
dove tutto ci parla dei nostri amatissimi
genitori. Quando potremo di nuovo riunirci?...
E dove?
Le lacrime le cadevano sulle guance. Era
coraggiosa, la povera Ginetta, ma aveva un
cuore affettuoso e sensibile, che soffriva profondamente.
Giorgio la guardava desolato, Consalvo si
mordeva accanitamente le labbra. Oh, come si
sarebbe piegato volentieri a qualsiasi lavoro,
purch quella dolce sorella non dovesse sopportare
la nuova prova! Ma che poteva fare?
Consalvo, la cui indole, col crescere degli
anni, si rivelava autoritaria, un po' imperiosa,
e pronta a rovesciare con la forza gli ostacoli
che si opponessero alla sua volont, s'irritava
in cuor suo dell' impossibilit in cui si trovava
di soccorrere Ginetta.
Questo ragazzo avrebbe un carattere poco
trattabile, se non possedesse, come base, la
religione! aveva detto pi d'una volta il
dottor Le Mirec, affezionatissimo a Consalvo,
di cui apprezzava le forti doti morali e il cuore
generoso, affettuosissimo sotto l'apparenza
fredda e chiusa dalla quale il giovane raramente
si dipartiva fuori della sua famiglia
adottiva.
Al che Ginetta rispondeva:
Come potete dirlo, dottore? Autoritario,
lui! Fa sempre quello che voglio io!
Il buon dottore brontolava allora tra i denti:
Non per nulla tu sei una fatina!
Quando Ginetta ebbe preso la risoluzione
di fare l'istitutrice, non volle indugiare ad effettuarla,
per il timore di perdere il coraggio.
Per mezzo della signora Smatten, si mise in
corrispondenza con la signora Elena Marcill,
la sorella del conte di Rudsay. Dopo uno scambio
di lettere, Ginetta fu accettata. Le era stato
assicurato che avrebbe potuto compiere i suoi
doveri religiosi nella cappella di una tenuta
che si trovava a sei chilometri da Rudsay, e
appartenente a cattolici.
Col cuore spezzato dal dolore, ella inizi i
preparativi della partenza. Il dottor Le Mirec
ricett nella propria casa quanto ella desiderava
conservare della mobilia di famiglia, poich
la casa era gi venduta a un negoziante
di Vannes.
Il brav'uomo, padrino di Ginetta, la moglie
e le figliuole di lui, che non si lasciavano vincere
in bont, avevano sollecitato la fanciulla
affinch andasse ad abitare nella loro casa.
Ella aveva rifiutato, ringraziandoli con tenera
riconoscenza.
Vedete, padrino, io ho un'ottima salute;
dunque posso e devo lavorare.
S, s; ma vederti andare in casa di estranei!...
Almeno, se non ti ci troverai bene, non
ostinarti a rimanere. E poi, abbiti cura.
Ginetta rassicurava l'ottimo uomo, prometteva
di scrivere spesso. Le fedeli amicizie che
la circondavano a Kersanlic le erano di conforto
in quei giorni pieni di tristezza, in cui
la partenza dei fratelli l'aveva lasciata completamente
isolata; ma esse dovevano renderle
anche pi doloroso il momento del distacco.
Lasci Kersanlic in una giornata scura e
piovigginosa.
La mattina, dopo avere ascoltato la Messa,
Ginetta aveva pregato a lungo sulla tomba
dei suoi cari. Poi, col cuore spezzato ma
rassegnato, ritorn dai Le Mirec, dove l'attendeva
una lettera di Consalvo, affettuosissima
e consolante, nella quale il giovane la supplicava
ancora, come all' istante della sua partenza,
di non nascondere a Giorgio ed a lui
niuna delle noie che potrebbe incontrare nella
sua nuova condizione. Ed alle tre pomeridiane
sal sul treno per Calais, accompagnata alla
stazione dagli amici che lasciava a Kersanlic.
...
.
...
Capitolo 4.
...
.
...
Ginetta giunse con un tempo piovigginoso
e freddo alla piccola stazione di Harcliffe dalla
quale si proseguiva per il castello di Rudsay.
Sul marciapiede attendeva un domestico attempato,
che, vedendola, le mosse incontro
premurosamente.
La signorina Orguin? domand in
tono rispettoso.
Ella rispose affermativamente, in ottimo inglese:
la signora Orguin parlava benissimo
questa lingua e l'aveva insegnata ai suoi ragazzi,
compreso il figlio adottivo; quest'ultimo
l'aveva imparata con tale facilit, che il comandante
e la moglie si erano rafforzati nel
credere che il fanciullo fosse di origine inglese.
Il domestico prese i minuti bagagli della
fanciulla, la condusse a un'elegante carrozza
ferma dinanzi alla stazione, poi and a ritirare
il baule. Ci fatto, la carrozza s'incammin
per una larga strada che correva fra terreni
incolti sparsi di blocchi di granito.
L'aspetto del paese era selvaggio e triste,
soprattutto in quel pomeriggio nuvoloso. Un
forte vento di mare curvava le quercie, che in
fondo alla pianura limitavano, a destra, l'orizzonte.
Alcune case di misero aspetto sorgevano
qua e l, accanto a magri campicelli il
cui prodotto non impediva ai padroni di morire
di fame.
Ad una svolta della strada, il mare apparve
agli occhi di Ginetta. Era cupo, agitato, e lanciava
i flutti spumanti contro gli scogli di cui
era disseminato, contro le alte spiagge rocciose,
incavate e corrose da ogni parte.
Un isolotto sorgeva a breve distanza da terra.
Fra i pini si scorgevano le rovine di costruzioni
che dovevano essere state importanti.
A una nuova svolta della strada, Ginetta
vide apparire su una scarpata della spiaggia
un imponente edificio, massiccio e scuro, coronato
da larghe torri. Un parco lo circondava.
La giovinetta pens:
Senza dubbio,  il castello di Rudsay.
E il suo cuore, gi cos triste, si serr maggiormente,
poich l'aspetto di quella dimora,
posta su un tale sfondo e sotto un cielo denso
di nubi oscure, era quasi sinistro.
La carrozza entr in un viale di quercie piegate
dalle tempeste d'alto mare, e si ferm in
un immenso cortile, dinanzi a un portico di
granito nero. Due domestici in ricca livrea si
trovavano in fondo allo scalone. Uno di essi
venne ad aprire lo sportello, e invitando Ginetta
a seguirlo, la precedette sotto il portico,
quindi, sulla larga scalinata di pietra.
La giovinetta si trov in un immenso atrio,
la cui volta ad armatura di pietra era sostenuta
da pilastri di granito. In fondo si scorgeva
un magnifico scalone, di granito anche
quello, che conduceva a una galleria assai
larga ed altissima, col pavimento a mosaico e
le pareti ornate di tappezzerie di Fiandra e
di ritratti. Dai cristalli antichi delle invetriate
la luce fosca del giorno entrava appena, e le
due estremit della galleria rimanevano immerse
nell'ombra.
Da quell'oscurit Ginetta vide emergere una
figurina bianca, che le veniva incontro di un
passo un po' incerto.
Due grandi occhi velati da lunghe ciglia
bionde si rivolsero alla giovinetta, e una voce
infantile dolcissima disse:
Signorina Orguin, io sono Anna... Anna
Marcill.
La mia allieva? Sono lieta di conoscervi,
cara.
E chinandosi, Ginetta strinse la mano che la
bimba le porgeva.
Era una fanciulletta di dieci anni, una bimba
incantevole, il cui viso fine, troppo bianco,
era circondato da folti riccioli d'un biondo
caldo. I suoi occhi scurissimi colpirono subito
Ginetta per la gravit e lo splendore un po' malinconico.
La fanciulletta sembrava delicata;
era esilina sotto l'abito di lana bianca, un
po' ampio, che indossava.
Io pure sono contentissima, disse,
dopo aver fissato per un momento Ginetta.
Temevo di vedere una persona spiacevole, dall'espressione
dura. Ma voi siete tanto bella, e
mi piacete subito. Aroldo, precedeteci: condurr
io la signorina Orguin nella sua camera,
soggiunse, rivolgendosi al domestico.
Prese gentilmente la mano di Ginetta e la
guid, percorrendo larghi e bui corridoi, fino
a una porta che apr.
Ecco la vostra camera, signorina.  vicinissima
alla mia. Spero che vi piaccia.
Era un'ampia stanza, rischiarata da due
grandi finestre, arredata con bei mobili antichi
di colore scuro. In quella camera, che la
giornata piovigginosa oscurava, si provava tuttavia
un certo benessere.
Ma sicuro, mi piace molto, e ci star
benissimo! disse Ginetta. E voi, Anna,
dove dormite?
Qui accanto, signorina; guardate: questa
porta si apre sul salotto da studio che separa
la vostra camera dalla mia e... Nero,
vattene!
Le ultime parole erano rivolte a un grosso
cane danese che, entrato dopo la ragazza ed
Anna, allungava dalla soglia il suo testone.
Ginetta non aveva potuto trattenere un movimento
di terrore all' inattesa apparizione.
Non  cattivo per coloro ai quali voglio
bene, la rassicur la fanciullina, accarezzando
di sfuggita il cane che s'allontan docilmente.
E per gli altri, Anna?
Per gli altri, s! Se non glielo impedissi,
gi da parecchio tempo avrebbe divorato Rarvari.
Chi  questo Rarvari?
E l'ind di mio padre. Io non so perch,
l'ho sempre detestato, e Nero al pari
di me.
Perch, piccola Anna, detestate qualcuno?
domand Ginetta accarezzando i capelli
della bambina.
Non posso proprio astenermene, trattandosi
di Rarvari... Faccio molto male, eh?
Il suo sguardo serio si pos su Ginetta.
S, fate male. Ma ci sforzeremo di cambiare
questo sentimento.
Anna scosse il capo.
Per lui, sento che non potr mai. Francesca
 come me: quando lo vede da lontano,
devia per non passargli accanto. Ora vi lascio,
signorina, affinch possiate riposare. Sara, la
cameriera, vi porter il t.
Tese la mano a Ginetta, e una certa esitazione
si leggeva sul suo grazioso visetto; alfine
domand:
Signorina, scusate: di chi portate il lutto
stretto?
Di mia madre, rispose Ginetta con
voce tremante.
Ah, come dovete esser triste! Io pure
perdei la mamma, tre anni or sono. Ma ho il
babbo, che mi vuol tanto bene. Procurer di
confortarvi un pochino, amandovi molto. Mi
dareste un bacio, signorina?
Offr la fronte su cui Ginetta, commossa da
quella simpatia di bimba, depose il suo bacio.
Me ne vado. A stasera, all'ora del pranzo,
signorina.
Appena uscita la bimba, Ginetta vide comparire
una giovane cameriera che portava un
vassoio col t e che le offr i suoi servigi. La
giovane ringrazi, rifiutando. Appena sola,
volle sistemarsi nel suo nuovo alloggio. Preferiva
non avere troppo agio di concentrarsi
sull'inizio della sua nuova esistenza, che pareva
assai penoso alla sua anima addolorata,
bench la vista della graziosa bimba affidata
alle sue cure avesse gi mitigato le sue inquietudini.
Quando ogni cosa fu a posto, sedette nell'ampio
vano d'una finestra e si mise a recitare
il rosario per ottenere la protezione della
Madre del cielo sulla nuova fase della sua vita.
Nessun rumore turbava il silenzio della grande
dimora, eccettuato il mormorio sordo dei
flutti che s'infrangevano contro lo strato roccioso
sul quale era costruito il castello di
Rudsay.
Le finestre della camera di Ginetta erano
rivolte verso il mare. Attraverso il velo del
crepuscolo ella poteva scorgere ancora l'isolotto
che aveva visto giungendo al castello.
Dopo avere scritto poche frasi per annunziare
a Giorgio ed a Consalvo che era giunta
felicemente,. Ginetta s'accinse ad abbigliarsi
per il pranzo, ed era gi pronta quando apparve
Sara per condurla nella sala. Gl'immensi
corridoi erano rischiarati splendidamente,
al pari del salone sontuoso e severo nel
quale Ginetta entr
Una signora bionda, alta, dal viso scialbo,
le venne innanzi e si present da s: signora
Elena Marcill.
In una poltrona accanto al focolare dove ardeva
un gran fuoco d'antracite era seduto un
uomo i cui capelli incominciavano a incanutire,
col viso magro e distinto, di un pallore
cinereo.
Egli si alz, dicendo con fredda cortesia:
Il conte di Rudsay vi d il benvenuto
nella sua casa, signorina. Spero che abbiate
fatto buon viaggio.
Ginetta ringrazi, riflettendo in cuor suo che
l'aspetto del conte di Rudsay, e soprattutto il
suo sguardo velato, non le riuscivano piacevoli
a prima vista.
La mia figliuola mi ha detto poco fa che
vi ha vista e che le piacete molto. Ne sono lietissimo,
poich la piccola Anna, troppo contentata,
non ha finora trovato un'istitutrice
che incontri perfettamente i suoi gusti. E poich
ci troviamo su questo soggetto, intendo
dirvi subito, signorina, che la sua applicazione
allo studio dev'essere lieve. Avrete rilevato che
Anna  di aspetto delicato; tuttavia non  mai
stata seriamente malata; ma i medici hanno
sempre raccomandato di evitarle qualsiasi fatica
fisica o intellettuale. Il vostro ufficio
presso di lei dev'essere soprattutto quello di
un'amica addetta a istruirla un poco, distraendola
nel miglior modo.
Mi conformer ai vostri ordini, conte.
Il rumore di una porta che s'apriva interruppe
Ginetta. Anna entr, e dietro a lei apparve
una giovinetta, piccola e snella, vestita
d'un abito chiaro chiaro, semplicissimo. I suoi
capelli castano scuri, soffici e fini, straordinariamente
abbondanti, erano avvolti sulla nuca
e sembrava che col loro peso facessero piegare
all' indietro la graziosa testa; le bende
leggermente ondulate incorniciavano il suo
viso dalla tinta rosea, dai tratti fini. Dalla sua
persona emanavano distinzione ed eleganza.
La signora Elena present:
La signorina Orguin... mia nipote, la
signorina Francesca Marcill.
La signorina Francesca tese la mano a Ginetta,
che incontr lo sguardo serio e freddo
di due occhi grigi, grandi, bellissimi. Una
strana impressione la fece sussultare: quello
sguardo non le era nuovo.
Francesca rivolse alcune parole all'istitutrice
della cugina, in un accento corretto.
Anna, dopo aver salutato gentilmente Ginetta,
s'era seduta accanto al padre ed aveva
appoggiato, vezzeggiando, il capo contro il suo
braccio. Il conte di Rudsay ne accarezzava la
candida gota, e Ginetta fu colpita dall'espressione
di ardente tenerezza che trasformava quel
sembiante.
Nella sala da pranzo la conversazione languiva.
Il conte di Rudsay parlava poco, la
sorella meno ancora, e Francesca punto addirittura.
Costei sembrava immersa in una visione
lontana, e teneva le ciglia castane abbassate,
quasi a nascondere allo sguardo altrui il
segreto dei suoi pensieri. Tratto tratto lo zio
le rivolgeva la parola: essa rispondeva brevemente,
senza guardarlo, e continuava la sua
fantasticheria.
Sonerete un po', signorina? domand
Anna quando, finito il pranzo, si trovarono
riuniti nel salone. A me piace tanto la musica!
Ma sicuro, e con piacere, cara piccina!
La signorina Orguin sar certamente
stanca, Anna! fece osservare Francesca.
Si era seduta in disparte e sfogliava una rivista.
Ginetta rivide il suo sguardo serio e profondo,
che le diede un'impressione di strana
dolcezza.
Oh, no, non sono stanca! rispose sorridendo.
Soner ben volentieri, se la signora
Marcill e il signor conte lo permettono.
Certamente! Io sono un fervido melomane,
signorina, disse il conte, mentre la
sorella faceva un gesto di assenso.
Ginetta sedette al pianoforte. Era quella la
prima volta, dopo la morte della madre, e le
lacrime le empirono gli occhi al ricordo delle
serate trascorse laggi, nel modesto salotto,
accanto alla cara mamma cui piaceva molto il
suono agile ed espressivo della sua Ginetta.
Giorgio e Consalvo, specialmente, le dicevano:
Suona ancora, suona sempre, Ginetta: non
ci stanchiamo mai di ascoltarti.
Ella ricacci le lacrime e si sforz di reprimere
la commozione, poich ora, fra quegli
estranei, non poteva lasciarla scorgere. Son
la Sera di Schumann, con sentimento squisito.
Quand'ebbe terminato il conte di Rudsay la
lod per la sua abilit, ed Anna, che l'aveva
ascoltata con profonda attenzione, disse essere
suo desiderio che la signorina Orguin le insegnasse
a sonare bene com'ella sonava.
Io vorrei diventare una grande musicista,
confid alla giovane.
Ne ha le tendenze, soggiunse il conte
di Rudsay. Disgraziatamente, finora sono
state mal coltivate; ma spero che questa volta
ella sia in buone mani.
Bisognava pur riconoscere che il conte, nonostante
l'apparenza fredda e un po' dura, era
educato e cortese. Perch dunque Ginetta provava
alla sua presenza un'impressione spiacevole?
Il conte di Rudsay, alzandosi penosamente
dalla poltrona, salut la famiglia. Ogni sera
si ritirava presto nel suo appartamento.
Mentr'egli usciva, appoggiato al braccio di
un domestico, trascinando le gambe quasi paralizzate,
Anna augur gentilmente la buona
notte alla zia ed alla cugina. Questa, lasciando
l'aspetto assorto che aveva avuto durante la
serata anche mentre Ginetta sonava, dette un
lungo e affettuoso bacio sulla fronte della fanciullina.
Buona notte, cara! Siete stata contentata,
eh, col pezzo che la signorina Orguin ha sonato
in modo incantevole! Permettete, signorina,
che mi congratuli anch'io.
Nel dire queste parole, essa porgeva la mano
a Ginetta.
Spero che vorrete accompagnare qualche
volta l'insipiente musicista che io sono!
Oh, signorina, non le date retta! protest
Anna. Suona tanto bene! Ma non si
sente che di rado, poich le piace sonare sola
sola nel suo appartamento, che si trova nella
torre della Regina, lungi dalle nostre stanze.
Mi udirete spesso, d'ora innanzi, Anna,
se soner con la signorina Orguin.
Io sar sempre, col pi grande piacere,
a vostra disposizione, signorina Francesca,
disse Ginetta con la sua grazia abituale.
Ci proveremo dunque uno dei prossimi
giorni. Vi saluto, signorina, e vi auguro che
la prima notte a Rudsay vi sia buona e ristoratrice.
Nel salire al piano superiore con l'istitutrice,
Anna domand:
Signorina, come vi pare la mia cugina?
Mi pare amabilissima, Anna.
S,  tanto, tanto buona e bella. Solo,
fantastica spesso e non ride mai.
Ha forse avuto dei gravi dispiaceri?
S: ha perduto la madre, dieci o dodici
anni or sono, quando lei era una bimbetta;
poi il fratello, che mor poco dopo.
Ginetta pens che la triste gravit di Francesca
doveva avere un'altra cagione, poich
era impossibile che la perdita della madre
e del fratello avesse lasciato un'impronta incancellabile
in una fanciulla di sei anni.
Nelle orazioni, quella sera, il ringraziamento
fu pi lungo del solito. Ella non sapeva
ancora che cosa le riserbava il suo ufficio in
quella casa, ma fin dal primo istante godeva
due forti simpatie: Anna e la signorina Francesca.
La fanciulla pareva disposta ad amarla,
la giovinetta si mostrava seria e buona. Era
gi molto per una spatriata come Ginetta, e,
coraggiosa per natura, essa guardava in faccia
l'avvenire senza troppi timori, quella
prima sera del suo soggiorno nella dimora feudale
dei conti di Rudsay.
...
.
...
Capitolo 5.
...
.
...
Feudale lo era veramente, quel vecchio castello,
come Ginetta pot convincersene il giorno
dopo, visitandolo accompagnata da Anna,
la quale voleva farglielo subito conoscere almeno
nelle parti principali.
Era una cupa e fiera dimora che aveva sostenuto,
anticamente, molti assalti e veduto
succedersi, tra le sue spesse mura, numerose
generazioni di Marcill.
Attraverso gl' immensi corridoi, nelle sale
smisurate, la piccola e pallida Anna sembrava
pi esile ancora, quasi immateriale.
Essa conosceva la storia dei suoi antenati
e la raccontava a Ginetta mentre percorrevano
i saloni di un lusso severo, ciascuno dei quali
avrebbe potuto contenere, completo, uno dei
nostri piccoli appartamenti moderni.
Nell'antica dimora esistevano molti recessi
misteriosi, come confid Anna alla sua istitutrice,
aggiungendo che spesso, la sera, pensandovi,
essa provava un po' di paura.
Perch avete paura, piccina? domand
Ginetta. Che cosa volete che ci sia?
Non so, signorina; ma ho paura, ecco.
Bisogna essere ragionevoli, Anna, e soprattutto
pensare che nulla ci accadr senza
che Iddio lo permetta. Questo pensiero  efficace
per renderci coraggiosi anche in un vero
pericolo.
Lo sguardo profondo della fanciulla si rivolse
a Ginetta.
Dite bene, e lo far, signorina. Ed anche
quando vedr Rarvari, penser: Non pu
farmi del male senza che Iddio lo permetta.
E se Iddio lo permette,  per il mio bene.
Ginetta accarezz i capelli biondi, sorridendo
al bel visino.
Va benissimo, Anna. Il buon Dio sar
contento di voi... Ed ora, dove mi conducete,
piccina?
Nella galleria, signorina, per mostrarvi i
ritratti di famiglia. Voi vedrete il conte Giorgio,
il primo conte di Rudsay. A me, non piace
affatto; anzi, m'incute quasi paura!
Ginetta, lasciandosi guidare, cominci a
scendere, dietro la bimba, l'ampio scalone di
granito. Ma Anna si ferm su un pianerottolo
e disse:
Vi far vedere la cappella.
All'estremit di un corridoio lastricato, una
porta di quercia a doppio battente si apriva
verso l'interno del piccolo oratorio rischiarato
dalla luce velata, un po' misteriosa, che scendeva
dalle invetriate. A prima vista, nulla distingueva
questa cappella da un santuario cattolico.
I Marcill appartenevano infatti a quel
ramo della Chiesa anglicana che si chiama ritualismo
e che tende sempre pi nelle cerimonie,
nel culto esteriore, nelle pratiche di
piet, ad avvicinarsi al cattolicismo. Ma dove
si trovava il Dio nascosto, il Re d'amore che
vive nei tabernacoli cattolici, che scende nel
cuore dei fedeli, che infonde alla vera Chiesa
una vita cos intensa, in modo che tutte le persecuzioni,
le diserzioni, non riescono che a
fortificarla, ad ingrandirla? Quanto vuoto,
quanta debolezza sotto le rigide apparenze di
questa religione nata dal capriccio di un uomo,
il sanguinario Enrico VIII, che cre un' Inghilterra
scismatica, prima ch'essa diventasse
veramente protestante sotto i suoi successori!
Questi pensieri stringevano il cuore di Ginetta
mentre essa visitava la cappella. Le vetrate
erano bellissime e meritavano un lungo
esame, al pari delle sculture dell' intavolato e
degli stalli. Alcuni indizi fecero sospettare a
Ginetta che la cappella avesse servito, in altri
tempi, al culto cattolico. Cerc Anna con lo
sguardo per interrogarla in proposito, ma la
fanciulla si era inginocchiata dinanzi a una
piccola nicchia adorna di fiori. Ginetta s'avvicin
e vide con sorpresa, fra i crisantemi e
le eriche, una bellissima statuetta della Madonna.
Non ignorava che i ritualisti ritornano al
culto della Madre del Salvatore. Le fu dolce
vedere in quella cappella protestante l'immagine
della consolatrice degli afflitti. E riportando
lo sguardo su Anna, fu colpita dall'angelica
espressione di fervore dipinta su quel
sembiante infantile. La fanciulla, a mani congiunte,
pregava certamente con tutto il cuore.
Accorgendosi che Ginetta le era accanto, si
alz, ed entrambe uscirono dalla cappella.
Voi amate molto la Madonna, Anna?
domand dolcemente Ginetta.
Gli occhi della bambina brillarono.
Oh, s! L'amo tanto tanto! disse con
ardore. L'anno scorso ne vidi per la prima
volta la statua nella chiesa di San Paolo, dove
la zia mi aveva condotta. Aveva un'espressione
dolcissima, e tendeva le braccia come per attirarmi
a s. Francesca, che pure l'ama molto
e la prega ogni giorno, mi compr questa statuetta,
che il babbo permise fosse messa qui.
Francesca ed io teniamo i fiori sempre freschi
intorno a lei. E voi pure l'amate, signorina?
ella disse volgendo lo sguardo luminoso
verso Ginetta.
Oh, s, piccola Anna! Fu sempre una
gioia, per noi cattolici, ricorrere a Lei, e circondarla
di omaggi di amore filiale. Perci,
cara bambina, io sono lietissima di trovare in
voi questa devozione alla nostra comune e tenera
Madre!
Io pure sono felice! mormor Anna
stringendo dolcemente la mano dell'istitutrice.
Chiacchierando, avevano raggiunto la galleria
vista il giorno prima da Ginetta. Oggi,
la luce migliore permetteva di ammirarne le
belle proporzioni e la decorazione sobriamente
artistica. Una delle pareti era ornata di ritratti
separati da pannelli di stoffa.
Anna, fermandosi dinanzi a ciascun ritratto,
si faceva un dovere di nominare a Ginetta colui
che rappresentava.
Di fronte a talune di quelle fisonomie sconosciute,
la ragazza prov la bizzarra impressione
di averle gi viste. Eppure gli antenati
dell'odierno conte di Rudsay erano vissuti due
o tre secoli prima! Erano quasi tutti alti, sottili
e biondi, col viso energico e fierissimo.
L'espressione del sembiante cambiava, ma era
indiscutibile che lo stesso tipo si era perpetuato
in molti di essi.
Ecco il conte Giorgio, disse Anna.
Un uomo dalle larghe spalle, vestito di un
abito di Corte del tempo di Enrico VIII, s'appoggiava
alla spalliera scolpita d'un seggio
abbaziale. Costui era bruno, di bell'aspetto,
dal portamento marziale, ma un sorriso cattivo
gli sfiorava le labbra, e gli occhi suoi scintillavano
duna fiamma crudele.
Fu lui che distrusse il convento dei Santi
Martiri, soggiunse Anna, la cui voce trem
leggermente.
Qual  questo convento, piccina?
Quello che si trova di fronte a noi, nell'isola.
Vi abitavano i monaci, in quei tempi.
Il re don i loro beni al conte Giorgio. E poich
i monaci si difendevano, egli distrusse il
monastero e... uccise i religiosi.
La vocina trem pi ancora.
Ginetta ebbe un sussulto d'orrore. Dunque
quell'angelica fanciulla era la discendente di
quel pirata sacrilego, dell'assassino! E la fortuna
dei conti di Rudsay proveniva da tale
rea sorgente!
Ella represse il suo ribrezzo, per riguardo
alla bimba ch'era visibilmente impressionata
dal ricordo; e per distogliere la sua attenzione,
disse:
Su continuate a farmi vedere i vostri antenati,
Anna!
Di nuovo la fanciulla le nomin altri personaggi,
che indossavano i costumi dei secoli
precedenti. Uno, pi degli altri, attir l'attenzione
di Ginetta. Anna aveva detto:
 il mio nonno.
E la giovane pens:
Questa fisonomia mi rammenta qualcuno.
Ecco il fratello maggiore del babbo, il
conte Edoardo, disse Anna. Io non l'ho
conosciuto, perch mor parecchi anni prima
della mia nascita.
Lo sguardo di Ginetta si diresse verso il ritratto
indicato. Un fremito la percorse da capo
a piedi, e una parola sfugg alle sue labbra:
Consalvo!
S, era proprio Consalvo che essa aveva dinanzi
agli occhi, in quell'uomo giovane, magro,
e dall'aspetto aristocratico, dalla fisonomia
fine, un po' fredda, ma simpatica tuttavia,
grazie alla lealt e alla fiera dolcezza dello
sguardo. I suoi occhi erano grigi come quelli
di Consalvo, ed ugualmente improntati a risolutezza.
Ginetta scorgeva perfino la piccola
piega delle labbra, leggermente sdegnosa, che
talvolta essa rimproverava, sorridendo, al fratello
adottivo. E quasi ad accentuare la rassomiglianza,
il conte Edoardo portava i capelli
biondi tagliati a spazzola, come quelli di Consalvo,
e la sua mano s'appoggiava sopra una
tavola con lo stesso gesto familiare al giovane.
All'esclamazione dell' istitutrice, Anna aveva
rivolto verso lei il viso sorpreso.
Ginetta, dominandosi subito con una notevole
presenza di spirito, disse sorridendo:
Figuratevi che a prima vista trovavo nel
vostro zio una rassomiglianza con uno dei
miei fratelli! Ma, osservando da vicino, non
mi pare pi la stessa cosa. Aveva dei figli,
questo conte Edoardo?
Ma si; Francesca  sua figlia. Egli aveva
pure un figlio, che  morto da tanti anni, allorch
io non ero ancora nata. Guardate: questo
 il ritratto della zia Anna, loro madre.
Che bel viso femminile era quello della giovane
donna, fine e graziosa, i cui begli occhi
scuri, cos dolci, pareva guardassero la giovane
con tenerezza!
Come doveva esser buona e amabile!
disse spontaneamente Ginetta. L'avete conosciuta,
Anna?
No, signorina; essa mor un po' prima
del figlio. La povera Francesca  molto infelice,
vero? Io penso ch'essa sia cos seria per
questo.
Ginetta dette un'occhiata ai rimanenti ritratti:
rappresentavano l'odierno conte di Rudsay
e una giovane signora dal viso altero, un
po' duro, vestita con sontuosa eleganza.
 la mamma, disse Anna, senza manifestare
alcuna commozione.
E... non c' il ritratto del vostro cugino,
il fratello della signorina Francesca?
domand Ginetta con simulata indifferenza.
Si  sciupato, a quanto pare, e il babbo
l'ha fatto trasportare nei solai. Io non l'ho
mai visto. Ma Francesca ha di lui una fotografia.
La visita del castello, nelle sue parti principali,
era finita. Ginetta e la sua allieva risalirono,
rientrarono nella sala da studio, non
per occuparsi, poich la mattinata era molto
avanzata, ma semplicemente per attender l'ora
della seconda colazione.
Ginetta s'era avvicinata alla finestra e guardava
distrattamente il convento dei Santi Martiri
i cui edifici in rovina si distinguevano nitidamente
di l. Una commozione indescrivibile
le turbava l'anima fin dal momento in cui
i suoi occhi si erano posati sul ritratto del conte
Edoardo, di quell'uomo al quale Consalvo rassomigliava
in maniera cos straordinaria. Doveva
pensare che la Provvidenza la mettesse
all'improvviso sulla traccia ricercata si lungo
tempo invano? Quella cupa dimora occultava
forse il segreto del mistero che gravava su
Consalvo?
Una speranza ardente sorgeva a un tratto
in lei. Occorreva che a poco a poco s'informasse,
con grande abilit per non risvegliare
il minimo sospetto.
Ah, ecco Francesca! disse Anna.
Ginetta si volse e strinse la mano che la
fanciulla, entrata senza rumore dalla porta rimasta
aperta, le porgeva.
Osservate quelle rovine, signorina? 
uno spettacolo doloroso, specialmente per una
cattolica.
I suoi occhi si fissarono sull' isola, e Ginetta
vide fremere quelle labbra.
Che strana mania di distruzione spinge
certi uomini! continu pensosa la giovinetta.
Distruzione materiale, distruzione morale...
Anna vi ha senza dubbio narrato la
storia di quelle rovine, signorina?
S, signorina, quantunque brevemente.
Oh, fu un fatto semplicissimo! Il conte
Giorgio imit quanto fecero numerosi signori
inglesi, quanto fece il re stesso per primo. E
questo pessimo soggetto, che sapeva cos bene
seguire l'esempio del suo sovrano, ricevette in
compenso la contea di Rudsay.
La sua voce era dura ed amara. Ella tese
la mano verso l'isola.
Vi  una leggenda... non ve l'ha narrata
Anna? Si dice che un monaco giovanissimo,
cadendo sotto i colpi dei soldati del conte
Giorgio, esclamasse: Io vedo delle gravi disgrazie
piombare su questa famiglia. Ma da
essa nascer una colomba che liberer le future
generazioni dal duro peso dell'espiazione...
Delle disgrazie!... Ah, s, ne hanno conosciute,
i discendenti del conte Giorgio!... E non  ancora
finita!
Un fremito improvviso spezz la sua voce.
Sulle labbra di Ginetta si affollavano le domande... ma non era ancora giunto il momento.
Bisognava attendere ed appigliarsi al
partito di studiare il carattere degli abitanti
di Rudsay.
Essa comprendeva gi che la signorina Francesca
era un'anima elevata, a cui ripugnava il
delitto del suo antenato; comprendeva pure
che la giovinetta soffriva. E dal fondo del cuore
domand a Dio di poter fare un po' di bene
a quell'estranea verso cui la trascinava, fin
dal primo istante, una profonda simpatia.
...
.
...
Capitolo 6.
...
.
...
L'ordinamento degli studi di Anna fu presto
stabilito. Tali studi si riducevano a un'ora di
applicazione la mattina, e un'ora nel pomeriggio.
La musica occupava un'ora supplementare;
il disegno e il francese un'altra. Di nuovo
il conte di Rudsay, alla cui approvazione
Ginetta sottopose il suo orario, aveva dichiarato
che occorreva lasciare la figlia libera di
concedersi delle vacanze complete quando volesse.
La giovane istitutrice, che una tale facolt
lasciata alla bimba aveva dapprima maravigliata,
si rassicur verificando che Anna avrebbe
avuto piuttosto bisogno d'essere frenata che
incitata allo studio. Essa era, sotto il suo calmo
aspetto, di un'intelligenza vivissima e maravigliosamente
perspicace. Aveva in s un grazioso
contrasto tra il carattere gi serio e riflessivo,
e il candore estremo che l'esistenza
ritirata di Rudsay aveva contribuito a conservarle
intatto. Si dimostrava affezionatissima a
Ginetta, ma poco espansiva: n lo era per
altro maggiormente con le altre persone della
famiglia, neppure col padre, per il quale aveva
tuttavia una preferenza visibilissima e ardente.
Quando il tempo lo permetteva, Ginetta e la
sua alunna passeggiavano nel parco vastissimo,
sfortunatamente umido e tetro, quasi selvaggio.
Talvolta scendevano fino alla stretta
spiaggia situata tra il mare frangentesi senza
posa e la scogliera che in quella parte formava
un' insenatura. Un vento quasi incessante,
spesso gagliardo e freddissimo, dominava
su quel pendio.
Ginetta era maravigliata che vi si facesse
passare l'inverno alla piccola, fragile Anna;
ma la fanciulla le disse un giorno, incidentalmente,
che avevano provato, per due inverni
consecutivi, a condurla in Egitto e nel mezzogiorno
della Francia, e che era ritornata molto
indebolita da quel soggiorno.
Qui io sto meglio che dovunque, concluse.
 triste talvolta, ma a me piace tanto.
Questo castello mi piace in qualsiasi epoca dell'anno.
Ginetta pens che l'atmosfera di quella cupa
dimora e del paese rude e selvaggio non poteva
esercitare un effetto benefico su quella
bambina gi malinconica e troppo seria; come
sugli altri, del resto, poich dal conte di Rudsay
all'ultima cameriera, pareva pesare su tutti
una vera tristezza. E questa mestizia pensierosa
e pacata Ginetta la sentiva scendere
su di s alcuni giorni dopo il suo arrivo.
Siccome era di natura energica, si affrett
a reagire nel miglior modo possibile contro
quest'azione che poteva divenir deprimente.
E volle pure conseguire lo stesso scopo per
Anna. Bench il suo cuore fosse ancora oppresso
dal dolore, ella si sforz di riprendere
un po' della sua gaiezza d'un tempo. Inizi con
la fanciulla delle animatissime partite a palla
e a tennis, e delle gare di corsa con Nero.
Anna si divertiva, riprendeva un po' di vivacit,
e Ginetta vedeva meno spesso nei suoi
begli occhi quell'espressione meditabonda, un
po' astratta, che non le piaceva in una fanciulla
di s tenera et.
La mia piccola Anna ha davvero miglior
cera da che ci siete voi, signorina! dichiar
il conte di Rudsay, dieci giorni dopo la venuta
dell'istitutrice, vedendo, all'ora del t, entrare
nel salone, la fanciulla animata e leggermente
rosea in viso, con lo sguardo brillante.
Oh, babbo, la signorina Orguin  molto
gentile! esclam Anna, mentre porgeva la
fronte al bacio paterno. Che differenza tra
lei e la signorina Jameson! Io le voglio un
gran bene.
Tanto meglio, mia diletta! E dove siete
state a passeggio, oggi?
Sulla spiaggia. C'era poco vento. Hilson
ed il suo figliuolo partivano per la pesca. Ci
hanno detto che domani porteranno dei bei
pesci al castello. A me non piace il viso di
Hilson, ma Gianni ha un buon aspetto; non 
vero, signorina?
Buonissimo, Anna. Soltanto, mi pare un
po' selvaggio.
Lo  davvero. Quando vede qualcuno del
castello, ha sempre l'aria di voler fuggire. E
non viene mai a portarci il pesce.
Gli occhi di Ginetta, che in quell' istante fissavano
distrattamente la magra mano che accarezzava
i capelli di Anna, la videro agitata
da un improvviso e violento tremito.
 un povero idiota, disse bruscamente
il conte di Rudsay. Tutt'al pi  capace di
aiutare suo padre nella manovra della barca
da pesca. Hilson invece  un brav'uomo e un
abilissimo pescatore.
Io non dico il contrario, babbo, ma non
mi piace gran che guardarlo, perch i suoi
occhi mi sembrano simulatori. Neppure Nero
gli vuol bene... ed io ho una grande fiducia
in Nero, soggiunse la bimba chinandosi a
baciare sulle orecchie la grossa bestia che
l'aveva seguita nel salone.
Il conte ebbe un moto d'impazienza.
Nero  capriccioso, disse in tono brusco.
Voi, Anna, lo viziate troppo. Meriterebbe
qualche efficace punizione.
Anna protest:
Delle punizioni, perch non gli piace Hilson... n, 
Soprattutto, Rarvari! Oh, babbo!...
No, no, il mio buon Nero non sar castigato...
oppure lo sar anch'io, perch neppure
a me piacciono costoro, affatto, affatto! dichiar
con un tono energico e dolce in pari
tempo.
Il conte di Rudsay ebbe una specie di sorriso
che a Ginetta, la quale teneva inconsciamente
gli occhi fissi su lui, parve forzato.
Su, bimba capricciosetta, non temete,
non verr toccato il vostro favorito... e continuerete
entrambi ad avere il permesso di detestare
Hilson e Rarvari.
Anna scosse il capo.
La signorina Orguin mi dice che ci 
male, e il buon Dio non  contento di me. Ma
non posso fare altrimenti.
La signorina Francesca entr in quell'istante.
Ginetta l'aveva vista di rado, fuori che a
tavola, negli ultimi giorni. Anna le aveva detto
che la cugina passava le giornate a leggere o
ricamare, nel suo appartamento, in compagnia
della vecchia nutrice del fratello, divenuta
sua cameriera.
Era una vita strana e molto austera per una
fanciulla di diciott'anni, graziosa e intelligente,
come lo dimostrava la sua conversazione
allorch, a tavola, usciva dall'abituale fantasticheria
per dire qualcosa.
Ginetta presentiva un mistero in una simile
esistenza, e sempre pi prendeva a cuore quella
estranea di cui certi lineamenti del viso,
certi gesti ed inflessioni di voce, le risvegliavano
speciali rimembranze.
Francesca si mostrava gentile con lei come
nel giorno del suo arrivo; ma non aveva pi
parlato di sonare insieme. Senza dubbio preferiva
la consueta solitudine. Tuttavia questa
non doveva esserle favorevole, a giudicare dall'aspetto
assorto e dalla malinconia impressa
nei suoi occhi grigi.
Oh, quegli occhi! Come ognor pi, in certi
istanti soprattutto, Ginetta credeva di rivedere
in essi quelli di Consalvo!
Nessun indizio era ancora venuto a illuminarla.
In certi momenti si accusava di essere
stravagante: quella rassomiglianza del suo
fratello adottivo col conte Edoardo e la maggior
parte dei Marcill, non poteva essere che
un caso.
Occorreva d'altronde, prima di smarrirsi in
qualsiasi supposizione, informarsi se nella famiglia
c'era stata la scomparsa d'un fanciullo.
Ma presso chi svolgere questa inchiesta che,
naturalmente, parrebbe strana? Ecco ci che
preoccupava Ginetta.
Scrivendo a Consalvo, non aveva accennato
alla sorprendente somiglianza. Sapeva quale
segreta sofferenza fosse per il fiero giovane il
mistero che regnava intorno alla sua origine,
e la sua penosa condizione di trovatello. Una
speranza fallita sarebbe per lui tanto dolorosa,
ch'era meglio tacere. Ma aveva narrato tutto
a Giorgio, chiedendogli consiglio sul piano da
seguire.
Sfortunatamente, il giovane era in crociera
sulle coste dell' India, e sarebbe passato molto
tempo prima che la sorella potesse ricevere
la risposta. Fino a quel momento, ammesso
che scoprisse una traccia sicura, essa doveva
agire secondo le circostanze.
Ogni giorno, dal suo cuore, salivano al Cielo
fervide preghiere. Desiderava s ardentemente
che Consalvo ritrovasse la sua famiglia! Ma
talvolta si sentiva invadere dal terrore al pensiero
dell'orribile dramma che forse si era
svolto intorno al fanciullo misteriosamente deposto
ai piedi dello scoglio del Gatto. Chi
avrebbe potuto asserire che quel fanciullo, diventato
uomo, non fosse sempre sotto la segreta
sorveglianza di coloro che avevano avuto
interesse a liberarsene?
Mio Dio, ho fede in Voi e vi affido il nostro
caro Consalvo, essa diceva fervorosamente
quando tali inquietudini l'assalivano.
E la calma rientrava nel suo cuore.
Un pomeriggio, insolitamente soleggiato e
mite, Anna annunzi alla sua istitutrice che
l'avrebbe condotta a visitare il sepolcro della
famiglia.
 un luogo che non conoscete ancora,
signorina. E mestissimo, ma tanto bello.
Sar meglio scegliere un'altra passeggiata,
Anna. Con questo bel sole,  preferibile
recarci verso il mare.
Ma no, signorina; proprio col sole si
deve visitare il sepolcro. Ed  tanto tempo che
non ci sono andata! Mi  caro andare, ad intervalli,
a pensare a coloro che sono l.
Mezz'ora dopo, Ginetta e la sua allieva s'internavano
nel parco. Il sole penetrava a stento
nel fitto fogliame degli alberi secolari, e
l'aria, sotto quei padiglioni di verzura, era un
po' fredda. Nero le precedeva senza mai allontanarsi:
pareva adempisse coscienziosamente
all'ufficio d'avanguardia, come disse ridendo
Ginetta.
A un tratto il cane si ferm e stette in ascolto,
ringhiando minacciosamente.
Anna prese la mano di Ginetta, mormorando:
Ha sentito Rarvari.
Da un sentiero comparve in quel momento
un uomo vestito di bianco. Era piccolo, magrissimo
e molto abbronzato. Un ampio turbante
gli copriva il capo. Senza badare all'animale
minaccioso che ringhiava sempre,
egli continu ad avanzare col passo agile d'un
felino.
Ginetta sent la manina di Anna stringere la
sua con tutta forza. Quando l'uomo le pass
accanto salutando all'orientale essa lo guard
in viso, e nonostante il suo coraggio, fremette
leggermente sotto lo sguardo strano di quegli
occhi neri, scrutatori e affascinanti.
Non lo incontravo da un mese, mormor
la voce di Anna, soffocata dal turbamento,
quando l'ind fu passato. Ci sono
dei periodi in cui non si vede: rimane allora
nell'isola, dove dimora abitualmente. A voi
pure fa paura, signorina?
Paura no, veramente. Ma certo il suo
sguardo  sgradevole. E un ind, mi dite?
S, signorina. Mio padre, che  stato ufficiale
nelle Indie, lo condusse con s. Gli
vuole molto bene, perch gli salv la vita in
quei tempi... e per questo io pure dovrei
amarlo, soggiunse Anna pensierosa. Ma
non posso.
Perch egli abita nell'isola, Anna?
Non so, signorina. Mio padre dice che
 un misantropo e un ozioso, e niente ama pi
del dolce far nulla. Non gli rifiuta mai ci che
desidera, perch non dimentica che gli deve
la vita e perch quest'uomo, a quanto pare,
gli  vivamente affezionato.
Dunque, non  un servo?
Nient'affatto! Non compie alcun servizio
presso mio padre, e viene soltanto di quando
in quando a trovarlo.
Vive solo, laggi?
Assolutamente solo.  un selvaggio, dice
il babbo. Ha una barchetta che guida con molta
abilit e gli serve per fare la traversata.
Due volte la settimana un domestico gli porta
le provviste, che sono ben poca cosa, poich
 molto sobrio... Ma sbaglio quando dico che
 solo: ha con s un avvoltoio addomesticato...
Oh, che bestia orribile! esclam rabbrividendo.
 forse quello che ho visto due o tre
volte librarsi sul castello?
S, signorina; non c' che quello nei
dintorni. Non  orribile una simile bestia?
Certo. Io pure, Anna, ne ho una viva ripugnanza.
Chiacchierando, continuarono ad avanzare.
Uscirono dal parco passando da un cancelletto
e si trovarono nella landa.
Percorrendo un sentiero sassoso, giunsero
a una pineta di vaste proporzioni, che Ginetta
non conosceva ancora.
Sulla landa l'aria era viva e fresca, nonostante
il sole; ma penetrando sotto i pini, Ginetta
fu colpita dal tepore che vi regnava. Un
acutissimo odore di resina imbalsamava l'aria;
dal suolo ricoperto di un fitto strato erboso
sorgevano alte felci ed eriche stupende. Venendo
dalla landa soleggiata, l'ombra che qui
si stendeva, sembrava intensa.
Che differenza di temperatura! esclam
Ginetta. Sapete, Anna, a che si debba
attribuire?
Non lo so, signorina.
Un largo sentiero che l'erba invadeva era
tracciato fra i pini e scendeva in dolce pendio.
A un tratto Ginetta vide dinanzi a s un lungo
e basso edificio di granito nero, dall'aspetto
stranamente lugubre, soprattutto con quello
sfondo di cupa verzura, che proiettava all'intorno
un'ombra funerea.
Ecco il luogo dove sono seppelliti tutti i
Marcill, disse Anna, abbassando istintivamente
la voce. Ah, la porta  aperta! C'
Francesca, dunque.
Si avvicinarono all'uscio di quercie, semiaperto.
Anna lo spinse, ed entrarono nella lunga e
bassa galleria lastricata di granito, rischiarata
da alte finestre ornate di vetri bianchi offuscati
dalla polvere e dai ragnateli.
Da ciascun lato erano allineati i sepolcri di
granito che portavano scolpito, su una lastra
di marmo, il nome del morto. Un nauseante
odore di muffa fluttuava nell'aria umida.
La signorina Francesca era l, ritta dinanzi
a una tomba sulla quale appoggiava le mani
congiunte. Ella si volse e disse sottovoce:
Anna ha voluto farvi fare questa funebre
visita, signorina? Che triste luogo di sepoltura
hanno scelto i miei antenati, non vi pare?
Entrando facevo precisamente questa riflessione.
Quale motivo li avr guidati?
L'aspetto lugubre del luogo  parso loro
senza dubbio in armonia con l'uso a cui volevano
destinarlo. Quanto a me, non ho mai
capito perch si voglia, di proposito, rendere
tristi le vicinanze dei sepolcri. Vidi un giorno,
in Italia, un cimitero cos soleggiato, cos fiorito,
cos luminoso, che mi sarebbe piaciuto
molto riposare l! Tali luoghi ci rammentano
meglio la misericordia di Dio e le bellezze del
Paradiso. Qui pensiamo soprattutto alla giustizia,
all'abisso eterno dell'espiazione...
 vero! disse Ginetta.
E in quell'istante ella rivedeva col pensiero
il piccolo camposanto di Kersanlic, situato all'ombra
della vecchia chiesa e profumato, nella
bella stagione, dalle viole e dalle rose, a cui
si univano gli effluvi del mare. Che differenza
tra la tomba dei suoi cari genitori, tutta fiorita,
sormontata dalla croce redentrice, e quel
freddo sepolcro!
Si chin un po' e lesse sulla lastra del
sarcofago dinanzi al quale si era fermata
Francesca: Edoardo Marcill, conte di Rudsay.
Era mio padre, disse Francesca la cui
voce tremava leggermente. Ecco la tomba
della mamma, e, accanto, quella di mio fratello.
Ginetta si avvicin di qualche passo, si chin
di nuovo e lesse: Roberto Marcill, conte
di Rudsay.
Si rivolse a Francesca, il cui sguardo era
pure rivolto all'iscrizione funebre.
Era l'unico fratello? domand.
S, l'unico. Povero, caro Roberto! Io non
avevo allora che sei anni, ma lo rammento benissimo.
Era assennato e buono, e tanto amorevole
per la sorellina! E mor in una maniera
cos improvvisa!
Di che mor, dunque?
D'una malattia di cuore. L'anno precedente
era morta la mamma, che era stata sempre
sofferente dopo la morte di mio padre. Ero
piccola, allora, e non avevo compreso l'estensione
della mia sventura. Ma poi!...
Le sue labbra tremarono alquanto.
Se Roberto fosse vissuto, sarebbe lui,
ora, il conte di Rudsay! mormor, come
parlando a se stessa. E allora tutto sarebbe
diverso.
Si pass una mano sulla fronte. Poi, guardando
Ginetta disse sottovoce:
Sapete ci che vengo a fare qui? Prego
per i miei cari morti... poich credo al purgatorio
e all'efficacia della preghiera per essi.
Il pensiero  cos dolce e confortante, che questo
soltanto basterebbe per attirarmi al cattolicismo.
Il cuore di Ginetta ebbe un fremito di gioia.
E questa pia allegrezza si espresse cos viva
sul suo viso, che Francesca sorrise dolcemente.
Vi fa piacere sentirmi parlare cos?
soggiunse. Vi narrer un giorno com'io
sia giunta a questo punto. Ora usciamo, poich
c' troppa umidit per Anna.
S'avvicinarono alla bimba che s'era soffermata
accanto alla tomba della propria madre,
e insieme raggiunsero la porta presso la quale
Nero le attendeva.
Ripresero la via del ritorno, chiacchierando.
Francesca preg Ginetta di recarsi, il giorno
seguente, da lei a sonare.
Mi siete simpaticissima, signorina Ginetta,
soggiunse con uno di quei sorrisi
assai rari in lei, e che trasformavano completamente
l'espressione del suo viso.
V'assicuro, signorina Francesca, che il
sentimento  reciproco.
Tanto meglio! Io sono di carattere un
po' chiuso, ma sensibilissima all'amicizia.
Quella sera, quando Ginetta fu sola in
camera, riassunse i diversi fatti della giornata.
Nulla era sopraggiunto a metterla sulla traccia;
anzi, sapeva ora che la signorina Francesca
non aveva avuto che un fratello, e che
questo era morto; e mentre ritornavano conversando,
era venuta a scoprire che la giovane
non aveva altri cugini, all'infuori del conte
Corrado Marcill, il fratello di Anna, di molto
maggiore a lei, il quale raramente dimorava
a Rudsay.
E allora, chi dunque poteva essere Consalvo?
...
.
...
Capitolo 7.
...
.
...
Francesca occupava nell'ala ad ovest del
castello l'appartamento ch'era stato di sua madre.
Era ammobiliato riccamente, con un gusto
squisito, com'ebbe a vedere Ginetta il giorno
seguente, arrendendosi, con Anna, all'invito
della giovane.
Il salone occupava tutto il primo piano di
una delle grosse torri, detta della Regina,
perch un tempo la regina Elisabetta vi aveva
dimorato ventiquattr'ore. In quella stanza vastissima
e assai illuminata viveva abitualmente
Francesca.
Mentre le due giovani parlavano di musica,
prima di sedersi al grande pianoforte a coda
che occupava uno degli angoli del salone,
Anna sedette sopra un divano, con l'inseparabile
Nero, che aveva libera entrata dovunque,
sdraiato ai suoi piedi, e si concentr in un lavoro
a maglia cominciato sotto la guida di
Ginetta. Costei aveva saputo ispirarle l'idea
di utilizzare i momenti d'ozio lavorando per i
poveri.
Anna amava entusiasticamente la musica, e
gio in quel pomeriggio del concerto datole
dalla cugina e Ginetta! Francesca era un'artista,
e Ginetta prov un delicato piacere a interpretare
con lei i suoi autori preferiti, che
s'accorse essere pure quelli della giovane.
Alle cinque venne portato il t.
Ginetta vide allora per la prima volta Marta,
la cameriera di Francesca. Era una donna
alta e magra, dal viso severo. Ginetta si sent
osservata da lei, mentre era intenta a preparare
il t, con uno sguardo scrutatore.
Signorina, volete vedere il ritratto del
mio fratello? domand Francesca che si
era seduta sul divano accanto ad Anna, la cui
testa si appoggiava con indolenza sulla sua
spalla.
E dietro risposta affermativa di Ginetta, essa
prese da una tavola posta dietro a lei una fotografia
che porse alla giovane.
 l'ultima che gli venne fatta alcuni mesi
prima della sua morte, povero Roberto!
Ginetta dovette ricorrere a tutta la sua presenza
di spirito, per non lasciarsi sfuggire
un'esclamazione. Aveva dinanzi agli occhi Consalvo,
qual era nel ritratto che il comandante
Orguin aveva fatto eseguire quando lo trov
sulla spiaggia, per i giornali. Ma su questa i
capelli erano folti e ricciuti, mentre quelli del
fanciullo trovato erano rasi.
Qualcosa della sua commozione dovette apparirle
sul viso, nonostante gli sforzi, poich
rialzando gli occhi s'avvide che Francesca la
guardava sorpresa. Si sforz di sorridere, dicendo
in tono gaio:
L'altro giorno, signorina, trovavo una
rassomiglianza tra il conte di Rudsay, vostro
padre, ed uno dei miei fratelli. Oggi la ritrovo
ugualmente tra il conte Roberto ed il
mio caro Consalvo.
Roberto assomigliava, lineamento per lineamento,
al padre suo. E voi trovate che vostro
fratello...?
Vi sono certamente delle analogie sorprendenti...
D'altronde, s'incontrano talvolta
assomiglianze straordinarie fra estranei.
S, e lo prova l'avventura accaduta alla
zia Elena, che in Italia fu presa un giorno per
una celebre scrittrice, lei che ha orrore di
tutto ci che sa di letteratura!
La conversazione continu su questo tono,
con grande sollievo di Ginetta che temeva di
aver lasciato scorgere troppo la sua sorpresa.
Aveva posato il ritratto sulla tavola, accanto
a s, e quando volgeva gli occhi da quella
parte e rivedeva il fine viso illuminato dai
grandi occhi fieri, ella pensava con un forte
battito di cuore:
 Consalvo!...  Consalvo!
Tuttavia questa supposizione era inammissibile,
poich Roberto era morto.
Dunque?
Ella si ripeteva quest'ansiosa interrogazione
alcune ore pi tardi, mentre si preparava per
il pranzo. Eppure una rassomiglianza cos assoluta
era straordinaria! Ma a chi rivolgersi
per chiarire questo mistero?
Si avvicin alla finestra dalla quale entrava
l'aria del mare che era agitatissimo: tratto
tratto sollevava i cavalloni e s'infrangeva in
enormi fiocchi di schiuma sugli scogli che affioravano
alla superficie dell'acqua. Il sole tramontava
su un orizzonte rossastro, e Ginetta
vide le rovine del monastero tinte di porpora.
Una barca avanzava verso l'isola. L'ind vi
si trovava, solo. Ma sopra lui, volteggiando
a una distanza relativamente breve, Ginetta
scorse l'avvoltoio.
Ella ebbe un leggero sussulto. Quell'uomo
e il suo orribile compagno le erano ugualmente
spiacevoli.
Chiuse la finestra, poich l'aria diventava
fredda, e dirigendosi alla scrivania prese da
un cassetto il ritratto di Consalvo. Ella si era
astenuta dal metterlo in mostra insieme con
quelli dei genitori e di Giorgio, avendo rilevato
la rassomiglianza del suo fratello adottivo
col conte Edoardo.
In quell' istante venne bussato alla porta. Vivamente,
ella nascose la fotografia nella cartella
e disse:
Avanti.
Era Marta, la cameriera di Francesca, che
veniva, da parte della padrona, a prendere un
disegno di ricamo di cui Ginetta le aveva parlato,
e ch'ella desiderava copiare.
 nella mia scrivania. Volete, per favore,
attendere un momento?
Certo, signorina Orguin!
Ginetta si chin per aprire un cassetto. Con
quel movimento urt la cartella, che cadde a
terra. Premurosamente, Marta si chin a raccoglierla,
insieme col ritratto che n'era scivolato.
Pos l'una e l'altro sulla scrivania, ma
il suo sguardo si ferm sul ritratto. Ella ebbe
un sussulto e guard Ginetta con espressione
sbalordita.
La giovane arross dal dispetto. Un'indiscrezione
poteva perdere tutto. Ma la rassomiglianza
era dunque evidentissima, se colpiva
quella donna ch'era stata la nutrice del
piccolo Roberto? E se la Provvidenza le inviasse
in essa l'aiuto invocato?
In pochi secondi questi pensieri si succedettero
nell'animo di Ginetta. Ella prese la fotografia,
dicendo con noncuranza:
 il ritratto d'uno dei miei fratelli. Rassomiglia
molto al fratello della signorina Francesca,
cos com' rappresentato nella fotografia
che essa mi ha fatto vedere, non  vero?
Marta congiunse le mani.
Se gli rassomiglia! Ma  lui!... Ed 
vostro fratello, signorina Orguin?
La giovane chin il capo affermativamente.
 straordinaria una simile rassomiglianza!
Mi permettete di guardarlo da vicino, signorina
Orguin?
Ginetta porse il ritratto, che l'altra esamin
attentamente dando segni di una profonda
commozione.
 in tutto il piccolo Roberto quale era
prima della sua morte, povero piccolo Roberto!
Gli volevate molto bene, Marta?
Se gli volevo bene! Come se fosse stato
il mio figliuolo, signorina Orguin! Era cos
bello e buono, il mio piccolo caro! Ah, la signora
Arabella aveva le sue ragioni per detestarlo,
poich il suo Corrado non era che un
orsacchiotto, messo accanto al nostro Roberto.
La signora Arabella? domand Ginetta.
S, la madre del conte Corrado e della
piccola Anna: una bella signora, intelligentissima,
ma ambiziosa e orgogliosa. Ella invidiava
la cognata, la contessa di Rudsay, perch
era avvenente, ma soprattutto perch era la
moglie del fratello maggiore, la madre dell'erede.
Dopo la morte del conte Edoardo, il
fratello, conte Carlo, che era ritornato in quel
tempo dall' India, ammalatissimo, venne ad
abitare qui con la moglie e il figlio Corrado,
(Anna non era ancora nata, in quel tempo) col
pretesto di aiutare la cognata, debole di salute,
ad allevare il piccolo Roberto; ma in verit il
conte Carlo, essendosi quasi rovinato, laggi,
per soddisfare i capricci della moglie e le proprie
prodigalit, voleva profittare della vita
agiata e sontuosa che si conduceva al castello
di Rudsay, o a palazzo Marcill o a Nizza, poich
allora i miei padroni passavano parecchi
mesi all'estero. Siccome la contessa di Rudsay
era spesso malata, e di carattere mitissimo,
la cognata divenne presto la padrona. Era
lei che faceva filare tutti, il conte Carlo, suo
marito, per primo...
 morta da tanto tempo? domand
Ginetta poich la cameriera s'interrompeva.
Sono gi quattro anni. Ebbe parecchi
trionfi, dopo la morte del piccolo Roberto che
la fece diventare contessa di Rudsay.
La voce di Marta si era fatta aspra, e Ginetta
vide, con sorpresa, il suo viso contrarsi.
...Ed il figlio era ormai l'erede, cosa
che ella aveva sommamente ambita! Ed io ho
pensato spesso che aveva dovuto detestare Roberto,
il quale era l'unico ostacolo...
S'interruppe bruscamente, arrossendo.
Scusate; io non so quello che mi dico...
mormor.
Essa incontr lo sguardo della giovane che
esprimeva un cordiale interessamento, e come
trasportata da un sentimento pi forte di lei,
prosegu sottovoce:
Io commisi talvolta la follia di pensare
ch'ella fosse stata capace di cercare il mezzo
per farlo sparire.
Sparire?
Ginetta afferr la mano di Marta.
 morto davvero, dite?
Purtroppo!
Lo avete visto? Ne siete sicura?
L'ho deposto io nella bara.
Ginetta lasci ricadere la mano, con un gesto
di scoraggiamento.
Allora, non pu esser quello!... E morto
d'una malattia di cuore, mi ha detto la signorina
Francesca...
S, signorina Orguin. Era malato da tre
mesi soltanto; prima la sua salute era ottima.
E una mattina, senza che il giorno precedente
egli avesse accusato alcun peggioramento, lo
trovai morto nel letto. Ci stup i medici, che
invece pronosticavano un miglioramento.
Lo avevano fatto curare bene?
Benissimo.
E questa morte improvvisa non dest sospetti?
Marta, fissando in viso la giovane, disse lentamente:
In me s, signorina Orguin.
E allora?
Che potevo fare io sola, senza la minima
prova?
Ginetta si pass una mano sulla fronte. Di
nuovo la speranza sorgeva in lei, una speranza
cos folle, cos inverosimile!... Ma l'avventura
di Consalvo non era, essa pure, straordinaria
e tale da permettere ogni supposizione? Ed
ora, doveva ella confidarsi a quella donna?...
La Provvidenza di Dio! pens. Essa
sola pu essermi utile, qui.
E posando la mano sul braccio della nutrice,
disse risolutamente:
Ascoltatemi, Marta. Devo rivelarvi una
cosa; ma promettetemi di non parlarne ad alcuno,
neppure alla signorina Francesca, almeno
per ora.
Ve lo prometto, signorina Orguin,
disse la buona donna, visibilmente sorpresa.
Il fanciullo che vedete qui fotografato, e
che ora  un uomo e porta il nome di Consalvo
Orguin,  soltanto mio fratello adottivo:
egli fu trovato dal mio povero babbo sulla
spiaggia di Kersanlic, in Bretagna. Era il sei
di aprile dell'anno millenovecento...
Marta emise un'esclamazione soffocata.
Il sei di aprile! Era il quattro allorch
il piccolo Roberto fu chiuso nel sepolcro!
Ginetta, dominando la commozione, continu:
Il fanciullo era addormentato. Nulla pot
risvegliarlo, e rimase otto giorni in quelle condizioni.
Poi, improvvisamente, usc da questo
sonno misterioso: ma non ricordava nulla e
non sapeva pi parlare. Bisogn che imparasse
come un piccino. La memoria del passato
non gli  mai pi ritornata.
Marta afferr la spalliera di una sedia, come
se temesse di svenire.
Signore! Che significa questo? Sarebbe
possibile, signorina Orguin? Ma no, no, egli
 morto. Io vidi portare la sua bara, la seguii,
la vidi mettere nel sepolcro, laggi...
Ginetta, chinandosi verso lei, sussurr:
Siete sicura che il corpo di Roberto vi
sia ancora?
Marta trasal.
Che volete dire, signorina Orguin?
Che quel corpo potrebbe essere stato tolto
dal sepolcro... per esempio la sera stessa
della sepoltura, e trasportato lontanissimo,
fuori dall'Inghilterra...
Ma, allora... non sarebbe stato morto?
No, addormentato soltanto...
Tuttavia, la malattia di cuore... i medici...
S,  straordinario!... Ma i medici possono
ingannarsi. E in casa nostra, colui che
esamin Consalvo durante e dopo il suo sonno,
trov in lui dei sintomi strani, che sparirono
completamente a poco a poco. Io scriver
subito a quel buon dottore per informarmi se
avesse scoperto qualche disturbo cardiaco.
Ma chi avrebbe fatto tutto ci?... Chi
avrebbe tolto il fanciullo, e lo avrebbe trasportato?
Ecco quello che occorrerebbe sapere,
Marta. Ma il punto principale  di vedere se
la sua bara  vuota.
S!... Ma non pensate, signorina Orguin,
che coloro i quali avessero fatto tutto ci
avrebbero anche potuto mettere, al posto del
piccolo Roberto, il cadavere di un altro ragazzo
qualunque?
Ginetta non aveva pensato a questa probabilit,
molto ammissibile. Tuttavia poteva
darsi che non fosse stato impiegato questo
mezzo, che dopo tutto presentava certi pericoli
e rischiava di attirare l'attenzione. Era
possibile che la bara fosse vuota... E di questo
bisognava accertarsi innanzi tutto.
Ma come aprire l'avello? E pesantissimo
a sollevarsi, e noi non possiamo estendere ad
alcuno la confidenza.
L'ostacolo pareva infatti insormontabile.
Ci penseremo, concluse Marta, dopo
un istante di riflessione. Se lo permettete,
signorina Orguin, torner a trovarvi, poich
m'avete dato una simile speranza!... Oh, se
davvero il mio piccolo Roberto fosse ancora
vivo! Ma no, sarebbe una felicit troppo
grande!... Eppure... s, non mi pare impossibile!
Sarebbe stato un mezzo per fare sparire
l'ostacolo, senza ricorrere all'assassinio.
Ma come avrebbe fatto costei?... Poich di
certo, se la cosa fosse andata cos, la signora
Arabella avrebbe diretto tutto.
Un colpo fu bussato alla porta, e la vocina
di Anna domand:
Posso entrare, signorina?
Ritornate, mormor Ginetta all'orecchio
della cameriera. Parleremo di tutto e
troveremo un mezzo. Quanto al disegno del
ricamo, dite alla signorina Francesca che non
ho potuto trovarlo. Ve lo dar domani.
Fece sparire rapidamente la fotografia in un
cassetto, mentre Marta apriva la porta ad
Anna.
...
.
...
Capitolo 8.
...
.
...
Un grande passo era fatto, ora. Ginetta aveva
un'alleata sul posto, e quest'alleata, l'aveva
compreso subito, era tutt'altro che trascurabile.
Anzitutto, essa aveva amato profondamente
il piccolo Roberto, poi era intelligente
e di carattere risoluto.
La via incominciava a rischiararsi, dinanzi
a Ginetta.
Con novello fervore, il giorno dopo, che era
domenica, preg nella piccola cappella della
tenuta. Un giovane sacerdote, figlio dei
castellani, celebrava la Messa, a cui assistevano
i genitori piamente inginocchiati e tutti
i servi del bel possedimento che alcuni chilometri
separavano dal castello di Rudsay.
Ginetta amava l'aura di serena piet che
regnava nel piccolo santuario inalzato in
paese protestante da pii cattolici, che alcuni
secoli prima, avevano acquistato la bella tenuta.
Quella mattina, inginocchiata dinanzi alla
statua della Madonna di Lourdes, domand
con insistente fervore alla celeste Madre di
benedire pietosa la causa di Consalvo, e in
uno slancio di confidenza filiale le disse:
Voi sapete, buona Madre, che il caro
Consalvo ha una devozione speciale per Voi,
e porta sempre la vostra santa immagine addosso.
Bisogna dunque, Madre diletta, che gli
facciate ritrovare il suo nome e la sua famiglia.
Ed io vi prometto che tutti, dopo il ritorno
di Giorgio, andremo in pellegrinaggio
di ringraziamento al vostro benedetto santuario
di Lourdes.
Dopo questa preghiera, Ginetta si sent invadere
da un vivo senso di fiducia. E quando
pi tardi, ritornata a Rudsay, incontr la sua
piccola allieva che veniva dall'Uffizio, questa
esclam:
Oh, come siete graziosa stamani, signorina...
e come brillano i vostri occhi!
Ella attir a s la fanciulla, e accarezzandole
i capelli disse con dolcezza:
 perch ho pregato molto in chiesa,
Anna, e la preghiera d conforto.
Il visetto di Anna divenne grave.
S, anche a me piace pregare. Iddio 
tanto buono! Stamani l'ho ringraziato di avervi
mandata qui, signorina.
E gettando le braccia al collo della giovane,
la baci sulla guancia.
Il cuore di Ginetta fremette. A un tratto un
pensiero doloroso le attravers la mente: cercando
la verit sulla morte di Roberto Marcill,
che cosa si sarebbe scoperto contro i genitori
di quella cara bimba? Se vi fossero dei colpevoli,
essa, l'innocente, verrebbe macchiata
dall'onta che li coprirebbe.
Se ci fosse, Consalvo, la cui anima  generosa,
disporrebbe affinch soltanto l'indispensabile
venisse reso pubblico, pens.
Tuttavia la sua oppressione continuava, mentre,
poco dopo, seguiva Anna fuori, per la passeggiata
mattutina.
La fanciulla era invece lietissima quel giorno.
Essa annunzi a Ginetta che il suo fratello
arriverebbe la settimana seguente e le porterebbe
dei pappagalli color di rosa.
Li desideravo da molto tempo, ella
disse battendo le mani. Corrado scrive che
li ha pagati un prezzo favoloso. Ma egli desidera
sempre di contentarmi. E molto buono
con me, Corrado.
Chi avrebbe il coraggio di non esser buono
con voi, caro angioletto! pens la ragazza.
Quella mattina l'istitutrice e la sua allieva
si diressero verso il mare e giunsero, lungo
la spiaggia, a una stretta insenatura all'estremit
della quale si ergeva una rozza casetta:
era l'abitazione di Giacomo Hilson, il pescatore,
che vi dimorava con i figli Ester e Gianni.
Quel giorno osservavano tutti il riposo festivo.
La barca da pesca, la Dora, e accanto
a quella un'altra pi piccola, si dondolavano
all'estremit della catena; le reti asciugavano
sulla sabbia.
Davanti alla porta, Ester, una giovane alta
e magra, dal sembiante chiuso, squamava un
pesce. Hilson, seduto su un masso, fumava la
pipa, guardando con occhio vagante Gianni
che molestava con noncuranza un cucciolo.
I due uomini si levarono il berretto alla vista
di Ginetta e di Anna.
Hilson si tolse la pipa dalle labbra e si alz.
Buon giorno, Hilson, buon giorno, Gianni,
disse Anna gentilmente. Faceste buona
pesca, ieri?
Non troppo, rispose il padre con la
sua voce abitualmente rauca. E quella di
domani sar peggiore.
Perch, Hilson?
Perch avremo tempesta, di sicuro.
Oh, che noia! Io detesto la tempesta,
perch il vento fischia acutamente attraverso
Rudsay: pare un coro di persone che gemano.
E allora penso agli infelici che, a quanto si
narra, sono stati torturati nei sotterranei, al
tempo del conte Giorgio.
Un fremito scosse le sue fragili spalle.
Oib! Queste son cose poco sicure!
disse Hilson. Il conte Giorgio non era poi
cos perverso come lo dipingono, e non  per
avere ucciso parecchi monaci papisti che...
Anna l'interruppe con un gesto impetuoso,
corrugando le sopracciglia dorate:
La signorina Orguin  cattolica.
L'uomo, un po' sconcertato, balbett:
Oh, scusate! Io non sapevo...
Ed io non voglio sentirvi parlare mai
pi in tal modo, soggiunse Anna in tono
fermo, insolito su quella bocca infantile.
Il conte Giorgio ha agito malissimo, ha commesso
dei gravi delitti... dei delitti imperdonabili,
intendete, Hilson?
Intendo, s, signorina Anna! disse Hilson
che appariva costernato. Vi prego di
scusarmi... io non sapevo...
Ebbene, ora lo sapete.  vostro, Gianni,
questo grazioso cucciolo?
Ella si rivolgeva al giovane che si teneva
a rispettosa distanza, rigirando goffamente il
berretto tra le mani e guardando il cane che
tremava di paura dinanzi all'imponente Nero,
il quale l'osservava dall'alto della sua dignit.
S, signorina Anna,  mio.
Poverino! Nero gli incute spavento!...
Vattene, bestiaccia! disse al danese con
un piccolo gesto imperioso, a cui l'enorme
animale obbed immediatamente.
Anna prese il cucciolo e, sedutasi su di un
masso, si mise ad accarezzarlo.
Ma guardate com' carino, signorina!
Che bella linguetta rosea! Come lo chiamate,
Gianni?
Clic, signorina Anna.
Clic! Che nome strano! Ebbene, Clic, mi
piaci assai, e... Ah, ecco quell'orribile bestia!
Si sentiva un battito d'ali. L'avvoltoio appariva
al disopra della scogliera, e dalle rocce
si vide giungere la magra figura dell'ind.
Anna, la cui fisonomia si era oscurata, lasci
scivolare a terra il cane e si alz.
Andiamocene, signorina, ella preg.
Si rivolse per fare un cenno d'addio intorno
a lei, ma Ester era scomparsa nell'interno
della casa; Gianni, con gli occhi cupi e la bocca
un po' contratta, guardava l'ind che si avvicinava;
sulla fronte scura di Hilson s'approfondiva
una ruga. E Nero cominciava a ringhiare,
con gran terrore di Clic che si rifugi
tra le gambe del suo padrone, il quale lo respinse
col piede.
Oh, Gianni, siete cattivo! esclam
Anna, dimenticando, nella compassione che
provava per il cucciolo, il terrore ispiratole da
Rarvari.
L'ind, camminando rapidamente, raggiunse
in breve la piccola comitiva. Anna si volt
altrove, fingendo di non vedere il suo saluto
e dicendo con voce un po' tremante, nonostante
gli sforzi che faceva per dominarsi:
Torniamo a casa, signorina Orguin?
Ginetta, che in quel momento guardava Rarvari,
fu sorpresa di vederlo trasalire leggermente;
essa incontr le sue strane pupille che
l'avvolsero d'uno sguardo nel quale credette,
per' un istante, di veder brillare un' inquietudine
profonda. Ma fu un lampo. Gli occhi neri
si distolsero, e Rarvari disse a Hilson in tono
brusco:
Preparate la barca.
Anna prese la mano della sua istitutrice e
la trascin verso la spiaggia.
Che tristo uomo! Per fortuna domani non
rischieremo di rivederlo, poich non lascia
mai per due giorni consecutivi la sua isola.
L'incontro con l'ind e il suo strano sguardo
avevano lasciato in Ginetta un certo malessere.
Ella sembr distratta durante la colazione,
ma osserv tuttavia che anche la signorina
Francesca appariva impensierita e si
mostrava ancor pi fredda del solito verso il
conte di Rudsay.
Ginetta faceva assegnamento sulla visita di
Marta, e l'attendeva con impazienza. La vide
comparire, come il d prima, col pretesto del
disegno che la giovane non aveva potuto darle.
Ebbene, avete trovato un mezzo? domand
Ginetta.
No, nessuno, signorina Orguin. Ah, se
avessi con me un uomo un po' vigoroso, riusciremmo
bene, lui ed io, ad aprire la tomba,
poich sono forte! Ma a chi oserei confidarmi?
Vi sono delle brave persone fra i domestici di
Rudsay, ma non m'affiderei mai alla loro discrezione.
No, no; sarebbe rischiar troppo. Credete
che noi due...?
Marta non pot trattenere un sorriso, avvolgendo
in uno sguardo la delicata personcina.
Sono sicura che noi due non riusciremmo
a nulla, signorina Orguin. Ci vorrebbero
due braccia robuste. Ma dove trovarle?
Ginetta appoggi la fronte sulla mano e stette
a lungo silenziosa, con gli occhi fissi sul
mare.
Ci sarebbe un mezzo, disse a un tratto
e sarebbe ch'io narrassi tutto a Consalvo
e lo pregassi di venire egli stesso.
Marta la guard con spavento.
Ma ci sarebbe pericolosissimo!... Con
tale rassomiglianza!
Egli si truccherebbe e alloggerebbe un
po' lontano di qui, al villaggio di Shirton, per
esempio. Sarebbe necessario trovargli un nascondiglio
nel castello; al sopraggiungere della
notte ve lo introdurremmo, poi ci recheremmo
al sepolcro, dove entrambi aprireste la
tomba.
L'idea  ottima, signorina, disse
Marta con ammirazione. Occorrerebbe soltanto
ch'io mi procurassi alcuni arnesi. Ma
non sar cosa difficile.
Resta a sapersi se Consalvo approver
questo piano. Egli obietter forse che seguiamo
una traccia troppo immaginaria. Avrei
preferito molto non dirgli nulla prima di sapere
se la tomba  vuota. Ma non vedo altra
via d'uscita, poich, sfortunatamente, il mio
fratello Giorgio  assai lungi di qui. Scriver
questa sera a Consalvo.
Fatelo, signorina. Oh, io vivr in un'ansia
indescrivibile fino al giorno in cui potremo
recarci laggi ed accertarci!... Se davvero il
mio piccolo Roberto non fosse morto! Non oso
pensare a una felicit simile. E la mia povera
signorina Francesca, come ne gioirebbe! 
sempre cos triste!
S, ed ho osservato che in questi giorni
il suo sembiante  anche pi assorto. Non vi
pare che il conte di Rudsay e la signora Elena
la rendano infelice?
La signora Elena? Oh, no, povera creatura!
Il conte di Rudsay neppure, se si vuole
esser giusti. Ma essa nutre per lui un'avversione
che non ha mai potuto vincere e che s'
accresciuta da un anno in poi, perch egli vorrebbe
farle sposare il suo figliuolo che essa
non pu affatto soffrire. La signorina Francesca
 ricchissima da parte della madre, e il
conte di Rudsay non vorrebbe lasciare uscire
questo ingente patrimonio dalla famiglia.
 dunque per questo che stamani, durante
la colazione, essa aveva un aspetto insolito?
S; aveva saputo della prossima venuta
del conte Corrado, e non ignora che questa segna
l'inizio di nuove istanze alle quali  risoluta
di resistere. Oh, se il conte Roberto fosse
vivo, le cose procederebbero diversamente! Sarebbe
lui il padrone, e la signorina Francesca
non avrebbe nulla a temere.
Oh, davvero, con un fratello simile non
potrebbe desiderare di meglio! disse Ginetta
in tono di tenero orgoglio.  cos
buono, e nello stesso tempo cos risoluto ed
energico! Saprebbe proteggerla, lui!
Ed avrebbe tanto bisogno d'affetto, povera,
piccola cara! Contava appena sei anni
quando mor il suo fratellino, ma da quel
giorno ella ha sempre avuto l'aspetto triste ed
assorto che le vedete. Vive, quanto le  possibile,
in disparte, ed insieme parliamo dei
suoi genitori, del fratello. Spesso piange, dicendomi:
Sono sola al mondo, Marta!. Pensate
dunque a ci che proverebbe nel sapere
che il fratello  vivo!
Non dobbiamo rivelarle nulla ancora, per
non darle una speranza fallace, poich noi
stesse non facciamo che una debole supposizione.
Conoscete qualche luogo dove potremmo
nascondere Consalvo, se approvasse il nostro
piano?
S; non mancano i nascondigli in questo
vecchio castello, di cui conosco ogni meandro.
Dunque, da questo lato, nessuna difficolt.
Ma ditemi un po', Marta, quel Rarvari... che uomo ?
La fronte della cameriera si oscur.
Un tristo uomo; io lo temo, signorina.
La signorina Francesca prova per lui, istintivamente,
una profonda ripugnanza, ed io pure.
Non sospettate ch'egli abbia potuto avere
una parte in quest'impresa?
Marta ebbe un'esclamazione soffocata:
 purtroppo vero! Come non ne ebbi mai
l'idea? Circa sei mesi prima della morte del
piccolo Roberto, egli giunse dalle Indie e si
stabil nell'isola. Veniva spesso qui, per vedere
il conte Carlo e la signora Arabella. Io
non posso dire altro, signorina Orguin. Tutto
ci non impedisce ch'egli abbia potuto agire
in una qualsiasi maniera sul fanciullo, poich
il piccolo Roberto fu pi volte chiamato presso
lo zio durante le visite di quest'uomo. Parecchio
tempo dopo il fanciullo cominci a sentirsi
stanco, spesso ansante. Fu fatto visitare
da un medico che gli trov una malattia di
cuore... S, s, tutto questo  vivo nella mia
memoria, signorina Orguin! Ma lo scellerato
non avr potuto fare il colpo da solo!...
Ma s!... Tranne che, s'intende, per trasportare
il fanciullo sulle coste della Francia.
Per far questo, ha certamente avuto dei complici,
e bisognerebbe scoprirli, poich essi soli
sarebbero in grado di parlare.
Dove cercarli? I domestici, eccettuata
una cameriera, sono quelli d'allora, e non conosco
fra essi uno solo capace di tanto.
Gli fu pure necessario procurarsi un'imbarcazione
e uomini capaci di condurla verso
le coste della Francia. Credete che qualcuno...?
S'interruppe bruscamente. Col pensiero rivide
il viso rude di Giacomo Hilson, le sue labbra
sottili, lo sguardo sfuggente.
Hilson  stimato un uomo onesto, Marta?
domand con vivacit Ginetta.
Quasi, signorina Orguin. Ma lo dicono
avaro e crudelissimo con i suoi figli.
Lo credete capace di aver aiutato Rarvari?
Marta scosse il capo.
L'avarizia fa far molte cose! Chi sa!...
Ma come stabilirne le prove? Ci rifletteremo.
La prima cosa da farsi  chiarire il
dubbio sulla bara. Il resto verr da s, in seguito.
Marta, ritornate ora presso la signorina
Francesca e portatele questo disegno. Ma dobbiamo
trovare il modo di rivederci.
Quando dovrete parlarmi, signorina Orguin,
mettetevi al collo il nastrino che portavate
ieri; io far in modo di trovarmi ogni
giorno sul vostro passaggio, e verr a trovarvi
la sera. Se a mia volta dovr comunicarvi
qualcosa di speciale, verr lo stesso.
Dopo aver cos convenuto, si separarono, e
Ginetta, soddisfatta, pens che un nuovo passo
era ormai stato fatto, verso la scoperta del
mistero.
La mattina seguente, rientrando con Anna
dalla passeggiata, essa incontr nella galleria
l'ind che scendeva dal primo piano. Costui,
passando, avvolse Ginetta nello stesso sguardo
strano del giorno precedente.
La giovane ebbe un profondo sussulto, ma
risolutamente guard in viso Rarvari, i cui
occhi si rivolsero altrove.
Viene tutti i giorni, adesso? domand
Anna con sorpresa.
Ginetta rispose vagamente. L'incontro dell'ind
l'aveva resa inquieta: le era parso di
leggere in quegli occhi una minaccia. Tuttavia,
come avrebbe potuto sospettare qualcosa?
...
.
...
Capitolo 9.
...
.
...
Dopo avere spedito la sua lettera a Consalvo,
Ginetta attese affannosamente la risposta.
Aveva anche scritto al dottor Le Mirec
per domandargli se avesse riscontrato nel fanciullo
dei sintomi di affezione cardiaca. Il dottore
rispose subito affermativamente, aggiungendo
che questi sintomi, con sua grande sorpresa,
erano completamente scomparsi dopo
parecchi mesi: ora Consalvo aveva il miglior
cuore del mondo, nel senso proprio e in quello
figurato.
La giovane aveva confidato al vecchio amico
la sua speranza di scoprire la verit sul mistero
che circondava il fratello adottivo, e quegli
rispondeva che la condivideva e che offriva
il suo aiuto qualora potesse essere utile.
Consalvo decider, pens Ginetta. Forse
la presenza del buon dottore potr renderci
notevoli servigi.
Con suo vivo sollievo non incontr pi Rarvari.
Ma perch le pareva che il contegno del
conte di Rudsay a suo riguardo non fosse pi
quello di prima, e perch lo sguardo di quell'uomo
esprimeva una specie di segreta diffidenza
posandosi su lei?
Ella aveva avuto ancora un colloquio con
Marta: la cameriera non aveva scoperto alcun
indizio nuovo, ma riflettendo sull' ipotesi relativa
all'ind ed a Hilson, l'aveva trovata sempre
pi plausibile. Ella pure attendeva con
impazienza la risposta di Consalvo; e Ginetta,
vedendone l'ansiosa attesa, si convinceva sempre
pi di aver trovato nell'antica nutrice del
piccolo Roberto l'alleata ben adatta.
Sul finire della settimana comparve il conte
Corrado. Ginetta comprese subito l'antipatia
di Francesca per quel giovanottone dall'aspetto
presuntuoso, dall' intelligenza mediocre, il
quale non sapeva parlare che di sport e di
frivolezze mondane. Egli si prodig molto per
la cugina, ma senza alcun risultato: Francesca,
pi fredda e taciturna del solito, si mostr
semplicemente educata e si rifiut, la
sera, di sonare, col pretesto di un mal di capo.
Il giorno seguente Ginetta ricevette dalla
Spagna la lettera tanto attesa. Gliela port
Marta; la cameriera era commossa e insolitamente
agitata, lei che aveva un carattere calmissimo
ed equilibrato.
Spiavo il portalettere da alcuni giorni,
e ho fatto bene! spieg. Pare che Bursell
abbia ricevuto l'ordine di recare tutta la
posta al conte di Rudsay. Per fortuna ho potuto
carpire questa lettera. Ma c' veramente
da chiedersi se non diffidano di qualche cosa!
S, c' da chiederselo! mormor Ginetta
con inquietudine. E bisognerebbe non
ritardare pi oltre ad agire. Rimanete, Marta:
legger ci che scrive Consalvo e ci consiglieremo
sul da farsi.
Anche il giovane doveva diffidare istintivamente
delle indiscrezioni, poich dopo avere
scritto di parecchie cose, aggiungeva semplicemente:
Io non sarei alieno, mia cara Ginetta, dal
condividere quanto tu pensi, nonostante tutto
quello che la cosa presenta di straordinario.
Sono disposto a fare ci che tu desideri fin
da questa settimana, ma dammi sollecitamente
le indicazioni necessarie.
Egli acconsente! disse allegra Ginetta.
Ora non ci rimane che stabilire ogni cosa.
Vi  un albergo, a Shirton?
S, un buon albergo, signorina, e tenuto
da brave persone, punto pettegole. Quanto al
nascondiglio qui, credo non vi sia di meglio
che la stanza al pianterreno della torre della
Regina, che comunica, per mezzo di una piccola
scala segreta, con l'appartamento della
signorina Francesca: era il gabinetto da lavoro
del conte Edoardo ed  rimasto come si trovava
al momento della sua morte. Nessuno vi si
reca mai, eccetto la signorina Francesca. Siccome
il giovane signore non ci verr che durante
la notte, non c' da temere che s'incontrino.
Quanto agli utensili, me li procurer da
un mio parente che abita a Shirton. E se volete
scrivere una lettera, signorina, la porter
io stessa alla posta nel pomeriggio: sar pi
sicura. Avvertite il signor Consalvo d'indirizzare
la corrispondenza o i telegrammi presso
il signor Glasdow, cos si chiama il mio cugino
a Shirton, poich io non mi fido affatto
qui!... Quel demonio d'un ind ha occhi che
vedono tutto e tutto indovinano.
Ginetta condivideva questo parere, e, riflettendoci,
concludeva che se veramente costui,
per un' istigazione qualunque, era l'autore della
morte apparente del piccolo Roberto, lui od
i suoi complici avevano dovuto esercitare un'attiva
e continua sorveglianza sul fanciullo, per
la loro sicurezza. Essi sapevano ch'era stato
raccolto dalla famiglia Orguin... ma allora,
perch il conte di Rudsay aveva accettato Ginetta
come istitutrice? Non sarebbe dunque
stato loro complice?... Eppure la guardava in
un modo speciale, da parecchio tempo... fin
dal giorno in cui essa aveva visto l'ind scendere
dall'appartamento del conte di Rudsay, da
lui visitato anche il giorno precedente, cosa
che usciva dal consueto, aveva detto Anna.
La giovane era segretamente inquieta, e si
domandava se non avesse commesso un errore
chiamando Consalvo. Ma lei sola, che avrebbe
potuto fare? Dacch tutto pareva designare il
fratello adottivo come l'erede dei conti di Rudsay,
la sua parte finiva: Consalvo solo poteva
rivendicare i suoi diritti.
Col cuore che le batteva concitato, ella lesse
le parole del telegramma che Marta aveva portato
una sera da Shirton:
Giunger gioved, col dottor Le Mirec.
Col dottore! Tanto meglio! essa esclam.
Potrete introdurli qui entrambi, Marta?
Assai facilmente, signorina Orguin. E in
tre, la cosa sar presto fatta. Oh, se penso che
rivedr il mio piccolo Roberto!... Poich 
lui, ne sono sicura! E spero tratter come merita
quest'orribile conte Corrado che spinge il
padre a tormentare la signorina Francesca
affinch lo sposi.
Gliel'hanno ripetuto anche questa volta?
S, nel pomeriggio. Il conte Corrado
parte domani, e prima ha voluto tentare d'indurre
la cugina a mutare idea. Ma la signorina
Francesca gli ha risposto, con molta energia,
che non intende sposarsi. Il conte di Rudsay
si  adirato, pare, e le ha detto che sapr costringerla
ad obbedire. Essa non ha ceduto al
loro cospetto... ma ora piange, povera signorina
Francesca!
Quella sera, a pranzo, il conte di Rudsay e
la signorina Francesca non comparvero: il primo
aveva la febbre e una crisi di dolori reumatici,
probabilmente cagionata dalla collera
da cui s'era lasciato trasportare; la giovane
soffriva di emicrania.
Il conte Corrado si mostr oltremodo scortese
anche verso la sorellina, che di solito trattava
da fanciulla privilegiata. Anna, risalendo
la scala per andare a letto, disse all' istitutrice:
Com'era spiacevole, questa sera, Corrado!
E da parecchio tempo Francesca  pi
triste del solito, il babbo ha l'espressione stanca
e assai inquieta. E tutto questo accade da
che quell'orribile Rarvari viene cos spesso.
Viene? domand vivamente Ginetta.
Ma io non l'ho visto, nei giorni scorsi.
Ed io neppure. Ma Sara, ch' assai indagatrice,
lo ha visto entrare due o tre volte
nel castello da una porta di servizio, cosa che
non faceva mai prima.
La notizia impensier molto Ginetta. Il giorno
seguente ella si mise al collo il segnale
convenuto per avvisare Marta, che accorse da
lei la sera.
S, lo so; Sara ha narrato questo anche
poco fa, all'ora del servizio, disse la buona
donna. C' sotto qualcosa, certamente, poich
tale fatto non si  mai verificato finora.
Sapete, signorina, che cosa dovremmo fare?
Sara  mia figlioccia;  un'onesta ed ottima
ragazza, capacissima di serbare un segreto:
ne ebbi una prova alcuni anni or sono; inoltre,
 assai disinvolta, e, come dice la piccola
Anna, indagatrice. Mettiamola a parte del nostro
segreto, e affidiamoci a lei per sorvegliare
quell' indemoniato indiano.
Questa proposta non sorrideva molto a Ginetta,
la quale, pur non avendo alcuna prevenzione
contro Sara, il cui carattere leale ed
espansivo le piaceva molto, avrebbe preferito
non svelare il suo segreto a un'estranea.
Tuttavia si arrese alle ragioni di Marta, poich
era assolutamente necessario sorvegliare
le losche manovre di Rarvari.
 facile comprendere quali fossero le inquietudini
di Ginetta durante il giorno stabilito
per la venuta di Consalvo e la spedizione notturna
al sepolcro.
Nel pomeriggio ella si rec con Anna a fare
la solita passeggiata.
Si diressero verso un bosco di pini che la
bimba prediligeva e che si trovava un po' lontano
dal parco. Entrambe sedettero su un
tronco d'albero e si misero a lavorare. Ma
Anna s'interrompeva spesso, rimanendo a lungo
pensosa, con gli occhi rivolti verso il cielo,
assai fosco in quel giorno.
Ginetta, completamente assorta nei suoi pensieri
affannosi, non parlava come al solito; la
sua anima era laggi, nell'albergo di Shirton,
dove Consalvo doveva esser giunto in quell'istante.
Anna pose a un tratto la mano su quella dell'istitutrice.
La notte scorsa ho fatto un sogno assai
triste, ma bellissimo, disse col tono grave
che assumeva spesso.
Quale sogno, cara?
Ho sognato che una colomba s'inalzava
dalle rovine del convento; poi, un avvoltoio si
precipitava su lei, la feriva e la uccideva. La
colomba cadeva... ma una fucilata atterrava
l'avvoltoio; ed ecco la colomba inalzarsi di
nuovo. E questa volta era risplendente. Lass,
la Vergine Maria si chinava a chiamarla tendendo
le braccia. E la colomba volava, volava,
finch  giunta al Cielo.
 davvero un bellissimo sogno, Anna.
Vorrei essere quella colomba! sospir
la bimba.
Perch, cara piccina?
Per volare subito verso Dio e la sua santa
Madre, per vedere Ges, che amo tanto,
disse con fervore. Ma soffrirei nel lasciare
il babbo... Bisognerebbe che partissimo insieme,
concluse pensosa.
Che idee avete oggi, piccola Anna? Andate
piuttosto a giocare con Nero.
No; se non vi dispiace, signorina, resto
qui; sono un po' stanca.
Che avete, mia diletta? Vi sentite forse
male?
No, sono stanca soltanto... e anche triste,
ma non so perch!... Che c' ora di nuovo,
mio Nero? disse, vedendo il cane rizzare
il capo. Ah, c' Gianni laggi, che
appare. Guardatelo, signorina: ha una mano
fasciata, come se fosse ferito.
Il pescatore infatti aveva la mano avvolta
in un pannolino di dubbia nettezza. Avvicinandosi
alla giovane e ad Anna, si tolse il berretto.
La piccina gli domand:
Che avete, Gianni, alla mano?
Mi sono ferito l'altro giorno, manovrando
la barca, egli rispose fermandosi dinanzi
alla fanciulla. E pare che non voglia guarire,
tutt altro!
Fatemi vedere, disse Ginetta. Io
sono pratica di ferite, poich ho curato spesso
i marinari e i contadini del nostro piccolo villaggio.
Ho anche un unguento che potrebbe
farvi molto bene.
Se vi degnaste, signorina!... Ma sarebbe
troppo onore, balbett Gianni.
Egli svolse la fasciatura, e Ginetta vide che
la ferita era veramente grave.
Se non si cura presto e bene, andrete a
rischio di perdere la mano, figliuolo! Non ne
avete parlato al medico?
S, signorina. Mi ha ordinato qualcosa da
metterci sopra; ma non migliora mai, anzi!...
Ebbene, venite al castello con noi; vi laver
la ferita e ci applicher l'unguento.
Gianni segu docilmente l'istitutrice e la fanciulla,
poi sedette in un angolo del cortile,
dove poco dopo Ginetta lo raggiunse con la
scatola farmaceutica.
Essa procedette alla medicazione, e dopo
aver fasciato accuratamente la mano, disse:
Fra otto giorni, spero, sarete guarito. Ma
ritornate domani alla stessa ora perch io rinnuovi la disinfezione.
Grazie, signorina. Io sono ai vostri ordini,
mormor Gianni.
La guardava con i suoi occhi buoni e riconoscenti,
un po' selvaggi. Nella mente di Ginetta
sorse un' improvvisa ispirazione.
Ella si chin un po', domandandogli sottovoce:
Non siete mai stato, Gianni, sulle coste
della Bretagna?
S, qualche volta, egli rispose, maravigliato.
Dodici anni or sono... una notte... voi
sbarcaste col un fanciullo...
Fu quasi spaventata dall'impressione prodotta
dalle sue parole. Gianni impallid, barcoll,
ed i suoi occhi spalancati espressero un
vero terrore.
Io ho... noi abbiamo?... No, signorina...
no...
Le parole gli rimanevano quasi strozzate
nella gola.
Ginetta sapeva ora di poter procedere con
sicurezza. Pos la mano sul braccio del giovane
guardando fissamente quegli occhi che
cercavano di sfuggire ai suoi.
S, lo faceste. Era il cinque di aprile dell'anno
millenovecento... Posaste il bambino
sulla spiaggia...
Non noi! interruppe Gianni con voce
rauca. Noi guidammo soltanto la barca, e
il solo fallo che commettemmo fu di serbare
il silenzio sulla condotta sospetta dell'ind.
Ah! Fu l'ind? domand Ginetta, ansante
di speranza.
S, venne lui a cercarci, promettendo
molti denari a mio padre affinch lo conducesse,
con un involto, sulla costa bretone, dove
intendeva sbarcare durante la notte. Occorreva
soltanto giurare il silenzio. Io non volevo,
ma il babbo, che ama il denaro, giur
e mi obblig a fare altrettanto. Andammo dunque
a prendere l'ind nella sua isola. Egli
giunse con un pacco lunghissimo, pesante in
apparenza, ma non ci permise di toccarlo. Facemmo
rotta verso la costa bretone. Il tempo
era bello e la nostra barca filava velocissima
L'ind ci aveva detto: Sbarcatemi in luogo
disabitato. Il babbo conosceva la spiaggia e
la scogliera di Kersanlic, perch durante la sua
giovinezza vi aveva esercitato il contrabbando.
L ci fermammo. L'ind volle ancora trasportare
da solo l'involto. Mentre sbarcava un'ondata
fece barcollare il battello. Il misterioso
involto stava per sfuggirgli dalle braccia, ed
io, che mi trovavo accanto a lui, allungai istintivamente
la mano per trattenerlo... e mi parve
che dentro a quelle tele ben legate vi fosse
il corpo di una persona. L'ind mi guard infuriato
poi balz a terra. S'allontan rapidamente
e disparve dietro gli scogli. Dopo dieci
minuti era di ritorno, e riprendemmo la rotta
verso l'Inghilterra. Ecco come and la cosa,
signorina. E vi assicuro che, dopo dodici anni,
sono ancora torturato dall' idea di essere stato,
in tal modo, complice di un delitto. Ma non
osavo parlare. Il babbo, a cui l'ind regala
spesso del denaro, mi aveva minacciato. Ma
la mia sorella dice sempre che fo male a tacere,
e ch'io commetto un grave peccato...
Teneva gli occhi bassi, rigirando il berretto
fra le dita nodose.
Ginetta sentiva che era schietto; essa comprendeva
di aver a che fare con un giovane
onesto, troppo timido, ma sinceramente desideroso
di riparare il suo fallo.
E internamente, in uno slancio di riconoscenza,
ringrazi Dio che le mandava, in modo
cos inaspettato, la preziosa testimonianza di
costui.
E se io vi offrissi il mezzo di riparare a
questo peccato, Gianni? ella disse con grave
dolcezza.
Il viso contratto del pescatore si rischiar.
Non chiederei di meglio, siatene certa,
signorina!
Ebbene, domani vi dir come dovete fare
Ma promettetemi il pi assoluto segreto su
quanto abbiamo detto oggi tra noi.
Ve lo prometto su quanto ho di pi sacro,
signorina, egli disse solennemente.
E far quello che vorrete, poich vi sono devotissimo.
La giovane lo ringrazi, ed egli s'allontan
del suo passo un po' pesante di marinaro.
Intanto Ginetta, col cuore sollevato, risaliva
in camera.
...
.
...
Capitolo 10.
...
.
...
Quella sera, quando nel castello tutti furono
a letto, Marta venne a chiamare Ginetta e la
condusse attraverso corridoi e scale segrete,
al gabinetto da lavoro del conte Edoardo. Poi
la cameriera si allontan per andare incontro
a Consalvo e al dottor Le Mirec.
Era stato dapprima convenuto che essa andrebbe
a prendere i due uomini a Shirton per
condurli al castello; ma questo piano era stato
modificato da che Ginetta sospettava la sorveglianza
di Rarvari. Marta aveva confidato
in parte il segreto a suo cugino, il quale era
una persona onesta e sicura. Lui stesso avrebbe
accompagnato gli stranieri al castello di
Rudsay: Marta li attenderebbe presso una
porta di servizio, e li farebbe entrare immediatamente.
Ginetta rimase sola nella grande stanza adorna
di bei mobili antichi e parata di arazzi stupendi.
Fuori, la bufera incominciava. Il vento ululava
nei corridoi e faceva gemere porte e finestre.
Marta aveva chiuso le imposte, tirato le
tende, e, per maggior sicurezza, nascosto la
piccola lampada dietro l'alta scrivania.
Ginetta s'era seduta sul grande divano di
cuoio e recitava un rosario per Consalvo, mettendo
nella preghiera tutto il fervore della sua
anima agitata.
Ma spesso un fremito involontario la scoteva,
soprattutto allorch l'urlo del vento si
faceva pi intenso.
A un tratto essa vide aprirsi lentamente la
porta dalla quale Marta era uscita, e si rizz
in piedi, col cuore palpitante. Una snella figura
maschile apparve; poi un'altra pi bassa
e tarchiata, e in ultimo, Marta.
Consalvo! sussurr Ginetta avvicinandosi
e porgendogli le mani.
Sorella mia!... Ma io posso ora liberarmi
di questa...?
Si tolse la barba finta e la gett su una sedia.
Poi, attirando Ginetta tra le sue braccia,
le dette sulla fronte un lungo bacio.
Avremmo mai pensato, allorch io partii,
di ritrovarci in queste circostanze? egli
mormor. Quante emozioni per te, mia Ginetta!
Oh, questo non importa! Pur di rivederci!...
Mio buon dottore, perdonatemi!...
Abbracciatemi presto! Come stanno Giovanna
ed Amata?
Benissimo, cara, e sono molto incuriosite
per la mia partenza misteriosa, di cui non
ho spiegato il motivo. Consalvo non vuole render
noto a troppe persone il suo segreto, per
il timore che tutto vada fallito. Ma  straordinario,
il vostro racconto, Ginetta!
E tuttavia  vero! Ne ho avuto una prova
irrefutabile oggi stesso.
Una prova? fece Consalvo. E quale,
sorella?
Egli aveva alzato la voce, senz'accorgersene.
Marta, che era rimasta accanto alla porta, si
avanz di alcuni passi e disse in tono rispettoso:
Mi permetto di rammentare che  prudente
parlare a voce bassa.
Consalvo si volse dalla sua parte. Ella sussult,
e passando con impeto dietro alla scrivania
prese la lampada e l'alz in modo da
illuminare il viso del giovane.
Una sorda esclamazione le sfugg.
Il conte Edoardo!... Oh, s, mi pare di
rivedere il conte Edoardo al tempo del suo
matrimonio! S, s, voi siete il conte Roberto,
il caro, piccolo Roberto che nutrii col mio
latte!... Lo sento, ne sono sicura!
Tremava dalla commozione, fissando Consalvo.
Egli la guard a lungo e mormor:
Com' strano, se sono colui che voi dite,
ch'io non rammenti nulla... che questi luoghi,
dove devo aver vissuto, non risveglino in
me alcun ricordo!
Ginetta comprese che in quell'istante il dubbio
invadeva l'anima di Consalvo. Ella pure
si sarebbe lasciata vincere da questo sentimento,
se la confessione di Gianni non le avesse
provato che si trovava sul cammino della
verit.
Si affrett a ripetere brevemente al giovane
quella confessione. Mentre parlava, vedeva il
viso di lui illuminarsi...
S, questa  una prova! Ora ci credo,
Ginetta, poich tutto coincide. E sarebbe veramente
quell'uomo, quell'ind...? Ma da chi
fu istigato?
Marta crede che sia stata la signora Arabella,
la moglie del conte di Rudsay, la quale,
gelosa del piccolo Roberto, e volendo assicurare
al figlio l'eredit di Rudsay, fece sparire
il fanciullo, servendosi di quell'uomo affezionatissimo
a lei ed al marito.
S... ma sono ipotesi. Alla Corte di Giustizia
ci vorranno le prove.
Prima di tutto andiamo a vedere nel sepolcro
se tu ci sei, mio caro conte! intervenne
il dottore. Dopo, combineremo il
nostro piano.
Andiamo! disse Consalvo rivolgendosi
a Marta. Avete gli arnesi necessari?
Li ho nascosti nel parco, e li prender
passando, signor conte.
Consalvo sorrise.
Non datemi un titolo che fra poco dovrete
forse ritirare, egli disse.
Marta scosse il capo.
No, no; sono sicura che voi siete il conte
Roberto. Quand'anche la tomba non fosse vuota,
io lo crederei tuttavia, e direi che hanno
messo un altro fanciullo al posto del povero
piccino. Venite, signor conte, io vi condurr
laggi.
Che fai, Ginetta? domand Consalvo,
vedendo la giovane indossare un mantello che
aveva posato su una poltrona. Tu non ci
accompagnerai mica con questa tempesta, suppongo?
Ma s, caro! Io voglio saper subito!...
Oh, non riprendere la tua espressione severa,
poich non riuscirai a smuovermi, fratello!
ella disse passando il braccio sotto quello di
Consalvo e alzando su lui i begli occhi azzurri,
risoluti e ridenti. Ho scoperto io la
cosa, e mi pare di avere il diritto di trovarmi
laggi, in una circostanza cos decisiva.
S, dovr a te di avere riacquistato il
mio nome... se vi riusciremo! diss'egli
commosso, stringendo teneramente la mano
della sorella adottiva.
No. Prima di tutto, lo dovrai a Dio e
alla Madonna, mio caro Consalvo! ella disse
gravemente. Non temiamo: la nostra buona
Madre ci protegge. Mi hai scritto di essere
stato in pellegrinaggio al santuario di Nostra
Signora del Pilar, vero?
S, sorellina, e l'ho pregata ardentemente,
te lo assicuro!
Ecco la risposta. Maria  con noi, e noi
vinceremo l'inferno, simboleggiato da questo
Rarvari che Marta chiama demonio... Su, in
cammino, Marta.
Alcuni istanti dopo, la comitiva, ch'era passata
silenziosamente attraverso i corridoi illuminati
dalla lanterna cieca portata da Marta,
si trovava fuori del castello e penetrava nel
parco.
Sopra i notturni viandanti, che avanzavano
faticosamente, poich le raffiche erano spaventose,
le cime degli alberi scricchiolavano, gemevano,
e pareva ad ogni istante che gli enormi
rami dovessero spezzarsi e cadere sul capo
di quegli audaci.
Ma sotto i pini che circondavano il sepolcro,
la tempesta diventava meno intensa: mentre
ruggiva all'intorno, pareva volesse rispettare
il sonno dei defunti Marcill.
Che strana sepoltura!... mormor
Consalvo, scorgendo il massiccio edifizio di
granito nero.
Marta alz gli occhi verso lui.
Questo luogo non vi rammenta nulla, signore?
La contessa Anna, la vostra nobile madre,
vi conduceva spesso qui, alla tomba del
conte Edoardo.
Consalvo scosse il capo.
No, nulla, nulla!... mormor.
Vi erano due chiavi della sepoltura: una la
teneva il conte di Rudsay, l'altra era stata consegnata
da lui stesso a Francesca che l'aveva
richiesta per recarsi a visitare quando volesse
la tomba dei genitori e del fratello: Marta
aveva potuto prendere questa chiave con molta
facilit, perch Francesca non aveva segreti
per la sua fedele cameriera.
Quando tutti furono entrati Marta e i due
uomini si misero all'opera.
Ginetta, rabbrividendo, sera seduta accanto
alla porta, sopra un blocco di pietra che vi si
trovava, e pregava con fervore.
Il rumore del vento giungeva attenuato,
come un clamore lontano. Alla giovane, i cui
nervi erano tesi ed eccitati, pareva in certi
momenti di sentire un sussurro di voci umane
e dei gemiti misteriosi.
A un tratto, tre esclamazioni la fecero balzare
in piedi. Il dottore grid:
Vuoto!... Ah, furfanti!
Ginetta si slanci verso di essi: il sarcofago
era aperto, il coperchio della cassa svitato...
e dentro a quella sul raso bianco che la imbottiva,
erano alcuni eleganti indumenti da ragazzo.
Ecco gli abiti dei quali lo rivestii io stessa
quando fu morto! balbett Marta. Ma
lui, venne tolto... Oh, signore, dubitate ancora?
No, non dubito pi, disse Consalvo
con voce soffocata dalla commozione. Tutto
si spiega e si ricostruisce. Fui addormentato,
chiss con quale misterioso narcotico; mi credettero
morto e mi seppellirono qui. Nella
notte l'ind venne a togliermi di qui con l'aiuto
di altri complici, poich da solo non sarebbe
riuscito ad aprire la tomba, mi port
alla spiaggia, e mi trasport sulla costa bretone,
dove poi mi abbandon.
Miserabile! brontol il dottore. Lo
faremo filare noi, ora! Questo pescatore, Gianni,
dovr narrare ogni cosa in Tribunale.
S; combineremo tutto. Ma prima, rimettiamo
le cose in ordine qui.
Mezz'ora pi tardi riprendevano il cammino
del castello.
La tempesta raddoppiava d'intensit, e dal
sentiero eh'essi percorrevano si sentiva il mare
infrangersi sugli scogli.
Finalmente giunsero senza inconvenienti al
castello e Marta li fece passare di nuovo nel
gabinetto del defunto conte di Rudsay.
Consalvo sedette presso la scrivania e appoggiata
la fronte sulla mano s'immerse in
una profonda meditazione.
Il dottore e Ginetta s'erano seduti di fronte
a lui. Marta rimaneva in piedi in disparte, in
atteggiamento rispettoso. Consalvo, alzando a
un tratto la testa, disse risolutamente:
Pensiamo a ci che si deve fare. Sedete,
mia buona Marta; voi avete pieno diritto di
prender parte al consiglio, e il vostro parere
sar certo utilissimo.
Voi mi fate troppo onore, signore!
disse, inchinandosi, la vecchia nutrice, la cui
onesta fisonomia esprimeva una gioia estatica.
Disgraziatamente posso far poco, ma sono
tutta a disposizione di colui che, sulla terra, 
il mio solo padrone.
Il viso di Consalvo s'illumin dall'emozione.
Grazie di queste parole, Marta; rammenter
sempre che siete stata la prima a riconoscermi
come il discendente di coloro che hanno
vissuto in questo castello.
E le stese la mano che Marta, chinandosi,
baci. Quando essa rialz il capo, le lacrime
brillavano nei suoi occhi... ed anche Consalvo
sembrava assai commosso.
Voi servite ora colei che non oso ancora
chiamare sorella? domand.
S, signore: io sono la cameriera della
signorina Francesca. Che felicit per lei, cos
buona, cos cara! Ma non le diremo nulla, per
ora, vero? Sar meglio attendere.
S, attendiamo che le cose siano proprio
sicure. Sebbene tutte le prove sembrino favorevoli,
io temo ancora...
Ginetta, chinandosi, gli prese la mano.
Che cosa dunque, caro Consalvo?
Non so... sorella! Tutto  cos improvviso,
cos strano!
 la risposta della Madonna, caro!
S, Ginetta, ne sono persuaso. E quando
ogni cosa sar stabilita, andremo in pellegrinaggio
di ringraziamento a Lourdes.
Io pure l'ho promesso, Consalvo, ella
disse lietamente. E vi andremo presto, vedrai!
Ora, non temo pi nulla!
Ed io neppure, in fondo. Ma bisogna prevedere
che ci verranno mosse molte difficolt.
Questo Gianni vorr poi parlare al momento
opportuno? Pu darsi che tentino di spaventarlo,
che lo minaccino... E lui solo, con la
sua deposizione, pu svelar tutto.
Lo rivedr domani, e ti dir se possiamo
fidarcene. Ora pensiamo a quello che faremo,
Consalvo.
Erano le tre del mattino allorch i due uomini,
salutando Ginetta, uscirono dal castello
accompagnati da Marta che doveva indicare
loro il cammino. Era stato fissato che, non
appena informato sulle intenzioni di Gianni,
Consalvo presenterebbe al Tribunale, contro
Rarvari, una denunzia per rapimento di persona
e rivendicherebbe i suoi diritti alla successione
dei conti di Rudsay.
Ginetta risal in camera, ma non pot chiudere
occhio.
Siete stata poco bene, stanotte, signorina?
le domand la mattina seguente Anna,
raggiungendola nella sala di studio. Si direbbe
che non abbiate dormito.
Infatti, ho riposato poco, cara. C' stata
una tempesta spaventosa.
Ma  passata, ed oggi brilla il sole. La
zia Elena, nel pomeriggio, mi condurr a Duncastle.
E noi, ora, andremo a fare una bella
passeggiata, non  vero, signorina?
Ginetta non desiderava di meglio. E aspettando
la fanciulla che ritardava un po', s'avvicin
macchinalmente alla finestra e diede
un occhiata fuori. Ebbe un leggero fremito
alla vista d'una barca che veniva dall'isola:
Rarvari si dirigeva verso il castello.
In quell'istante bussarono alla porta; Marta
apparve e disse sottovoce:
L'ind sta arrivando. Signorina Orguin,
debbo dire a Sara di sorvegliarlo da vicino?
S, ma con molta discrezione. Dev'essere
intelligente e scaltrissimo, costui!
Anche Sara  scaltra. Procurate soltanto,
signorina, di prolungare la passeggiata della
piccola Anna, affinch Sara sia maggiormente
libera di sorvegliare il furfante.
Quando Marta fu uscita, Ginetta guard di
nuovo la barca: l'ind era sdraiato sul fondo
e teneva la mano sul remo; ma i suoi occhi
erano rivolti al castello e pareva fissassero le
finestre di Ginetta. Questa rabbrivid.
...
.
...
Capitolo 11.
...
.
...
Ginetta era tornata quattro o cinque volte
presso la signorina Francesca per sonare, e
sempre Anna l'aveva accompagnata; ma in
quel pomeriggio la fanciulla era partita con la
zia per la citt di Duncastle e Ginetta stava
per recarsi sola presso la giovane, allorch
Marta venne a parteciparle il desiderio della
sua padrona, di sonare insieme con lei, quel
giorno.
Francesca accolse amabilmente la giovane:
sembrava stanca, e disse che la tempesta le
aveva assolutamente impedito di dormire.
Inoltre, mi sentivo snervata in una maniera
inesplicabile. Ho finito con l'alzarmi e
camminare un po' per la camera. Poi mi sono
avvicinata a una finestra di cui Marta lascia
sempre aperte le imposte perch mi piace di
veder spuntare il giorno. La notte non era
oscurissima e, voi riderete della mia fantasia,
mi  parso di vedere delle ombre passare in
un viale del parco.
Ginetta si costrinse a sorridere, bench il
cuore le battesse forte.
Che idea, signorina Francesca. Io credo
che con un tempo simile nessuno abbia avuto
voglia di passeggiare nel parco.
Anch'io lo credo! Ma l'illusione era
tale!... Neppur voi avete buona cera, signorina.
La notte scorsa ha prodotto effetti disastrosi
su tutti, in verit! Avete osservato, a
colazione, il sembiante sconvolto del conte di
Rudsay?
S, Ginetta lo aveva osservato, e s'era accorta
altres ch'egli evitava di guardarla.
Forse vi annoiate, lontana dalla patria e
dai fratelli? disse Francesca continuando a
cercare fra i fascicoli di musica. Il castello
di Rudsay  triste, ed il vostro lutto  cos recente!
S, ho il cuore pieno d'angoscia! mormor
Ginetta i cui occhi si empirono di lacrime.
Ma il mio compito presso Anna 
piacevole, perch la fanciulla  tanto vezzosa!
S,  carina, povera bimba! E vi vuole
molto bene, sapete. Ieri mi diceva che vorrebbe
non la lasciaste mai.
Ginetta si sent stringere il cuore. Quello
che faceva per Consalvo era dovere; ma perch,
proprio lei doveva preparare il fulmine,
che scoppierebbe su quella casa e colpirebbe
senza dubbio la creaturina che le era cos teneramente
affezionata?
La bimba  molto pia, continu Francesca
ed  attirata istintivamente, al pari
di me, al cattolicismo.
E come  accaduto ci, signorina Francesca,
se non  indiscrezione domandarvelo?
Affatto. Sedetevi qui vicino, e conversiamo
da buone amiche... poich la mia simpatia
per voi s'accresce ogni giorno, signorina
Orguin. Pensate che la prima volta che vi vidi
ebbi l'impressione che un raggio di sole fosse
penetrato in questa cupa dimora, e che qualcosa
dovesse mutare la mia esistenza.
Ginetta rise dolcemente, bench, in fondo,
fosse assai commossa da queste parole, specialmente
nelle presenti circostanze.
 troppo onore per la mia umile persona,
signorina Francesca. Ma io pure sarei felicissima
di possedere la vostra amicizia e di
offrirvi tutta la mia abnegazione, se potesse
esservi utile un giorno.
Grazie, cara. Io sono di carattere un
po' diffidente; non avevo mai avuto amiche finora,
ma sono certa che voi non m'ingannerete...
E vi dir come sono giunta ad essere
incline al cattolicismo. Fu durante il nostro
soggiorno a Nizza. Io andavo spesso a trovare
la vecchia signora Berckley, che era inferma,
un po' imparentata con la nostra famiglia, alla
quale leggevo i suoi libri prediletti. Era una
cattolica ferventissima e spesso parlavamo di
religione. Dopo tali conversazioni, io riflettevo
molto, leggevo opere cattoliche, e assistevo
perfino alle funzioni nelle vostre chiese. La
mia vecchia cugina  morta, ma il buon seme
si  sviluppato ugualmente. E ci vorr ben
poco perch io diventi una vostra correligionaria,
signorina Orguin.
Ginetta strinse con forza la mano che Francesca
aveva posata sulla sua.
Che il buon Dio vi conceda questa grazia,
signorina Francesca! disse, commossa.
E per Anna, come accadde?
Ah, non so! Mi pare che nel suo caso ci
sia qualcosa di veramente miracoloso. Un giorno,
mentre usciva da una cappella cattolica
dove passando era voluta entrare, mi disse:
Ho sentito che Ges era l e mi guardava.
Gli ho detto che sono la sua figlioletta,
e che far quanto Egli vorr.
Da allora in poi, ella ha sempre desiderato
di abbracciare il cattolicismo, e non 
mai cos felice, come quando gliene spiego i
dogmi.
Che cosa dice il padre, di questa disposizione
d'animo?
Lo zio  molto indifferente in materia religiosa,
e il suo immenso amore per la bimba
gli far perdonare facilmente la nostra conversione
al cattolicismo.
Dunque, non prevedete difficolt, qualora
vi risolveste?
Nessuna, da questo lato. Quanto ad essere
risoluta, lo sono fermamente. Ma bisognerebbe
che parlassi con un sacerdote e mi
istruissi ancora. E qui, la cosa  impossibile.
Intendo anche di domandare al conte di Rudsay,
per il prossimo inverno, il permesso di
passare alcuni mesi in un convento, in Francia
o in Italia, probabilmente a Roma.
Il viso di Ginetta raggiava di gioia al pensiero
che una pecorella smarrita rientrava nell'ovile,
e che Consalvo, il fervente cattolico
non avrebbe avuto il dolore di sentirsi separato
dalla sorella, dal punto di vista della religione.
Siete contenta, cara Ginetta? domand
affettuosamente Francesca. Io pure, ve
l'assicuro. Questo solo pensiero di diventare
presto cattolica, anzi, di esserlo gi col desiderio,
mi sorregge efficacemente nelle tristezze,
negli affanni. Posso confidarmi con voi,
poich siete la mia amica... il conte di Rudsay
vorrebbe farmi sposare il figlio suo. Io ho
una profonda avversione per Corrado, e rifiutai
nettamente la prima volta (e fu l'anno scorso)
quando mi venne fatta tale proposta. Lo
zio la rinnov sei mesi or sono, e poi anche
l'altro giorno, in termini pi incalzanti, quasi
imperiosi. Ho di nuovo ricusato, risolutamente.
So di aver destato in quei due uomini una
collera e un rancore che non diminuiranno
tanto presto. Ma giammai io sposer Corrado.
Confidate, cara; Dio vi mander un soccorso!
disse Ginetta con dolcezza.
S, s, ne ho la speranza! Ho affidato la
mia causa a Maria, la nostra Madre, e nulla
temo pi dal conte di Rudsay e da suo figlio
Corrado.
Quando Ginetta lasci Francesca, dopo la
loro lunga conversazione e mezz'ora di musica,
incontr nel corridoio Marta che l'attendeva
per sussurrarle all'orecchio:
Sara m'ha detto che l'ind non ha ancora
lasciato il castello. Dev'essere tuttora nell'appartamento
del conte di Rudsay. Purch
non tramino qualche nuova infamia!
Stiamo in guardia, Marta;  tutto ci
che possiamo fare. Io vado ora in cerca di
Gianni.
Il pescatore era stato puntuale al convegno
fissatogli il giorno prima da Ginetta. La giovane
lo trov nello stesso angolo un po' appartato
del cortile e si mise subito all'opera
per rinnovargli la medicazione. Finita questa,
gli disse risolutamente:
Ed ora, Gianni, chiacchieriamo. Siete
sempre disposto, come ieri, a riparare il male
che pu aver cagionato il vostro silenzio?
S, assolutamente, signorina.
Voi non immaginate chi fosse la persona
trasportata da Rarvari?
No, affatto. Mi sono lambiccato il cervello
per indovinare, e il babbo pure, ma non
abbiamo mai potuto sapere... Eppure nessuna
persona di nostra conoscenza spar dal castello
di Rudsay, o dal paese.
S, qualcuno era sparito; ma non ve ne
accorgeste, perch era un morto.
Un morto? balbett Gianni.
Morto in apparenza... il piccolo conte di
Rudsay era soltanto addormentato quando fu
chiuso nella bara dalla quale lo tolse l'ind.
Oh, signorina!... Oh!... Oh!...
Egli la guardava, a bocca aperta, con gli
occhi spalancati e pieni di stupore.
La bara  vuota, disse con calma Ginetta
e il conte Roberto di Rudsay in quest'istante
non  molto lontano di qui. Il fanciullo
che voi, Gianni, aiutaste a trasportare
sulla costa bretone, fu da mio padre raccolto
e allevato. Ora egli viene a rivendicare i suoi
diritti. E sar necessario che voi ripetiate al
Tribunale tutto ci che mi avete detto.
In uno slancio spontaneo di pentimento
Gianni congiunse le mani.
Lo dir... oh, s, dir tutto! Ah, come
avevo ragione di detestare quel miserabile
ind! Quando lo incontravo, mi pareva sempre
di scorgere un animale velenoso! Ed Ester
al pari di me, signorina. Il padre mio non lo
pu soffrire ugualmente... ma c' quella questione
del denaro!... Stamani gliene ha dato
ancora: li ho visti io da lontano; ed hanno
parlato a lungo. Questo mi urta; temo che
quel furfante abbia di nuovo importunato il
babbo affinch lo aiuti a condurre a buon termine
qualche altra scelleratezza.
Sorvegliateli, Gianni. E siate pronto a
dire tutta la verit per colui che  il vero
conte di Rudsay. Non occorre raccomandarvi
il segreto pi assoluto, vero?
State sicura, signorina. Non ne parler
che ad Ester, se lo permettete, perch lei ed
io siamo un cuore solo, ed ella sa custodire benissimo
un segreto, ve lo garantisco. Ella
pure detesta l'ind, e sar lieta di aiutarci a
farlo punire.
Ginetta prese commiato da Gianni e risal
nella sua camera dove ebbe un rapido colloquio
con Marta. Fu deciso che quest'ultima
avrebbe fatto sapere, la sera stessa, a Consalvo
come, essendo sicure le confessioni di
Gianni, egli potesse agire.
...
.
...
Capitolo 12.
...
.
...
Anna, un po' stanca del viaggetto compiuto
il giorno precedente, si dest quella mattina
pi tardi del solito. Sara venne a portarle la
cioccolata e disse sorridendo:
La signorina Orguin fa come voi, stamani,
signorina Anna: ella prolunga il suo
sonno; non ha ancora chiamato per avere la
colazione.
Appariva stanca, ieri; la bufera le aveva
impedito di dormire, la notte precedente. State
attenta a non svegliarla, veh!
Tuttavia la bimba, allorch, un'ora pi tardi,
fu vestita, ed entrata nella sala da studio
non vi trov alcuno, cominci a maravigliarsi:
un simile fatto non s'era mai verificato.
Che sia ammalata? domand a Sara.
Bussate ugualmente, per sapere...
La cameriera obbed, ma nessuno rispose.
Allora apr la porta ed ebbe un'esclamazione
di sorpresa.
Non c' nessuno!... E il letto non  stato
disfatto!
 impossibile! grid Anna.
Entr essa pure e vide che la cameriera aveva
detto il vero: il letto era intatto e un ordine
assoluto regnava nella camera.
Ma Sara verific che un abito e un cappello
della giovane erano scomparsi, con la borsa
da viaggio.
Anna sconvolta, corse a riferire l'incidente
al padre. Sara, scendendo per narrare il fatto
al personale di servizio, incontr Marta e la
inform immediatamente. La vecchia nutrice
impallid e alz le braccia.
Signore! Non ci mancava altro! Che significa
ci? Non  certo partita spontaneamente!
Come, allora? domand Sara, incuriosita.
Lo so io! mormor fra i denti Marta.
E corse a precipizio in camera, scrisse un
biglietto, lo port a un piccolo sguattero con
l'incarico di correre subito all'albergo di Shirton
e consegnarlo al dottor Le Mirec.
La scomparsa di Ginetta aveva destato un
vivissimo stupore negli abitanti del castello.
Il conte di Rudsay fece interrogare i servi,
che non sapevano nulla. Francesca, impressionatissima,
disse che la signorina, il giorno
precedente, le era sembrata del suo solito
umore, e che ella non credeva affatto a una
partenza volontaria.
E che cosa credete dunque, mia cara?
domand un po' bruscamente il conte di Rudsay,
il cui viso stravolto impressionava coloro
che lo vedevano.
Non so... ma se fino a domani non riusciremo
ad averne notizie, credo sar bene avvisare
la polizia, non  vero, zio?
Naturalmente! Ma io penso che non tarder
tanto a ricomparire, raccontandoci qualche
storiella a modo suo. Gi questa giovane,
debbo confessarlo, non m'ispirava fiducia, e
con vivo piacere la pregher di lasciare il castello
di Rudsay.
Anna, con i lineamenti sconvolti, si trovava
accanto al padre.
A queste ultime parole sussult.
Rimandare la signorina Orguin! Oh, no,
no, babbo, non lo farete!
E gli circond il collo con le braccia.
Egli si sciolse, volgendo altrove gli occhi.
Vedremo... secondo le spiegazioni che
ci dar, disse brevemente. Andate a riposare,
cara, e non vi agitate in tal modo.
No, non potr esser tranquilla fin che
non sar ritornata! disse Anna, con voce
rotta dai singhiozzi. Io le voglio tanto, tanto
bene.  impossibile che abbia abbandonato la
sua piccola Anna!
Ritorner, non temete, carina, disse teneramente
Francesca prendendola tra le braccia.
Venite con me; andremo insieme a
parlare di lei; poich io pure l'ho cara, quell'incantevole
Ginetta.
Nel frattempo Marta, chiusa in camera, meditava
profondamente. Quando son mezzogiorno,
ella usc di nascosto dal castello, passando
da una porta segreta, e and sulla via
di Shirton.
Presso una cava abbandonata, due uomini
attendevano. Uno di essi, Consalvo, le si slanci
incontro.
 stata ritrovata?... Dite, Marta? domand
con voce rauca dal turbamento.
No, purtroppo, signore!
Ah, miserabili! Io vado immediatamente
dal conte di Rudsay per costringerlo a dirmi
che cosa ha fatto della mia Ginetta...
Calma, caro amico! disse il dottor
Le Mirec che in quell'istante lo raggiungeva.
Il conte di Rudsay dev'essere un vecchio
volpone, e non ti dir nulla. Comprometteresti
inutilmente la tua causa...
La mia causa? Mi preme ben poco, di
fronte a quanto concerne Ginetta! Durante
l'assenza di Giorgio, devo proteggerla io e
sapr pure obbligare quest'uomo a rendermi
ragione della sua scomparsa.
Aspettate fino a domani, ve ne prego,
signore! supplic Marta. Occorre riflettere,
vedere...
E nel frattempo, che faranno di lei? Essi
sono capaci d'ogni infamia, io l'ho provato!
Io non credo che vi sia da temere un assassinio.
Se ne sono astenuti trattandosi di
voi, e sarebbe stato un mezzo ben pi facile
e sicuro di quello che hanno adottato.
 vero; convenne Consalvo ma allora,
che vorranno fare di lei? E anzitutto,
perch hanno sospettato ch'ella costituisse un
pericolo per loro?
Non saprei dirvelo, signore. Ma la signorina
Ginetta aveva, gi da parecchi giorni, il
dubbio di essere oggetto di un'attiva sorveglianza,
ed aveva osservato che il conte di Rudsay
non era pi lo stesso a suo riguardo.
Consalvo riflett un istante.
Ascoltate, Marta: disse poi ecco ci
che faremo. Io spedir domattina il mio referto
alla Giustizia; se Ginetta non sar ricomparsa,
avvisatemi immediatamente: verr allora
al castello con la polizia e mi sveler al
conte di Rudsay. Voi farete intervenire Gianni
affinch ripeta, dinanzi a testimoni, quello che
ha visto. Il dottore far, in assenza di Ginetta,
la deposizione di ci che ebbe a verificare nel
mio organismo, quando fui trovato sulla spiaggia
di Kersanlic. Vedremo ci che ne risulter.
Quanto a Ginetta, dev'essere ritrovata
domani, a costo di far rovistare dalla polizia
l'intero castello e i dintorni.
La sera, quando tutti gli abitanti di Rudsay
andarono a letto, Ginetta non era ancora
ricomparsa.
Anna, col cuore angosciato, non pot chiudere
occhio durante la notte, e le sue prime
parole, la mattina seguente, quando la cameriera
entr, furono:
Ditemi, Sara,  ritornata?
S, signorina. Oh, che stranezza! E seduta
nella sua poltrona e dorme come una
santa. Ha indosso il vestito da passeggio e
tiene ancora in mano la borsetta. Marta le 
accanto.
Anna si rizz sul letto.
Presto, datemi una veste da camera: voglio
andare a vederla!... No, no, far il bagno
pi tardi!
Sara accondiscese docilmente, e cinque minuti
dopo Anna bussava alla porta della sua
istitutrice.
Marta venne ad aprirle.
C' la signorina Orguin? Posso entrare?
No, vi prego, Anna. La signorina Orguin
 molto stanca... la vedrete pi tardi.
La bambina rimase delusa.
Allora, Marta, ditele che l'abbraccio affettuosamente.
Riferir le vostre parole, state certa.
La cameriera richiuse la porta, poi si riavvicin
a Ginetta, sprofondata in una poltrona,
presso la finestra aperta, pallidissima, con gli
occhi cerchiati.
Vi porter del t, signorina Orguin; poi
mi recher io stessa a dare la notizia al conte
Roberto. Tanto peggio, se mi spiano: ormai
possiamo gettare la maschera.
Ginetta appoggi sulla mano la testa che le
doleva tanto.
S, avvertitelo, Marta! Non voglio pi
restare qui senza di lui. Come avranno potuto
addormentarmi in questo modo? E dove mi
hanno portata in queste ventiquattr'ore della
mia scomparsa? Nessun altro venga a vedermi,
tranne la signorina Francesca. Ma ora,
Marta,  meglio che le riveliate ogni cosa.
Mezz'ora pi tardi, bussarono di nuovo alla
porta di Ginetta. Una voce disse:
Sono io: Francesca.
Entrate, entrate! rispose Ginetta.
La giovane le si avvicin, l'abbracci lungamente.
Ginetta, amica mia!... Marta mi ha detto
tutto. Ritrover mio fratello!... Oh, non posso
ancora credere a tanta felicit!... E questo miserabile
conte di Rudsay si  accanito anche
contro voi! Egli sospetta certo qualcosa. Ginetta,
mia diletta, la Madonna esaudisce le
nostre preghiere!
Il doloroso stordimento rimasto a Ginetta
dopo il misterioso sonno cagionatole da qualche
potente narcotico, si dissipava a poco a
poco. Ella pot parlare a lungo con Francesca,
e addentrarsi nei particolari che la giovane
desiderava conoscere sul fratello, e sul
modo con cui si era svolta la cosa che ora
volgeva al termine. Francesca era raggiante,
e Ginetta non riconosceva pi quel viso, sempre
tanto triste.
Voi dite che il mio caro Roberto  piacevole
e buono?
S, buono e affettuoso, mia cara Francesca.
Egli vuole un gran bene a me, che sono
soltanto la sorella adottiva: figurarsi a voi!...
Oh, non mi amer certo maggiormente!
Forse meno, disse Francesca con un sorriso.
Ma non ne sar gelosa, non temete.
Se ha un cuore come voi dite, vi Sar posto
per entrambe.
Prolungarono il loro affettuoso colloquio fino
all'ora della colazione.
Fu deciso che Ginetta, col pretesto di essere
stanca, non sarebbe scesa, perch non si sentiva
abbastanza calma da affrontare, col conte
di Rudsay, la spiegazione che si rendeva inevitabile
dopo quanto era accaduto.
E la piccola Anna, che insiste per vedervi?...
domand Francesca.
Le due giovinette si guardarono con gli occhi
pieni di lacrime.
Povera bimba! mormor Ginetta.
Ma non si pu agire diversamente... essa dovr
pure conoscere il fallo del padre...
Che dev'essere, pi che altro, attribuito
alla madre, corresse Francesca. Il conte
Carlo era debole, cedette alle mire ambiziose
e ree della moglie. Adesso immagino che si
lasci tiranneggiare da Rarvari. Ah, Ginetta,
che parenti abbiamo! E volevano farmi sposare
Corrado! Ma ora ci sar mio fratello, e
nulla pi avr da temere.
Francesca ritorn da Ginetta dopo la colazione.
Le disse che il conte di Rudsay, indisposto,
non era comparso. Anna le aveva chiesto
notizie dell'istitutrice e si era rattristata sapendo
che non poteva ancora andare a trovarla.
Povera piccina! La sua vista mi spezzerebbe
il cuore! disse Ginetta. Preferisco
partire senza vederla.
Partire?... Volete partire?...
Credete che il conte di Rudsay voglia tenere
pi oltre in casa sua l'istitutrice che s'
allontanata cos misteriosamente per un giorno
intero, senza poter dare spiegazione della sua
scomparsa? Ci ho riflettuto a lungo, Francesca,
ed ho concluso che tutto ci  stato combinato
per avere il motivo di licenziarmi immediatamente
senza che Anna, la quale mi
 affezionata, possa protestare; e soprattutto
allo scopo di farmi passare per un'avventuriera
la cui testimonianza sia nulla, qualora io sospetti
il loro delitto. Sono venuti a conoscere,
non so come, che il piccolo Roberto fu raccolto
dai miei genitori, e sarebbe stato troppo pericoloso
tenermi pi oltre qui. Poich credo che
non vi sia altro, e che essi non dubitino di ci
che teniamo sospeso sul loro capo.
Dunque, vi lascerete scacciare? E dove
andrete?
Raggiunger a Shirton Consalvo e il dottor
Le Mirec.
Non per molto tempo, spero. Mio fratello
rientrer ben presto come padrone al
castello di Rudsay e allora voi, Ginetta, ci
ritornerete.
Sara si present in quel momento, annunziando
che il conte di Rudsay desiderava parlare
alla signorina Orguin e che l'attendeva
nel suo gabinetto da lavoro.
Ginetta scambi un'occhiata con Francesca.
Vedete, non tarda molto, disse sottovoce.
Fategli rispondere che siete ancora troppo
stanca.
No, preferisco finirla. Sara, dite al conte
di Rudsay che mi recher da lui.
Alcuni minuti dopo, Ginetta, ancora un
po' pallida, ma risolutissima, varcava la soglia
del gabinetto del conte di Rudsay, una
grande stanza semibuia che Anna detestava,
e dalla quale il padre, per compiacerla, abitualmente
usciva.
Il conte Carlo era seduto in una poltrona,
volgendo le spalle alla finestra. Chin leggermente
il capo allorch vide entrare la giovane,
e disse con freddezza, indicandole una sedia:
Fin da stamani desidero parlarvi, signorina
per avere la spiegazione di quest'assenza...
Calmissima, a testa alta, Ginetta lo interruppe:
Non posso darvi altra spiegazione che
questa, signore: sono stata addormentata, trasportata
non so dove per ventiquattr'ore, e
mi sono svegliata stamani in camera mia, sopra
una poltrona, con l'abito da passeggio,
che non avevo certo indossato ieri l'altro sera,
quando risalii nel mio appartamento dopo il
pranzo.
Il conte Carlo ebbe un risolino sardonico.
Non supporrete, spero, ch'io creda questa
fantastica storiella? Avreste potuto trovare
qualcosa di pi plausibile.
S, se veramente si trattasse di un' invenzione.
Ma io non posso dire se non ci che 
accaduto.
In questo caso, signorina, comprendete
che io non posso pi oltre affidarvi l'educazione
di Anna?
Naturalmente, signore, lo comprendo:
partir questa sera.
Ella si sent avvolgere in uno sguardo scrutatore
e inquieto. Certo, la calma inalterabile
della giovane pareva strana e minacciosa.
Vi prego soltanto di non rivedere Anna,
prosegu il conte di Rudsay, tentando di padroneggiare
il tremito della voce. La bimba
vi si  affezionata, ed  meglio evitarle la commozione
della partenza.
Condivido la vostra opinione, signore.
Ella salut freddamente ed usc, fiera e dignitosa,
seguita dallo sguardo del conte di
Rudsay.
Una portiera si sollev, l'ind apparve.
Non ha protestato. E straordinaria, Rarvari.
S, assai! mormor l'ind. Avrebbe
dovuto difendersi...
Forse non era necessario ci che abbiamo
fatto. Tu mi hai spaventato avvertendomi
che il padre di questa giovane  colui
che raccolse il... fanciullo. Ma poteva anche
darsi che essa non dubitasse di nulla.
Vi ho gi fatto riflettere, signore, che il
conte Roberto da fanciullo rassomigliava al padre,
e che questa rassomiglianza si sar accentuata
con gli anni.
Non  cosa certa. E poi, vedi, ne ho abbastanza
di tutto ci. La signorina Orguin 
simpaticissima e mi  penoso giocare questa
commedia con lei. E la mia figliuola che dir,
quando la sua diletta istitutrice sar partita?
Ho fatto male a seguire i tuoi consigli, Rarvari.
Un sorriso sarcastico schiuse le labbra dell'ind.
Preferireste, signore, veder giungere il
conte Roberto a rivendicare i suoi diritti? La
cosa sarebbe accaduta, un giorno o l'altro, sapete,
poich voi stesso avete definito come un
terribile pericolo la presenza di questa giovane,
quando, avendo inteso per caso come ella si
chiamasse, io vi ho fatto ricordare ci che
questo nome, da voi dimenticato, potesse significare
per noi. E sareste lieto di vedere
il conte Corrado diseredato?
Il conte di Rudsay lo interruppe con un gesto
violento.
Taci!... Non ne parlare, disse bruscamente.
Poich  necessario, che la ragazza
parta. E tu, vattene nell'isola.
L'ind s'inchin ed usc; ma una leggera
contrazione gli sollev le labbra, mentre mormorava
sordamente:
 necessario ch'io vegli. Perch ella era
cos calma? Perch s' lasciata scacciare a
quel modo, senza protestare?
...
.
...
Capitolo 13.
...
.
...
Il giorno dopo Anna era ancora a letto, allorch
la zia entr nella sua camera, cosa insolita
per l'ottima signora, cui piaceva alzarsi
tardi la mattina. Ma il fratello l'aveva pregata
di annunziare ad Anna la partenza dell'istitutrice,
prima che la fanciulla lo sapesse dalla
cameriera. Nell'udire tale notizia, Anna impallid
un po', ed esclam:
No,  impossibile! Non sarebbe partita
senza rivedermi!
S,  partita, cara, ve lo assicuro. Non
poteva pi rimanere dopo avervi abbandonata
a quel modo per un giorno intero. Ella stessa
lo ha compreso...
Ma Anna scosse il capo.
No, no,  impossibile! Zia, volete, per
favore, sonare affinch Sara venga a vestirmi?
Andr subito dal babbo per dirgli che faccia
ritornare la signorina Orguin.
 inutile, Anna, vostro padre  inflessibile
su ci. E poi, non potrete vederlo stamani:
 indisposto, e non riceve nessuno.
Ma ricever me, zia!
La signora Elena non discusse pi oltre e
son per chiamare Sara, la quale vest senza
indugio la bambina. Questa si diresse subito
all'appartamento del padre; ma il cameriere
le disse che il conte di Rudsay aveva dato l'ordine
di non lasciar entrare nessuno.
Neppur io posso passare?
Neppure voi, signorina Anna, rispose
il vecchio servo, la cui figura leale esprimeva
un vero rammarico dinanzi al sembiante deluso
della bimba. Il signore riposa e non vuole
esser disturbato.
Anna se n'and come una piccola anima in
pena, seguita da Nero. Si rec nell'appartamento
di Ginetta, entr nella grande camera
ordinatissima, dalla quale era scomparsa ogni
traccia della presenza della giovane istitutrice.
La fanciulla sedette sulla poltrona, accanto
alla finestra, e Nero le pos il testone sulle
ginocchia. Ella prese ad accarezzarlo lievemente,
gettando spesso una lunga occhiata intorno
a s. Poi sospir.
Com' triste non vederla pi, non ti
pare, Nero? disse malinconicamente.
Tu pure, mio buon cane, l'amavi. Ella 
cos buona; e sentivo che aveva tanto affetto
per me. Oh, Nero, io non posso credere che
non la rivedr pi!
Grosse lacrime le caddero sulle guance. Nero
la guardava, e nei suoi occhi di cane fedele si
scorgeva una profonda mestizia.
Francesca, che passava in quel momento nel
corridoio, vide la porta aperta ed entr.
Anna le si gett al collo.
Lo sapete, Francesca, che  partita?
S, cara; ma che fate, qui? Non piangete.
Venite a fare una passeggiata con me.
Anna scosse il capo.
No, non posso, sono troppo triste e lo
sar finch il babbo non mi avr assicurato
che la signorina Orguin ritorner.
E di nuovo le lacrime sgorgarono dai suoi
occhi.
Francesca sospir. Prendendo la fanciulla
tra le braccia, la strinse al petto.
Forse un giorno la rivedrete, Anna. Invocate
questa grazia dalla Vergine santissima.
Oh, s, la invocher!... L'avete vista,
Francesca, prima della partenza?
S, e mi ha detto di abbracciarvi e di riferirvi
che sarete sempre la sua piccola e cara
Anna.
Le lacrime caddero pi abbondanti. Anna
mormor:
Le voglio tanto bene... ma tanto! Vi ha
detto perch partiva, Francesca?
Non ne ha parlato con nessuno, rispose
la giovane, assai perplessa.
E per mutare il corso della conversazione,
soggiunse con vivacit:
Su, siate compiacente, Anna, venite con
me. Non andremo lontano, ma  necessario
che prendiate un po' d'aria, lo sapete.
Anna, istintivamente docile, si lasci persuadere;
e poco dopo le due cugine uscivano
dal castello e si avviavano per un sentiero scosceso
che scendeva verso la spiaggia. Il cielo,
tersissimo la mattina, si copriva di nuvole; il
sole non appariva che a intervalli fra le nubi
le quali avanzavano lentamente, poich il vento
era debole.
Camminando, Anna parlava di Ginetta, nonostante
gli sforzi di Francesca per stornare
il discorso, cos imbarazzante per lei che sapeva
tutto e nulla poteva dire...
Io non comprendo affatto ci che  accaduto.
Perch  partita in tal modo, senza
rivedermi? Dite, Francesca, ci capite qualche
cosa, voi?
No, cara, proprio nulla... se pure non
sia stata chiamata improvvisamente da una
persona della sua famiglia.
Ma questo non avrebbe dovuto impedirle
di venire ad abbracciarmi prima di partire.
Lo avr fatto per evitarvi una commozione
troppo grave, Anna.
Oh, cos  pi doloroso ancora, poich
mi domando se non avr avuto qualcosa contro
di me!...
Contro di voi?... Ma no, cara! disse
Francesca intenerita. Rassicuratevi: questo
no davvero!
Ma allora, perch?... Mio padre l'avr
forse rimproverata perch si era allontanata
senza avvertire alcuno; ella si sar offesa, e
avr deciso di partire immediatamente...
S, pu darsi... mormor Francesca.
Se il babbo le scrivesse di ritornare, ella
verrebbe, ne sono sicura, perch mi vuole molto
bene. Se le scrivessi, Francesca, credete mi
risponderebbe?
Io credo di s. Ma attendete: pu darsi
che riceviate notizie da lei stessa.
 forse ritornata in Francia?
Non mi ha detto dove sarebbe andata,
Anna.
Che stranezza! mormor la fanciulla.
Voi pure le volevate molto bene, non 
vero, Francesca?
S, moltissimo... e glielo vorr sempre.
Allora vi unirete a me per pregare il
babbo di farla ritornare?
Ma s, certo.
Avreste dovuto avvertirmi, giacch l'avete
vista prima della partenza.
Non potevo farlo, Anna; vostro padre
desiderava evitarvi questo dolore. Ma posso
assicurare che la signorina Orguin vi ama
sempre, con tenerezza.
Chiacchierando, erano giunte alla spiaggia.
Anna si ferm improvvisamente, con un leggero
sussulto.
L... quella spaventosa bestia...
E stendeva il braccio verso uno scoglio sulla
cui cima era appollaiato l'avvoltoio il quale,
allungando l'orribile collo nudo, guardava le
due fanciulle che si avvicinavano.
Il suo padrone non dev'essere lontano,
disse Francesca rabbrividendo essa pure.
Torniamo indietro; non mi piace punto trovarmi
dinanzi quell' individuo.
Aveva detto queste parole sottovoce, ma accanto
a lei una voce gutturale disse all'improvviso:
Perch mi temete, signorina Francesca?
Io non vi ho mai fatto del male.
L'ind, steso sulla sabbia dietro a uno scoglio,
si sollevava repentinamente dinanzi alle
giovinette. Anna, impallidendo, gett un grido
di terrore. Nero, che vagava per caso a breve
distanza da loro non avendo ancora fiutato
Rarvari, intese il grido e scorse l'ind. Temette
forse un attacco contro la sua padroncina?
Comunque, balz, e, senza ringhiare, si
slanci sull'uomo che cadde a terra.
Nero!... Nero!... Qui! gridarono contemporaneamente
Francesca ed Anna, terrorizzate.
Ma il grosso cane, che a stento aveva fino
allora contenuto il suo odio, voleva soddisfarlo.
I suoi terribili denti s'affondarono nella
gola di Rarvari, che ebbe appena il tempo di
emettere un sibilo stridente. S'intese un batter
d'ali: l'avvoltoio si avventava contro l'aggressore
del suo padrone...
Ma Anna sera gi slanciata, aveva afferrato
Nero per il collare, gridando disperatamente:
Lascialo... Nero! Nero!
Un grido di terrore le rimase soffocato in
gola. Prima di poter fare un movimento per
fuggire, si vide avvolta dalle ali immense dell'uccello
rapace, sent il becco terribile colpirle
ripetutamente il capo, e cadde perdendo i
sensi.
Francesca le fu accanto in un baleno. Con
l'ombrello colp l'avvoltoio che, sorpreso, abbandon
la fanciulla. Francesca ne profitt
per rialzare Anna e portarla lontano quanto
pi poteva, sulla sabbia. L'avvoltoio assaliva
ora Nero, sotto il quale sentiva rantolare il
suo padrone.
Ma Francesca non pensava pi che ad Anna.
Inginocchiata presso la bimba, ne sollevava la
testina insanguinata. Poi rivolse all' intorno
uno sguardo sgomento, nella speranza di scorgere
qualcuno che potesse aiutarla a trasportare
la bambina.
Una figura femminile apparve, poco lontano.
Francesca, rizzandosi, chiam con tutte
le sue forze, e s'accorse di essere stata udita:
la donna si ferm alcuni secondi, guard, poi
si mise a correre.
Quando fu vicina, Francesca riconobbe
Ester Hilson.
Questa ebbe un grido d'orrore alla vista dell'ind
sanguinante e immobile, morto senza
dubbio, sul corpo del quale lottavano Nero e
l'avvoltoio. Poi s'inginocchi presso Anna, che
aveva pure gli occhi chiusi e la immobilit
d'una morta.
Presto, trasportiamola al castello! disse
precipitosamente Francesca, senza indugiarsi
a dare spiegazioni.
Entrambe, reggendo quel fardello cos leggero,
risalirono il pendio sassoso e giunsero
al castello.
In un baleno, tutti furono sossopra. Il conte
di Rudsay, che si era alzato allora, vide entrare
il suo cameriere, pallido e stravolto...
Che c', Pietro? grid affannosamente.
Signore, la signorina Anna  ferita...
Il conte Carlo si rizz nonostante i dolori che
da anni rendevano quasi inerti le sue gambe.
Ferita?... Dove?... Come?... disse con
voce rauca.
 stato l'avvoltoio... Io non ho compreso
bene, signore...
Il conte di Rudsay afferr il braccio del cameriere
e, insensibile al dolore, si trascin fino
alla camera della figlia.
Anna era distesa sul letto: Sara, con gli occhi
pieni di lacrime, ne lavava la ferita, mentre
Francesca tentava di far rinvenire la fanciulla
inanimata.
Il conte di Rudsay, pi livido della bimba
ferita, balbett sordamente:
Anna!... Oh, il castigo!
E, inoltratosi, s'abbatt accanto al letto della
figlia.
...
.
...
Capitolo 14.
...
.
...
La piccola anima di Anna doveva, in breve,
salire al Cielo. Gi da due giorni la vita sfuggiva
gradatamente da quel fragile corpo che
non aveva potuto resistere n alla ferita, n,
soprattutto, allo spavento atroce provato dalla
fanciulla nel momento in cui era stata assalita
dal sinistro compagno di Rarvari.
Anna sapeva, fin dalla mattina, che doveva
morire; o meglio, l'aveva gi compreso prima,
e se n'era fatta dare oggi la certezza da
Francesca che, di fronte alle sue insistenze,
piangendo, aveva dovuto parlare.
Il dolce e pallido visino sembrava si fosse
subito illuminato; la fanciulla aveva congiunto
le mani, mormorando estatica:
Andr dunque a vedere Dio!
Il conte di Rudsay, accasciato in una poltrona
non l'abbandonava un istante. I suoi occhi
mesti erano continuamente fissi sulla sua
creatura prediletta, il cui sguardo tenero si
volgeva spesso a lui. Il pi grande dolore che
avrebbe potuto colpirlo piombava ora su quell'uomo.
Anna era stata il suo unico affetto; e
l'avrebbe perduta per sempre, poich sapeva
che l'animuccia angelica e la sua indurita nel
peccato non potrebbero riunirsi un giorno.
Comprendeva pure che era quella l'ora della
punizione divina. Tutto gli crollava intorno,
in un attimo. Il giorno precedente, i giudici
avevano fatto una visita al castello di Rudsay,
per arrestare Rarvari; ma il corpo dell' ind,
strangolato da Nero, giaceva sulla spiaggia,
accanto al cadavere dell'avvoltoio. Il conte di
Rudsay non aveva avuto alcuna difficolt a confessare.
Ora tutto gli appariva indifferente;
nella confessione stessa, pareva avesse trovato
un'aspra soddisfazione.
I magistrati avevano potuto altres, con la
deposizione sua e degli Hilson, ricostruire tutto
il dramma di cui il conte Roberto era stato
vittima: la signora Arabella aveva avuto, per
la prima, l'idea di fare sparire il fanciullo, un
giorno, dopo aver udito Rarvari, un antico
fachiro, parlare di mezzi di cui disponeva per
procurare un sonno simile alla morte, al finire
del quale il paziente perdeva per sempre il ricordo
del passato. Il conte Carlo aveva resistito
a lungo, ma la moglie e Rarvari esercitavano
un potere immenso sul suo carattere debole,
sul suo spirito dal quale aveva scacciato le
pie credenze della giovinezza. Egli cedette, ed
aiut con le sue stesse mani l'ind a togliere
il fanciullo dalla tomba, dopo la morte apparente
che Rarvari aveva ottenuta per mezzo
dei procedimenti di cui conosceva il segreto.
I due Hilson avevano trasportato, senza saperlo,
il piccolo conte sulla costa bretone. Il
conte Carlo aveva letto sui giornali la scoperta
del fanciullo; aveva saputo, in seguito, tenersi
segretamente informato di ci che era diventato
il nipote, poich, nonostante tutta la sicurezza
che pareva derivargli dalla riconosciuta morte
di Roberto, il timore lo assaliva sempre.
Egli sapeva dunque che il ragazzo era stato
raccolto dalla famiglia Orguin. Ma quando si
era trattato dell'istitutrice della figlia, questo
nome nulla aveva richiamato alla sua memoria,
parecchio indebolita gi da qualche tempo.
Fu Rarvari che, udendo un giorno quel nome,
si era immediatamente rammentato, e aveva
rivelato al padrone come ospitasse sotto il proprio
tetto la sorella adottiva del piccolo Roberto.
Il conte Carlo si era spaventato. Egli e l'ind
avevano cercato allora un mezzo per stornare
il pericolo. Rarvari aveva proposto il seguente:
addormentare Ginetta per ventiquattr'ore,
trasportarla con l'aiuto di Hilson, che verrebbe
pagato regolarmente per ottenere il silenzio,
in una segreta del castello, e riportarla
quindi nella sua camera, in modo da far supporre
un'assenza che giustificherebbe l'immediato
licenziamento, non potendo, naturalmente,
la giovane dare spiegazione sull' impiego
di quel tempo. Una tale manovra avrebbe aggiunto
il vantaggio di permetter loro di trattare
Ginetta come un'avventuriera, qualora
avesse concepito qualche sospetto circa l'identit
del conte Roberto col suo fratello adottivo.
Il conte Carlo aveva dapprima rifiutato di
adoperare questo mezzo. La lealt, l'elevatezza
d'animo, il fascino delicato della fanciulla agivano
su lui, e soprattutto temeva di rattristare
troppo la figlia per il brusco allontanamento
di quell' istitutrice teneramente amata. Ma Rarvari
aveva insistito, l'aveva spaventato tanto e
cos bene, che il consenso era stato dato.
Carlo di Rudsay aveva svelato tutto, senza
cercare di attenuare i propri torti. E a quale
scopo lo avrebbe fatto? La sua amata figliuola
lasciava la terra, ed egli si sentiva colpito a
morte.
Chiese soltanto ai magistrati il permesso
di rimanere al castello fin che la piccola Anna
avesse reso l'ultimo respiro. Questo favore
gli venne concesso, ma una sorveglianza attiva,
bench segreta, della polizia, fu stabilita
intorno a colui che per dodici anni era
stato il conte di Rudsay a danno del legittimo
erede. Egli se ne preoccupava poco: pensava
soltanto ad Anna.
La bimba sonnecchiava, simile a un agnellino
tosato, poich i suoi lunghi riccioli erano
stati recisi.
Il conte Carlo la guardava avidamente.
Francesca, trattenendo le lacrime, stava seduta
un po' in disparte, accanto alla signora
Elena.
Anna apr a un tratto gli occhi.
Fino a quel momento la sua intelligenza era
parsa offuscata; ella non aveva detto che rare
parole. Ma ora i begli occhi scuri riprendevano
la loro espressione abituale. Con voce
fioca mormor:
Babbo!
Egli si chin su lei.
Che volete, tesoro mio?
Vedere la signorina Orguin.
Il conte trasal, il suo viso si contrasse.
Ma... non  possibile, Anna!... Io non
so dove ella si trovi...
Fatela cercare. Oh, io desidererei tanto
rivederla, padre mio!
Come resistere allo sguardo supplichevole
della piccola moribonda?
Il conte Carlo si rivolse a Francesca e sussurr:
Sapete, Francesca...?
Ella assent col capo e usc dalla camera.
Carlo di Rudsay si chin di nuovo verso la
figlia.
Procurer di trovarla, carina. Spero che
non rifiuter di venire.
Oh, no!... E poi, babbo, vorrei... diventare
cattolica.
Egli sobbalz.
Cattolica? Che idea! Voi siete una piissima
ritualista, Anna, e questo basta.
No... io voglio morire cattolica.
Il padre esit; ma il dolce sguardo era irresistibile.
Egli disse con voce soffocata:
S, cara. Ma a chi rivolgerci?
Bisogna far venire il parroco della vicina
tenuta.
Elena, date gli ordini... mandate un domestico,
disse egli alla sorella, che era molto
sbalordita.
Intanto Francesca faceva preparare un'automobile,
e si metteva il cappello per recarsi ella
stessa a cercare Ginetta, a Shirton. Voleva
in pari tempo vedere il fratello, che ella non
conosceva ancora, poich Consalvo, o meglio
Roberto, non aveva voluto, per delicatezza,
presentarsi in s dolorosa circostanza in quella
dimora di cui era il padrone, e Francesca non
aveva ancora potuto allontanarsi, poich la signora
Elena era del tutto sconvolta dal tragico
avvenimento, e il conte Carlo sembrava addirittura
uno spettro che, ognuno lo presentiva,
sarebbe scomparso non appena la fanciulla
avesse cessato di vivere. Per quanto colpevole
fosse stato lo zio, Francesca, di fronte alla
sciagura che lo colpiva, non vedeva in lui che
un padre torturato, e procurava di addolcirgli,
con le cure delicate di cui lo circondava, l'atroce
sofferenza di quelle ore, ognuna delle quali
toglieva inesorabilmente un po' di vita alla cara
Anna. Ma ora, poich lui stesso le diceva di far
venire Ginetta, poteva recarsi senza scrupoli a
Shirton, vedere finalmente questo Roberto, di
cui Ginetta le aveva fatto un ritratto cos lusinghiero.
E mentre l'automobile filava rapidamente
sulla strada, fra terreni incolti, il pensiero
della cuginetta amatissima s'allontanava un
po' dalla mente di Francesca, lasciandovi predominare
la figura del fratello ritrovato, quale
essa l'immaginava.
L'automobile si ferm dinanzi all'albergo di
Shirton. In quel momento due uomini ne uscivano.
Essi videro la giovane che scendeva dalla
vettura e si tolsero il cappello al suo passaggio.
Francesca ebbe una leggera esclamazione,
e risolutamente s'avanz verso uno di
essi.
Il conte di Rudsay? interrog con voce
tremante dalla commozione.
Il giovane trasal, e fissandola meglio rispose
con un'altra interrogazione:
La signorina Francesca Marcill?
S, sono io, Roberto.
Egli la prese per mano, e fattala entrare
nell'albergo, la condusse in una saletta che
l'oste aveva messa a disposizione dell'interessante
cliente diventato ora il conte di Rudsay.
Francesca si gett allora nelle braccia del
fratello, e dagli occhi le caddero sulle guance
copiose lacrime di felicit, mentre il giovane
mormorava con gioia commossa:
Sorella mia!... Eccoti finalmente! Ogni
giorno io attendevo la tua venuta!
E io desideravo vivamente di venire! Ma
non potevo, a cagione della povera, piccola
Anna, e dell'infelice suo padre...
Come sta la bimba, Francesca?
Ella muore, Roberto. Ma chiama Ginetta:
io sono venuta a prendere la nostra sorella,
per condurla presso Anna.
Sar questa una grande consolazione per
Ginetta, la quale si affligge moltissimo, essendo
profondamente affezionata alla bimba, che
mi vien detto sia molto carina.
 un angelo, la cara Anna! E quale castigo,
per lui! Nonostante tutto, io provo
una grande piet a suo riguardo, mio caro
Roberto.
Povero infelice! Io pure. Ma parliamo
un poco di te, cara sorella. Siedi qui, togliti
il mantello, e chiacchieriamo. Abbiamo
perduto anni di affettuosa intimit!
 vero, Roberto, bisogna che, in certo
modo, facciamo conoscenza, ella disse avvolgendo
in uno sguardo di tenerezza fiera ed
estatica lo snello giovane nel quale si riassumevano
cos bene tutti i caratteri della sua
stirpe. Ma scusa se ti prego di non trattenermi
oggi. La nostra povera cugina attende
Ginetta, e i suoi istanti sono purtroppo contati.
S, Francesca, hai ragione. Essa innanzi
tutto. Attendi un momento: vado a chiamare
Ginetta.
Poco dopo rientrava nella sala accompagnato
dalla sorella adottiva. Tacitamente, Francesca
e Ginetta si abbracciarono. Entrambe
avevano gli occhi pieni di lacrime.
Roberto vi ha detto ci che ella desidera?
S... e parto subito con voi. Consalvo,
vorreste fare impostare questa mia lettera per
Giorgio, che ho scritta ora?... Il vostro fratello
vuole ch'io continui a chiamarlo Consalvo,
sapete! soggiunse rivolgendosi a
Francesca come per darle una spiegazione.
Sicuro!... Sono troppo avvezzo, ormai,
a sentirmi chiamare cos da voi, Ginetta!
rispose il conte Roberto il cui sguardo s'illumin
di una grande dolcezza.
La soppressione del tu fraterno era avvenuta
per tacito accordo tra loro, spontaneamente,
allorch Consalvo era stato riconosciuto
come conte di Rudsay, e nessuno dei due aveva
protestato.
Accompagnate da Roberto, le fanciulle salirono
sull'automobile che subito si allontan
rapidamente.
Durante il breve tragitto Francesca narr in
poche parole a Ginetta il dramma che s'era
svolto sulla spiaggia.
L'infelice padre vedr in tutte queste circostanze
la mano di Dio che si aggrava su lui?
domand Ginetta che fremeva d'orrore.
S; egli  colpito nell'anima. Preghiamo,
Ginetta, perch Iddio gli conceda il pentimento.
Oh, s! Ma l'angelica bimba interceder
pure in favore del padre, e la sua preghiera
sar ancora pi potente della nostra.
Francesca pos la mano sul braccio di Ginetta.
Vi dissi un giorno la profezia che il giovane
monaco fece al conte Giorgio, il nostro
sacrilego antenato. Ebbene, ecco la colomba
espiatrice. I delitti dell'avo non graveranno
pi sulla sua razza, anche perch questa sar,
d'ora innanzi, cattolica.
S, Anna  davvero una piccola vittima,
candida e purissima come una colomba!
mormor Ginetta commossa.
Appena giunse al castello, ella sal alla camera
di Anna. La bimba, da un momento,
sembrava migliorata. Alla vista di Ginetta fece
l'atto di stenderle le braccia.
Oh, lo sapevo che sareste venuta! Vi voglio
tanto bene, signorina!
Ginetta, trattenendo le lacrime, la strinse a
lungo.
Anna prosegu con la sua vocina fioca:
Voglio dirvi una cosa che vi far piacere.
Il babbo ha mandato a chiamare il sacerdote
della vicina tenuta, affinch mi faccia diventare
cattolica...
Cattolica?... Oh, Dio sia lodato, Anna!
esclam Ginetta con fervore.
E i poveri monaci saranno contenti, signorina.
Ho offerto or ora la mia vita a Ges,
per espiare il delitto del conte Giorgio: spero
che l'abbia accettata! concluse Anna con un
sorriso di misteriosa felicit.
...
.
...
Capitolo 15.
...
.
...
Anna aveva fatto la prima Comunione. Immobile,
con le mani congiunte, gli occhi chiusi,
parlava ora a Ges nascosto in lei, quello
stesso Ges la cui voce s'era fatta sentire al
suo cuoricino puro due anni prima, in una
chiesetta italiana.
Ritirati un po' in disparte, il padre, Francesca
e Ginetta la contemplavano. Intorno a
lei si schiudevano i fiori bianchi, in una profusione
regale; le candele ardevano nei pesanti
candelabri d'argento cesellato, da secoli
propriet dei conti di Rudsay.
La bimba, in mezzo ai fiori ed ai lumi, sembrava,
col suo delicato pallore, una di quelle
statue di cera che rappresentano giovani santi
a cui accorre la folla gemente degli afflitti per
sollecitare la loro intercessione presso Dio.
Ed era davvero una piccola santa questa
fanciulla, pura come i gigli della valle, la quale
se ne andava lietamente verso Dio, offrendogli
il sacrificio della sua giovane vita per il
delitto sacrilego del suo antenato.
Avidamente, il padre la guardava. Sembrava
volesse imprimersi per sempre nello sguardo
e nell'anima l'immagine incantevole della figlia
durante il misterioso colloquio di lei col
divino Maestro, chiuso nel suo cuore.
Come poteva egli reggersi ancora? Non lo
sapeva. Tuttavia non aveva mai abbandonato
il capezzale della figlia. Giammai la fanciulla
si era mostrata cos tenera per lui!
E con quale soave ed irresistibile accento
gli aveva detto la mattina prima della Comunione:
Babbo, se sapeste come si  felici ad
esser cattolici!
Com'era calma! Il suo viso sembrava risplendere;
mai era stata cos idealmente bella
come in quel momento.
Ginetta, volgendosi a un tratto verso Francesca,
le sussurr alcune parole con voce sorda.
Francesca impallid, si alz, e avvicinatasi
al letto si chin sulla fanciulla.
S, Ginetta aveva indovinato: la piccola anima
candida aveva spiccato il volo verso il cielo,
conversando col suo Diletto.
Il conte Carlo riposava ora nel suo ampio
letto antico. Il filo di vita che lo legava ancora
alla terra, doveva presto spezzarsi. Ma il peccatore
avrebbe lasciato il mondo riconciliato
con Dio.
Ginetta e Francesca, che lo curavano con
delicata e incessante carit, non avevano penato
molto a risvegliare in quell'anima colpevole
il pentimento gi latente, e il desiderio di
appartenere alla vera Chiesa.
Voglio ritrovare la mia piccola Anna,
egli aveva detto. Inoltre, riconosco che la
vostra religione  la vera, poich un'anima
angelica come la sua ha voluto ad ogni costo
abbracciarla prima di morire. Dio l'aveva illuminata
d'una luce che aveva fugato ogni
dubbio. Ed io voglio seguire la stessa via della
mia santa, piccola Anna.
Aveva pronunziato l'abiura. Ora doveva ricevere
i Sacramenti della Chiesa cattolica di
cui era diventato figlio.
Ma prima egli aveva un ultimo dovere da
compiere.
Signorina, disse a Ginetta che si trovava
accanto a lui credete che il conte Roberto
acconsenta a venire a trovarmi?
Non ne dubito, signore.
Ebbene, vorreste chiamarlo?
Mezz'ora pi tardi, Roberto entrava nella
camera dello zio.
Questi trattenne con un gesto Francesca e
Ginetta che si allontanavano. Il suo sguardo si
fiss a lungo sul giovane, e con voce rauca
mormor:
Come rassomigliate a Edoardo!... Roberto,
io muoio.. Sono stato molto colpevole
verso voi, e ve ne chiedo perdono.
Il giovane si chin, prese la mano del morente.
Gli occhi velati del conte Carlo incontrarono
il suo sguardo leale oscurato in quell'istante
da una commozione profonda.
S, vi perdono, signore... e vi perdono
tanto pi volentieri, perch ho trovato in coloro
che mi hanno raccolto e adottato una
famiglia che, con la tenerezza, l'abnegazione e
i nobili esempi, mi ha mantenuto sulla diritta
via e procurato vere gioie.
Lo sapevo, Roberto, e ci leniva alquanto
i miei rimorsi. Voi riprendete qui il posto
che vi spetta. Vi supplico di non essere troppo
duro per Corrado.  stato educato male e
troppo contentato dalla sua sciagurata madre!
Io ho trascurato di occuparmene. Quanto
accade lo metter alla disperazione, lo esasperer.
Io non oso, Roberto, pregarvi di essere
paziente...
Lo sar, signore, non temete di nulla, e
mi ricorder che il sangue dei Marcill scorre
nelle vene del conte Corrado.
Grazie! Voi siete buono e generoso...
anche vostro padre era cos. Francesca, avvicinatevi.
A voi pure debbo chieder perdono...
prima, per avervi separata dal fratello... poi
per avervi tormentata con le mie istanze al
fine di farvi sposare Corrado.
Dimentico tutto, zio, ella disse con
voce commossa. Io...
La porta s'apr bruscamente. Il giovane Corrado,
in abito da viaggio, apparve sulla soglia.
Egli giungeva dalla Germania dove l'aveva
raggiunto il telegramma che gli annunziava
la morte della sorella e lo stato gravissimo del
padre.
Il suo viso era contratto dal furore. Senza
badare al conte Carlo, egli squadr Roberto
con arroganza.
Sareste voi, signore, l'intrigante di cui
parlano da ieri tutti i giornali: il sedicente
conte di Rudsay?
Con una calma sdegnosa, Roberto rispose:
Sono infatti Roberto Marcill, conte di
Rudsay.
Corrado divenne paonazzo dalla collera.
E ci che vedremo. Vi sono i Tribunali
per smascherare gl'intrighi di questo genere.
Bench si parli di confessioni del padre mio...
 certo che...
Un gesto del conte Carlo lo interruppe. Il
moribondo disse con voce soffocata:
S, ho confessato, Corrado. Tutto ci 
vero. Io sono colpevole... ma muoio pentito
domandando perdono a Dio ed agli uomini. Il
conte Roberto  favorevolmente disposto verso
di te, figlio mio, e ti aiuter nella penosa situazione
che d'ora innanzi ti  riserbata.
Il giovane, digrignando i denti, si rivolse di
nuovo a Roberto:
Vedremo chi di noi due la vincer, quale
sar il conte di Rudsay. Nel frattempo, il padrone
qui sono io!
Corrado! gemette il conte Carlo.
Ma Corrado, senza dargli ascolto, usc bruscamente
dalla camera.
Dio gli perdoni! mormor il padre.
E voi, Roberto, non siate troppo adirato...
Rassicuratevi, signore, e calmatevi,
disse Roberto, facendo risalire le coperte sulle
spalle dello zio. Il giovane Corrado ritorner
ben presto a idee pi ragionevoli.
Infatti, fino da quella sera stessa Corrado
sapeva a che attenersi circa il valore della sua
autorit in quella dimora dove aveva creduto
di far da padrone.
Il personale di servizio, sicuro dell'autenticit
dei diritti del conte Roberto, riconosciuti
dalla Giustizia, proclamati dallo stesso conte
Carlo, era interamente devoto al giovane, il
cui portamento risoluto, la presenza elegante
e lo sguardo leale, fermo e soave in pari tempo,
piacevano loro assai pi che non l'alterigia
e l'urtante effeminatezza del cugino. Tutti
gli ordini di Corrado cozzarono contro questa
risposta:
Il nostro padrone  ora il conte Roberto,
e noi non obbediamo che a lui.
Furente per lo scorno, Corrado si irrit,
minacci, ma invano. La notte, senza dubbio,
gli port consiglio, convincendolo dell' inutilit
d'una ulteriore contestazione, poich, entrando
la mattina seguente nella camera del padre per
assistere ai suoi ultimi momenti, salut Roberto,
che si trovava gi presso il letto dell'agonizzante,
e disse in tono impacciato:
Vi prego, signore, di scusare le parole
che pronunziai ieri sera. L per l rimasi colpito,
e mi lasciai trasportare dalla collera...
ma ora lo deploro.
Un raggio di gioia rischiar il viso del moribondo.
Va bene, Corrado, egli disse debolmente.
Sii buono e serio, figliuolo mio.
La vita  breve, vedi, e dopo di essa ci attende
l'eternit. L'eternit, con Dio, cos buono
e cos santo... e che tuttavia si degna di
accogliere paternamente un peccatore come
me! fin in un sospiro, rivolgendo uno
sguardo di riconoscenza e di fede al crocifisso
che Ginetta gli aveva posto tra le mani.
...
.
...
Capitolo 16.
...
.
...
Il conte Carlo Marcill e la figlia riposavano
ora accanto ai loro antenati nel cupo sepolcro
avvolto dall'ombra funebre dei pini. Ma il conte
Roberto si proponeva di fare inalzare nella
cappella del castello, restituita al culto cattolico,
un sontuoso mausoleo di marmo bianco,
per colei che tutti chiamavano la piccola santa,
la colomba del castello di Rudsay.
Anna attenderebbe il giorno della resurrezione
all'ombra del tabernacolo dove ora Ges
era presente.
Il nuovo conte di Rudsay aveva preso possesso
dei suoi dominii. Egli entrava pianamente,
con perfetta disinvoltura, nella nuova fase
della sua vita. Ma era molto occupato. S'era
dovuto recare a Londra subito dopo i funerali
del conte Carlo per regolare gli affari, e dopo
il suo ritorno Francesca e Ginetta lo avevano
visto solamente all'ora dei pasti, tanto egli era
occupato col maggiordomo, gli agenti, gli affittaiuoli
che venivano a presentare i loro omaggi
al nuovo padrone e ad informarsi delle condizioni
che verrebbero loro fatte.
Quella mattina Ginetta, dopo avere assistito
alla Messa, si diresse sola verso la spiaggia.
Francesca curava la signora Elena, che tanti
avvenimenti avevano prostrata. La povera donna
aveva temuto per un istante che Roberto
la credesse complice del fratello e volesse scacciarla
dal castello di Rudsay, ma il giovane
l'aveva rassicurata con molta bont, dichiarandole
che ella avrebbe sempre un posto nella
sua casa.
D'altronde anche per coloro ch'erano stati
i complici pi o meno incoscienti dell'ind,
Roberto si era mostrato generoso. Cos aveva
ottenuto che gli Hilson non fossero processati,
considerando che solo Rarvari era stato il vero
colpevole.
Ginetta, giunta alla spiaggia, sedette nell'insenatura
d'una rupe. Di l vedeva il luogo
dove s'era svolto il dramma che aveva avuto
per epilogo la morte di Anna.
Dinanzi a lei si stendeva l'isoletta in cui si
ergevano le rovine del monastero dei Santi
Martiri.
Un caldo sole estivo dorava le vecchie mura
rossastre, ricoperte in parte dal folto strato
dell'edera. L'impressione di cupa tristezza che
Ginetta aveva sempre provata osservando il
convento devastato, non si ripeteva oggi: la
colomba annunziata dal giovane monaco martirizzato
aveva liberato la stirpe dei Marcill
dalla maledizione che gravava su di essa, e
l'odierno conte di Rudsay ben saprebbe riparare
le mancanze dei suoi antenati.
Ginetta aveva appoggiato il mento sulla
mano, e il suo sguardo vagava ora sul mare
di un bel verde profondo, insolitamente calmo.
Una strana tristezza la opprimeva da parecchio
tempo. Eppure ci che aveva desiderato si
era compiuto! Consalvo aveva ricuperato il
nome, la famiglia; era ricco, e troverebbe in
quella ricchezza la soddisfazione delle sue tendenze
aristocratiche. Presto, senza dubbio, penserebbe
a crearsi una famiglia e potrebbe, col
suo grado, con i suoi rari pregi fisici e morali,
scegliere a suo talento. Sarebbe felicissimo, ed
era giustizia, essendo egli tanto buono!...
Ginetta asciug con impazienza una lacrima
che le scorreva sulla guancia: non v'era proprio
da piangere!... Come diventava impressionabile!...
Gli avvenimenti svoltisi in quegli
ultimi tempi l'avevano resa nervosa, e le era
necessario riprendere il suo equilibrio fisico e
morale. Per fortuna Francesca pensava di recarsi
a passare l'autunno e l'inverno a Roma
e intendeva di condurre con s colei che chiamava
sorella.
Sorella! Questa parola non usciva pi dalle
labbra del conte Roberto quando egli si rivolgeva
a Ginetta. Tuttavia egli era sempre pieno
di affettuosa sollecitudine a suo riguardo. Ma
ella sentiva che qualcosa si era modificato tra
loro.
Il giorno precedente, Francesca, parlando
del suo prossimo viaggio a Roma, gli aveva
domandato:
Ci accompagnerai, Roberto?
Ed egli aveva risposto con un misterioso
sorriso:
Pu darsi, cara; ma ci non dipender
solo da me.
Riflettendo a queste parole, Ginetta si domandava
s'egli non avesse gi fatto la sua scelta
durante il suo breve soggiorno in Ispagna,
e se non avrebbe presto fatto conoscere il
nome di colei che diventerebbe la contessa di
Rudsay.
Che sciocchezza piangere con tanta facilit! pens la fanciulla asciugando, con un
po' d'irritazione, la gocciolina bruciante che le
scivolava dalle palpebre.
Un rumore di passi sulla sabbia le fece volgere
il capo. Roberto si avvicinava, con gli
occhi fissi su lei.
Ebbene, Ginettina, che significa questo
viso triste? Come... piangete? Oh, non cercate
di nascondermelo, poich vedo i vostri
occhi umidi!... E dovete immediatamente rivelarmi
la ragione del vostro dolore.
Si sedette accanto a lei e le prese la mano.
Ginetta volle sorridere.
Non  cosa importante, Consalvo. Ho ancora
i nervi un po' agitati.
S, voi avete bisogno di riposo. Ho parlato
poco fa con Francesca e abbiamo deciso di
partire tutti e tre nella prossima settimana, per
Kersanlic, dove passeremo l'estate nella dolce
casetta che ho dato ordine di ricomprare a
qualsiasi prezzo.
La fanciulla trasal, volgendo su lui uno
sguardo stupefatto e felice.
Voi la ricomprate? Oh, Consalvo!
S, e la far entrare nella dote che costituir
alla mia Ginetta.
Ora ella impallid, ed il suo viso leggiadro
si contrasse un po'.
Siete troppo buono, Consalvo; disse
con voce mutata ma io non mi sposer
mai.
Questa dichiarazione richiam un sorriso
commosso e scherzoso sulle labbra di Consalvo.
Davvero, Ginettina, non vi sposerete?...
Neppure con me?
Con voi?
Egli sorrise di nuovo, incontrando lo sguardo
di Ginetta.
Perch no? Ci conosciamo da tanto tempo;
a voi sono gi noti i miei numerosi difetti;
a me i vostri, che sono pochi; ci amiamo
sinceramente e profondamente; abbiamo le
stesse credenze, gli stessi gusti, le stesse idee.
E poi, mia Ginetta, saremmo troppo infelici,
separati l'uno dall'altra.
Ella obiett timidamente:
Ma pensate, Consalvo, alla differenza di
stato!...
Ditemi, Ginetta: se quando ero senza
nome, senza famiglia, vi avessi chiesto di diventare
mia moglie, che cosa m'avreste risposto?
S, subito! ella disse con slancio.
Dunque, avreste accettato di sposare un
trovatello, voi che appartenete a un'antica famiglia,
discendente da nobili rami. E mi opponete
oggi un'apparente differenza di stato,
che s'appoggia soprattutto sul fatto di avere i
Marcill conservato la loro ricchezza, mentre
la famiglia Orguin s' impoverita nel corso
dei secoli? D'altra parte, il discendente di
Giorgio Marcill non ha ragione di essere troppo
fiero; e gli farete voi, Ginetta, figlia d'una
schiatta d'integerrimi cattolici, un grande
onore se accetterete di portare questo nome s
a lungo maledetto.
I grandi occhi azzurri brillarono, mentre
Ginetta rispondeva, posando la mano in quella
del conte Roberto:
S, sar la vostra sposa, Consalvo!
Su questa terra le lacrime si uniscono spesso
alla gioia. Ginetta e Roberto ne fecero
una volta di pi l'esperienza, ricevendo alcuni
giorni dopo una lettera dal comandante del
Gambetta, sul quale navigava Giorgio, in cui
s'annunziava che il giovane aspirante, non accennando
a rimettersi in seguito a un attacco
di tifo, assai benigno tuttavia, era stato imbarcato
a bordo di un piroscafo postale che
faceva rotta per Marsiglia.
La povera Ginetta credeva gi di veder giungere
il fratello moribondo, forse morto. Fortunatamente
essa aveva, per esserne confortata,
gl'incoraggiamenti e il tenero affetto di
Francesca e di Roberto. Appena quest'ultimo
pot lasciare Rudsay, partirono tutti e tre per
Kersanlic, accompagnati da Marta, da Sara,
diventata cameriera di Ginetta, e da alcuni domestici
del castello. La dolce casa non aveva
subito alcun mutamento, tanto che Ginetta e
Roberto poterono illudersi di non aver mai lasciato
la modesta dimora, in cui tutto parlava
loro dei cari scomparsi.
L'arrivo del conte di Rudsay fu, naturalmente,
un avvenimento nel borgo di Kersanlic.
La vecchia baronessa d'Ormailles dichiarava
in tono dittatorio come ella avesse sempre presagito
che il piccolo Consalvo fosse di origine
aristocratica; le signorine dell'ufficio postale
rammentarono che un giorno, avendo per
scherzo chiamato il fanciullo signor conte
lo avevano sentito rispondere:
Ebbene, perch no, dopo tutto?
Le visite si succedevano in casa Orguin,
dove era considerato elegante il recarsi. Ma
Roberto aveva trovato un mezzo per sfuggire
ai curiosi ed agli ambiziosi del villaggio. Si
era recato una mattina a Parigi, aveva comperato
un'automobile ed era tornato a Kersanlic
dove, profittando d'un magnifico tempo,
conduceva la sorella e la fidanzata a fare lunghe
gite che davano loro l'agio di conoscere
il paese, cos caro a Ginetta, e divenuto per
Roberto una seconda patria.
Quando fu annunziato il piroscafo sul quale
si trovava Giorgio, il conte Roberto part per
Marsiglia con Francesca e Ginetta, ed ebbero
la gradita sorpresa di trovare il giovane ufficiale
in condizioni migliori di quanto avrebbero
osato sperare, e felice di rivedere la sorella
e il fratello adottivo. Un telegramma gli
aveva annunziato durante il viaggio il cambiamento
di stato effettuatosi per Consalvo ed il
suo fidanzamento con Ginetta. Egli dichiar
che questa notizia lo aveva aiutato a guarire
molto pi delle medicine. Ora l'aria del paese
avrebbe completato la guarigione, ed egli sperava
di avere un aspetto soddisfacente per accompagnare
Francesca, la damigella d'onore,
alle nozze di Ginetta e di Roberto.
Il matrimonio si comp con molta semplicit
nella vecchia chiesetta di Kersanlic. Ginetta
pianse, pensando al padre e alla madre che
non c'erano pi per accompagnarla all'altare.
Roberto ringrazi Iddio che gli donava, col
nome e il patrimonio riconquistati, una compagna
cos incantevole e buona, della quale
sarebbe sempre il fedele sostegno.
Francesca preg fervorosamente, e il suo
viso aveva uno splendore nuovo quando usc
dalla chiesa al braccio di Giorgio, un po' pallido
ancora, ma ridiventato gi svelto e vivace.
Ginetta e Roberto sono sposati gi da due anni.
Stamani hanno celebrato l'anniversario della
loro unione assistendo alla Messa nella cappella
del castello di Rudsay, e comunicandosi,
a fianco. Ora si dirigono verso la spiaggia dove
un piccolo Edoardo si trastulla sulla rena, sorvegliato
da una nutrice che passeggia canticchiando
per addormentare la vezzosa mimmina
che tiene in braccio.
Ginetta s'inginocchia sulla sabbia accanto
al figlio, lo stringe al petto e ne bacia i fini
capelli biondi. Roberto li contempla, felice.
Poi va a sollevare il velo che ricopre la testolina
della bimba, e sorride al visino dormiente.
La nostra Francesca diventa davvero la
pi vezzosa fantolina del mondo, dice alla
moglie che si  rialzata e s'avvicina a lui, portando
il piccolo Edoardo sulle braccia.
Pi ancora di Dodo? ella dice, scherzevole.
Dodo  l'orgoglio del conte Roberto che la
nascita di un figlio ha riempito di gioia.
Ma s, pi vezzosa di Dodo! egli risponde
gaiamente. Ma Dodo  un uomo...
in erba, ed avr altre doti.
Quelle del padre, voglio sperare.
E Francescana rassomiglier alla mamma,
il che significa che sar una perfezione...
Ah, ecco Francesca!
La giovane scende lentamente l'erta scoscesa
che conduce alla spiaggia.
Il suo viso fine  sempre serio, ma non pi
triste. I suoi occhi hanno uno splendore che
rivela una profonda ed intima gioia. Ella si
avvicina al gruppetto, accarezza il piccolo
Edoardo e la figlioccia, scambia alcune parole
affettuose col fratello e la cognata. Poi il suo
sguardo, quasi guidato da un'attrazione invincibile,
si rivolge all' isola tutta ammantata del
verde cupo dei suoi pini selvatici.
Il convento ha ripreso l'aspetto di un tempo,
prima che il sacrilego favorito di Enrico Ottavo lo assalisse e lo distruggesse. Il conte Roberto lo ha fatto ricostruire e lo ha donato, in assoluto possesso, alle Suore Benedettine.
Gli Hilson sono stati promossi all'impiego di barcaiuoli del convento, e si dice che il padre, colpito dall'orribile morte dell'ind, di cui era stato complice per un po' di denaro, ed insieme dall'angelica morte di Anna, sia quasi convertito.
Fra poco un'altra novizia verr a prendere posto nel convento ricostruito: Francesca ha sentito la chiamata di Dio: fra otto giorni il fratello e Ginetta l'accompagneranno al monastero dei Santi Martiri.
E mentre tutti e tre, pensosi e raccolti, guardano gli edifici restituiti alla loro primitiva destinazione, una candida figura sorge dinanzi alla loro mente: quella di Anna, la piccola vittima purissima, che di lass veglia sul castello di Rudsay, ridiventato un centro cattolico attivo sotto la direzione dei due fermi credenti che sono il conte di Rudsay e la sua giovane, dolcissima sposa.
...
.
...
FINE.